18 novembre 2012 – la visibilità

«La sua vita ha cambiato la storia, il suo coraggio ha cambiato molte vite».  Milk, 2008

A chi può interessare se sono o non sono gay? Può esistere un cammino di fede che non parta anche dalla visibilità? Proclamare chi si è, esponendosi talvolta anche alla rabbia e all’intolleranza dell’uomo comune, o farlo capire lasciandolo velatamente trasparire? Se ci definiamo cristiani, siamo pienamente coscienti che seguiamo Uno che per la sua visibilità è morto? Forse non c’è scelta: in situazioni in cui ci viene chiesta ragione, dobbiamo dire chi siamo. Non sempre il coraggio ci assiste. La forza per farlo può venire talora dal sostegno del gruppo, talaltra dal desiderio di comunicare con orgoglio l’amore per il proprio compagno.

Visibilità sì, ma proteggendo i figli che possono temere di essere esposti a causa di essa. Visibilità sì, ma non semplicemente per soddisfare la curiosità del prossimo. Essere costretti a svelarci ci destabilizza e ci priva della forza necessaria per affrontare chi non tollera la diversità. Se stiamo bene, se siamo contenti di noi stessi, sarà facile manifestarsi senza problemi. Ma se a dominare è l’ansia, il cammino sarà più lungo. Ci si potrà esprimere pian piano, non con chiunque e ovunque, ma gustando il sapore e l’entusiasmo di quella sfida che nasce dallo svelarsi conoscendosi. A volte è necessario superare la paura paralizzante, senza tuttavia peccare d’ingenuità: non a tutti interessa sapere. C’è forse anche un po’ di rabbia in chi si assoggetta alla foga del far sapere di sé.

La strada è diversa e propria per ognuno. È legata alla fatica di accettarsi, a quanto tempo è stato necessario per ritrovarsi, al tipo di rapporti che ci legano alle persone che ci sono vicine e alle quali vorremmo comunicare quanto più possibile. Sentire quando è il momento giusto, ricevere accoglienza da chi riceve la nostra confidenza, non essere allontanati da familiari o amici che credevamo comprensivi… tutto ciò fa parte del personale modo di camminare lungo la strada della visibilità. Non pochi sono convinti che se vuoi bene ad una persona, se ci tieni a quel particolare rapporto, ti sveli. Tristemente tuttavia ci si può accorgere che alcuni rapporti forti, come quello con la famiglia d’origine, non sono così importanti come pensavamo.

Rimangono alcune domande che meritano risposta: qual è il vero scopo dell’essere visibili, se uno scopo c’è?  Il nostro coraggio, anche se non è della portata di quello di Harvey Milk, può cambiare molte vite?

2 pensieri su “18 novembre 2012 – la visibilità

  1. A proposito di diritti

    Una legge che riconosca diritti alle coppie omosessuali, e mi riferisco in particolare a questo tipo di unioni poiché esse non hanno altre forme di regolazione e di riconoscimento giuridico, avrebbe un grande valore simbolico oltre che sostanziale. Le relazioni interpersonali, li rende visibili, degni di attenzione. Paragonare gli omosessuali che si baciano in pubblico a chi fa la pipì per strada è come se dicesse: “Tu omosessuale per me sei un invisibile e devi rimanere invisibile, nascosto”.
    Rivendicare diritti per le coppie omosessuali significa dare riconoscimento a queste persone, alla,loro esistenza, farle uscire dall’invisibilità, una invisibilità cui molto spesso sono costretti dalle convenzioni sociali, dal pregiudizio, da tante persone pronte a giudicare, a sentenziare, a escludere.
    Riconoscere i diritti delle coppie gay è un fatto di civiltà, vuol dire garantire diritti umani fondamentali, come il diritto all’esistenza, alla dignità, alla riconoscibilità, alla visibilità, a una vita insieme dove i legami affettivi, di reciprocità, di solidarietà siano valorizzati e considerati come un bene da difendere senza discriminazione alcuna.
    Il diritto pone in luce le persone, i bisogni.
    Mario Caproni

  2. Bravo Michele bella sintesi, meritevole di uleriore riflessione.Non è indispensabile parlare di visibilità intesa come lo dico a tutti che sono gay. L’importante è stare bene con se stessi / noi stessi. Il resto sono solo parole, soltanto parole.

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