6-7 aprile 2013 – accolti e sostenuti

uscita a Folgaria con i partecipanti al gruppo Emmanuele
e anche con coloro che hanno partecipato in passato.
E’ difficile descrivere in maniera esauriente l’incontro di questi due giorni e allora forse è meglio lasciare che, chi vuole, si esprima commentando quello che ha vissuto durante questa esperienza: si possono usare appunto i commenti che trovate alla fine di questa pagina.
Riporto qui di seguito solo il testo di presentazione all’incontro che Paolo aveva preparato a suo tempo.
Credo però che sia necessario dire un GRANDE GRAZIE all’eccellente lavoro di recitazione proposto da Ermanno e Paolo, alla regia sapiente e creativa di Claudio, alla collaborazione competente, discreta e precisa di Giuseppe e di Nico.
Una piéce teatrale davvero stimolante ed un grande lavoro per chi l’ha preparata, destinandola ad un pubblico di poco più di 20 persone.
Senza poi dimenticare Angelo e Andrea per l’organizzazione logistica e la conduzione dei momenti di condivisione nelle due giornate. La presenza di tante persone che non vedevamo al gruppo da molto tempo e di chi incontravamo per la prima volta è stata un vero piacere per tutti.
“C’è un silenzio del cielo prima del temporale,
delle foreste prima che si levi il vento, del mare calmo della sera,
di quelli che si amano, della nostra anima,
poi c’è un silenzio che chiede soltanto di essere ascoltato.”
incontro 06-04-2013

Voglio fare una riflessione sulla solitudine e lo spunto mi viene dal ricordo di una persona incontrata per caso, forse quattro anni fa, proprio ad un incontro del nostro gruppo. Mi era stata presentata, gli ho stretto la mano, così mi dicono, ma non lo ricordo, proprio non mi viene in mente. L’ho visto con gli occhi, con quella distrazione che spesso caratterizza i nostri rapporti, non con la mente e tantomeno col cuore. Non ne ricordo la fisionomia, la voce… eppure ora, dopo tre anni dalla sua morte, improvvisa quanto assurda, mi piacerebbe rivivere quel momento dargli un senso, conoscerlo nell’intimo.

L’ho “incontrato”, più tardi, nella sua lettera di addio, scritta prima del gesto estremo. Non avevo neppure lontanamente percepito la sua enorme solitudine, il suo smarrimento. Quel dolore non l’ho colto, non solo io … ma neppure l’hanno capito i suoi amici più intimi.

Era uno di noi, come noi alla ricerca di un compagno, di qualcuno o qualcosa che desse senso alla sua vita terrena, uno scopo. Faceva parte di un gruppo, come il nostro, di omosessuali credenti.

Pensavo che l’appartenenza ad un gruppo, la condivisione di un cammino comune, lo scambio di idee e di esperienze potesse lenire, se non colmare le problematiche del singolo … evidentemente non é così. Siamo il frutto di combinazioni dove situazioni familiari, atteggiamenti e stili di vita condizionano il nostro “io” profondo. Siamo il prodotto di un passato geneticamente determinato, di una complessa realtà presente fatta anche di parole non dette, situazioni inespresse, affetto non corrisposto. Tutto si mescola. Se poi si aggiunge la nostra realtà di persone omosessuali, segnate da una affettività che non trova socialmente facile corrispondenza, si capisce come la sfida sia impegnativa e difficile. E non dovrebbe essere affrontata individualmente, nella solitudine di affetti e relazioni.

Per questo dovremmo riflettere continuamente, interrogarci più spesso nel trovare modalità nuove di camminare insieme. Dovremmo guardarci nel profondo e non aver paura di raccontarci la verità su noi stessi e sulla nostra vita.

Queste considerazioni mi hanno spinto, in occasione del prossimo incontro del nostro gruppo dal titolo “ accolti e sostenuti”, a proporre una commedia, “The Zoo Story” di Edward Albee, che parla principalmente di solitudine, di emarginazione, di come alle volte per raggiungere un punto a noi vicino, dobbiamo fare un lungo giro per arrivarci dal lato giusto.

L’autore mette a confronto Jerry uno spiantato, in cerca di un contatto umano e Peter, un padre di famiglia, apparentemente sicuro, che, sulla sua solita panchina al parco, trova la condizione ideale per dedicarsi alla lettura. Le due panchine avvicinano le due solitudini.

E’ difficile incasellare i discorsi di Jerry, anticipare dove vogliano andare a parare l’odio, a tratti represso, e il bisogno d’amore, al quale tenta di abbandonarsi.
L’incontro, all’inizio uno studio psicologico dei due protagonisti, segue un crescendo che incuriosisce, incupisce e paralizza.
Tra gesti d’affetto, violenza e passione, in meno di un’ora vengono tracciati i difficili confini da superare, per la difficoltà di convivere con un prossimo che si sente sempre più attaccato e distante, e, nello stesso tempo, incapace di superare la propria solitudine.
Edward Albee, in questo suo dramma teatrale (1958), riesce a mescolare realismo ed assurdo. Il suo tentativo è di squarciare il velo dell’incomunicabilità, per mezzo di un linguaggio sferzante e vigoroso.
Nell’adattamento ed elaborazione drammaturgica compiuta dal regista, il finale drammatico dell’opera teatrale viene dilatato con una chiave interpretativa offerta da un bellissimo testo poetico di Pier Paolo Pasolini.

La vera morte, dice Pasolini, sta nel non essere più compresi.

3 pensieri su “6-7 aprile 2013 – accolti e sostenuti

  1. Carissimi amici che gioia sapere che l’incontro è stato stimolante e fruttuoso. Essendo parte di una coppia rispondo a quel tesoro di Gianni: davvero un caso che alcuni di noi, me compreso, non hanno potuto partecipare, non siamo mai mancati ad una uscita, E’ stata una coincidenza fortuita! Noi, io e Gigi, proprio non potevamo… Ci dispiace tanto!!! Gianni: SMAK!

  2. Ringrazio tutti per la bella accoglienza, sentirsi accolti e supportati da’ il vero significato all’appartenenza in gruppo, e’ un cammino importante che da’ senso allla nostra vita di relazione, gli stimoli che abbiamo avuto nelle ore passate con voi non si sono esauriti una volta tornati a casa ma continuano a lavorare, con affetto, Fabriano e Flavio

  3. Dispiace per chi non c’era a questo appuntamento del gruppo. Si parlava di accoglienza, di sostegno reciproco, di solitudine. Stamattina durante la condivisione notavo la singolare combinazione che le defezioni all’incontro arrivate negli ultimi giorni sono state quasi tutte di persone accoppiate…

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