A Torino, indietro tutta. Sconcerto per le parole della diocesi sui gay

da Adista del 29 ottobre 2011

TORINO. Il vento della restaurazione spira forte in Piemonte, sia sul fronte politico che su quello ecclesiastico, dopo il doppio cambio della guardia che ha visto la coalizione di centrodestra subentrare alla giunta guidata da Mercedes Bresso, e mons. Cesare Nosiglia succedere al card. Severino Poletto alla guida dell’ arcidiocesi di Torino. A farne le spese sembra essere, tra le altre cose, quel clima di apertura nei confronti del mondo Lgbt che nel 2005 aveva reso possibile un incontro, seppur in forma privata, tra l’allora arcivescovo Poletto e alcuni rappresentanti di gruppi di omosessuali del territorio, in vista del Pride che si sarebbe svolto a Torino nella primavera successiva. Storia vecchia. Ora non solo l’ufficio di presidenza del Consiglio regionale chiede espressamente alla diocesi un parere su una proposta di legge – quella sulla parità di trattamento e sul divieto di ogni forma di discriminazione nelle materie di competenza regionale, presentata dalla consigliera regionale Bresso – ma la diocesi, per bocca della sua commissione di bioetica, in una lettera della segreteria particolare dell’arcivescovo, risponde sottolineando che «chi con metodo scientifico coltiva la tesi che l’ omosessualità sia curabile non può venir discriminato, censurato o ostacolato (anche nell’accesso ad eventuali finanziamenti) da una legge regionale di divieto di ogni forma di discriminazione». In pratica, l’omosessualità presentata alla stregua di una malattia da curare. Immediata la reazione della Bresso, che ha evidenziato che la «Chiesa sostiene teorie smentite dalla comunità scientifica da decenni»: L’ omosessualità – prosegue l’ex presidente della Regione – non è una malattia o un comportamento che necessita di cure o riabilitazioni di alcun genere. Questa è un’evidenza scientifica e di questa certezza il servizio pubblico non può far finta di nulla». Stupore e allarme hanno espresso, in una lettera aperta all’arcivescovo Nosiglia, Andrea Fino, presidente del Coordinamento Torino Pride Lgbt, e Roberta Padovano, vice presidente comitato Ilga Europe Torino 2011 (Ilga Europe è la federazione che raccoglie tutti i gruppi di gay, lesbiche e transessuali in Europa; la XV Conferenza annuale si terrà a Torino dal 26 al 30 ottobre prossimi). «Se si trattasse del rigurgito di singoli che non intendono accettare la realtà – vi si legge –, ci sarebbe solo da sorridere. Purtroppo l’infondata tesi sta scritta su carta intestata dell’arcidiocesi che, in questo modo, contribuisce ad aggiungere ignoranza e sofferenza nei confronti delle migliaia di adolescenti e delle loro famiglie che credono nel magistero della Chiesa e cercano di vivere appieno la propria identità». «Signor arcivescovo – proseguono ricordando il clima di dialogo che si respirava sotto la guida di Poletto – forse sarà stato informato che nel 2006, anno in cui si svolse il Pride nazionale a Torino, il Coordinamento Torino Pride Lgbt iniziò un confronto serio con i rappresentanti di tutte le confessioni religiose. Particolare rilievo ebbe l’incontro con il card. Poletto, primo cardinale italiano ad incontrare delegazioni ufficiali di gruppi di gay, lesbiche e transessuali. Da quell’incontro nacque un lavoro di confronto e scambio molto proficuo con alcuni autorevoli rappresentanti della Curia: noi e loro abbiamo sempre creduto nel dialogo e nel confronto, come unica strada per comprendere e, magari, cambiare vecchie, polverose e dolorose prese di posizione. Quel lavoro diede anche qualche frutto che, secondo noi, è rilevante non solo per la comunità di persone omosessuali cattoliche. Ora – concludono, invitando Nosiglia a partecipare, il 21 ottobre, ad una iniziativa pubblica in vista della XV Conferenza di Ilga Europe –, questa posizione rischia di cancellare anni di pazienza e di lavoro». Anni che avevano visto realizzarsi, a seguito dell’incontro con Poletto e su suo preciso mandato, una proficua collaborazione tra don Valter Danna, direttore dell’Ufficio diocesano per la Famiglia, e alcuni componenti del gruppo di lavoro “Fede e omosessualità”, nato dopo il Torino Pride 2006, da cui era scaturita la pubblicazione di un volume dal titolo Fede e omosessualità. Assistenza pastorale e accompagnamento spirituale (ed. Effatà, v. Adista nn. 53/06 e 123/09). Niente di dirompente, ma pur sempre il segnale di un’attenzione e di un’apertura che ora sembra distante anni luce. (Ingrid Colanicchia)

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