Alan Turing, chi era costui?

Se osserviamo il «doodle» odierno (cioè una versione modificata del logo che viene visualizzata sulla pagina iniziale di Google in occasione di particolari eventi e feste o ricorrenze) troveremo un’immagine strana, una specie di macchina per scrivere che imprime sul foglio solo due caratteri, due cifre: 0 e 1. Appena sopra la scritta: 100° anniversario della nascita di Alan Turing.

Ebbene, cosa ha che fare il signor Turing con il gruppo Emmanuele? Invito a leggere l’articolo che segue, tratto dal ilSole24ore del 21 giugno scorso, e capiremo che vi sono buoni motivi per ricordare ancora oggi non tanto lo scienziato quanto la persona.
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da ilSole24ore.com del 21 giugno 2012

di Andrea Carobene

100 anni fa, il 23 giugno del 1912, nasceva in Inghilterra Alan Turing, colui che è considerato il padre dell’intelligenza artificiale. Per commemorare l’anniversario il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano esporrà un esemplare di “Enigma”, l’apparecchio tedesco di crittografia che Turing riuscì a sconfiggere durante la seconda guerra mondiale realizzando dall’altra parte della Manica macchine capaci di decifrarne il codice.

Alan Turing

Turing comprese per primo le potenzialità del calcolo automatico, al punto tale da ritenere che i computer sarebbero stati un giorno in grado di emulare il funzionamento della mente umana. La vita di Turing non fu però quella di un “semplice” professore di matematica o di informatica, ma si legò strettamente con gli avvenimenti storici e tragici della sua epoca.

Turing giocò infatti un ruolo essenziale, proprio grazie alle sue competenze matematiche, nello sforzo bellico inglese. Durante la guerra partecipò e diresse un programma alla Government Code and Cypher School (GCCS) di Bletchley Park, l’istituzione alleata impegnata a decifrare i codici segreti nemici. Grazie anche al suo lavoro furono svelate molte tecniche di crittografia utilizzate dalle potenze dell’Asse, compresa quella usata dalla Marina italiana, che si basava su un apparecchio chiamato C-38. La crittografia utilizzava in quegli anni macchine che, attraverso una serie di rotori e ingranaggi, creavano le opportune combinazioni di segni. Turing riuscì a rendere ancora più efficiente questo approccio applicando tecniche statistiche sulla frequenza dei simboli utilizzati.

Al termine del conflitto Turing continuò ad approfondire le sue ricerche sul concetto di procedura di calcolo, o di algoritmo. Fu lui ad ideare il primo computer le cui istruzioni potevano risiedere unicamente nella memoria e non più su schede perforate: l’Ace, acronimo di Automatic Computing Engine. Il progetto originario fu ritenuto troppo ambizioso, ma nel 1950 si riuscì a realizzare un modello di Ace composto da 1450 valvole che operava alla velocità di 1MHz, allora la più elevata al mondo. E’ proprio nel 1950 che Turing concepisce il suo test, un esperimento per capire se una macchina può essere o meno considerata intelligente.

Persona incredibilente eclettica, Turing si interessò in quegli anni anche di altri settori scientifici, occupandosi di biologia matematica. La sua vita, purtroppo, si concluse in modo tragico. Nel 1952 fu infatti processato per il reato, allora vigente nel Regno Unito, di omosessualità. Lo scienziato, dovendo scegliere fra la prigione e la castrazione chimica, optò per quest’ultima soluzione. Due anni dopo, il 7 giugno 1954, all’età di 41 anni, morì avvelenato dal cianuro, con una modalità che le autorità descrissero come suicidio, mentre i familiari definirono “accidentale”. Solamente nel 2009 il premier inglese Gordon Brown, a seguito di una campagna internet, offrì scuse ufficiali per il trattamento subito dallo scienziato inglese. Un trattamento che ne abbreviò la vita, privando l’intera umanità di una persona che aveva saputo tradurre la matematica e la logica in scoperte tecnologie e scientifiche. Sicuramente, se Turing non fosse morto a 41 anni, il numero delle sue scoperte sarebbe ancora aumentato e, magari, davvero sarebbe stata realizzata la macchina capace di battere il suo test, simulando perfettamente il modo di pensare umano.

La macchina di Turing
Il computer, in sé, è una macchina assolutamente stupida, capace di addizionare solamente i numeri 0 e 1 utilizzando il sistema binario. Questa banalità si trasforma in potenza di calcolo grazie alla velocità di elaborazione, che consente di compiere miliardi di operazioni di questo tipo al secondo. Il passaggio dalla banalità di un’operazione binaria alla potenzialità enorme di calcolo è alla base della macchina di Turing, il modello matematico di computer elaborata dallo scienziato inglese per la prima volta nel 1936.

Una macchina di questo tipo è costituita da un nastro suddiviso in tanti quadrati all’interno dei quali compaiono dei simboli. La macchina è in grado di leggere un numero finito di simboli per volta – anche uno solo – cancellarlo o ristampane un altro, e si sposta con il suo lettore di simboli lungo il nastro in entrambe le direzioni. La caratteristica fondamentale di questo modello di macchina è che può essere completamente descritta in termini logico-matematici. In altre parole, le macchine di Turing possono essere considerate rappresentazioni astratte di calcolatori reali, capaci di simulare anche il comportamento dei moderni chip. Lo studio di queste macchine logiche permise di stabilire anche un nuovo concetto di computabilità, ossia di problemi logici che possono essere risolti con le leggi della logica. Proprio grazie a queste macchine si scoprì una classe di problemi che non sono computabili e risolubili dai calcolatori. Un risultato importante, basato su considerazioni matematiche, frutto anch’esso delle ricerche dello scienziato inglese.

Il test di Turing
Può una macchina pensare? Così inizia l’articolo, pubblicato sulla rivista “Mind” nel 1950, con il quale Turing introduce un esperimento per definire l’abilità di una macchina nel simulare il pensiero umano. Turing immaginò un semplice test costituito da una persona che dialoga attraverso un muro con una macchina o con un’altra persona. Il dialogo avviene attraverso una tastiera e lo schermo di un computer. Se la persona non è in grado di capire se chi gli risponde dall’altra parte della barriera è un altro essere umano o una macchina, allora si può dire che il calcolatore ha superato la prova e che è riuscito a simulare il pensiero umano, qualunque sia la sua definizione. Il test di Turing è usato ancora oggi, ad oltre 60 anni dalla sua ideazione, per definire il concetto di macchina pensante. Nessun software ha mai fino ad oggi superato completamente il test.

Un pensiero su “Alan Turing, chi era costui?

  1. Wikipedia parla dell’accusa di omosessualità di turing e del successivo suicidio:

    Il 31 marzo dello stesso anno fu arrestato per omosessualità e condotto in giudizio, dove a sua difesa disse semplicemente che «… non scorgeva niente di male nelle sue azioni». Secondo alcune fonti Turing avrebbe denunciato per furto un amico ospite in casa sua e ammesso il proprio orientamento sessuale in risposta a delle domande pressanti della polizia. In quel periodo si dibatteva nel parlamento britannico l’abrogazione del reato di omosessualità e ciò probabilmente avrebbe indotto Turing a un comportamento incauto[8]. La pena inflitta fu severissima: fu sottoposto alla castrazione chimica, che lo rese impotente e gli causò lo sviluppo del seno; alcuni dei motivi che probabilmente lo condussero, di lì a poco, al suicidio. Secondo altri Turing sarebbe stato indotto al suicidio dagli stessi servizi di intelligence inglesi.
    Nel 1954 Alan Turing morì ingerendo una mela avvelenata con cianuro di potassio, in tono col proprio carattere eccentrico e prendendo spunto dalla fiaba di Biancaneve da lui apprezzata fin da bambino[9]. La madre sostenne che il figlio, con le dita sporche per qualche esperimento chimico, avesse ingerito per errore la dose fatale di veleno; ma il verdetto ufficiale parlò senza incertezze di suicidio: «Causa del decesso: cianuro di potassio autosomministrato in un momento di squilibrio mentale».[10].

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