Australia: l’Alta Corte boccia la legge sulle unioni gay

da Corriere della Sera del 12 dicembre 2013

L’Alta corte australiana, la più importante giurisdizione del paese, ha vietato giovedì 12 dicembre i matrimoni omosessuali, pochi giorni dopo la celebrazione delle prime unioni gay nella capitale Canberra, la cui assemblea legislativa di quello che è una sorta di stato federale aveva votato a favore delle nozze tra persone dello stesso sesso. Il matrimonio in Australia è disciplinato dalla legge federale e non da quelle dei sei stati e dei due territori che compongono il paese. Per questo, la deliberazione dell’Alta Corte australiana, si applica all’intera nazione.

Ivan Hinton e Chris Tench sono tra le coppie omosessuali che si sono sposate a Canberra lo scorso fine settimana.

Ivan Hinton e Chris Tench sono tra le coppie omosessuali che si sono sposate a Canberra lo scorso fine settimana.

LEGGE «NON VALIDA» – «La legge sul matrimonio non è valida per la formazione o il riconoscimento delle nozze per coppie dello stesso sesso», ha dichiarato la Corte, che ha votato la decisione all’unanimità. «Secondo la Costituzione e la legge federale come è oggi, un’autorizzazione legale del matrimonio omosessuale dipende dal parlamento federale», hanno aggiunto i giudici. La decisione dell’Alta corte rende incostituzionali e quindi, con una sorta di «retroattività», annullerebbe le 27 unioni gay celebrate nei giorni scorsi a Canberra. Il pronunciamento del Parlamento australiano è atteso per oggi.

LA DISPUTA – Il parlamento del Territorio della capitale dell’Australia aveva approvato a fine ottobre la legge che permette i matrimoni tra persone dello stesso sesso, diventando il primo del Paese. Un provvedimento approvato con un voto di 9 a 8, tra le acclamazioni dei sostenitori dell’iniziativa, tra cui i laburisti e i verdi, mentre i liberali hanno votato contro. Gli oppositori si sono appellati allo Stato federale per l’invalidazione del provvedimento visto che è in contrasto con la legge federale nella quale il matrimonio si configura come l’unione tra un uomo e una donna. L’Alta corte si è espressa, ma ora non è chiaro quale sarà il destino dei matrimoni appena celebrati.

 

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