Bagnasco e la sua azienda sull’orlo del baratro

da MicoMega del 2 febbraio 2013

di Barbara Befani

“Siamo sull’orlo del baratro”, così il cardinale Bagnasco ha definito l’approvazione da parte del Parlamento Francese della legge che ridefinisce il matrimonio come unione di due persone, di sesso uguale o diverso. Ma credo che in fondo parlasse della sua carriera e del futuro della sua azienda, che continua a essere cieca nei confronti dell’evoluzione della società, forse perché teme di non essere in grado di reinventarsi. Perché quel piccolo “o” che separa “sesso uguale” e “sesso diverso” spaventa così tanto il Vaticano? Perché lo fa gridare all’apocalisse? Sappiamo che, a grandi linee, il problema della legittimizzazione dell’omosessualità non è legato all’incapacità delle coppie di generare figli, perché – mentre questa rimarrebbe tecnicamente una possibilità soltanto delle coppie lesbiche – per gli uomini esiste l’adozione e la maternità surrogata. E il Ministro della Giustizia Christiane Taubira, grande promotrice della legge e autrice di memorabili arringhe in suo favore (come questa lo scorso dicembre e questa più di recente) ha sottolineato più volte l’esistenza di questi figli, che una parte del parlamento si ostina a “non vedere”, chiamandoli giustamente “les enfants de la France”. E anche se diminuisse il tasso di fertilità perché una parte della popolazione è meno fertile di un’altra, il problema dell’estinzione dell’umanità non è di certo tra i più urgenti, visto che, secondo l’attuale tasso di crescita, la popolazione mondiale crescerà a ritmi sostenuti per molti decenni a venire.

Dove sta quindi il vero problema? Si potrebbe obiettare che “in assenza di possibilità di adozione” e “in assenza di tecniche di fecondazione artificiale” e “se tutti fossero gay” la specie umana si estinguerebbe. Vero, ma dovrebbero sussistere tutte e tre le condizioni. Ora mi chiedo: alla base dei toni apocalittici con cui il Vaticano affronta la questione dei diritti delle coppie composte da persone di sesso uguale, c’è il timore che sussistano tutte e tre le condizioni? E qual è quella che temono di più?

Sappiamo che la Chiesa Cattolica non è famosa per aver sostenuto nella sua storia il progresso scientifico e tecnologico (richiesto dalla fecondazione artificale), e tanto meno quello dell’organizzazione sociale (richiesto da un sistema che permette le adozioni). Ma non è neanche per principio contraria a progressi di questo tipo, e soprattutto al loro utilizzo una volta che esistono. Quindi ne deduco che il suo più grande timore sia legato alla terza condizione: “se tutti fossero gay”. Si sente spesso dire in ambiente bigotti che permettere ai gay di esprimere se stessi come gli altri sarebbe un attacco diretto alla famiglia formata da persone di sesso diverso e all’eterosessualità che ne sarebbe alla base. COME SE, udite udite, eliminare sanzioni sociali contro i gay produrrebbe un irresistibile stimolo a “diventare” gay. Visto che secondo la Chiesa comportarsi da gay è una scelta, probabilmente pensano che in assenza di sanzioni tutti comincerebbero ad avere rapporti omosessuali. Evidentemente la Chiesa presuppone che in tutti noi esista una forte attrazione verso le persone dello stesso sesso, capace di prevalere su quella per le persone di sesso diverso; e l’unico modo per contenerla sarebbero le sanzioni sociali che sono sempre esistite. Nel momento in cui queste vengono a mancare, possiamo improvvisamente dare sfogo a ciò che abbiamo sempre tenuto represso e, se non ci aiuta l’adozione e le tecniche di fecondazione, far estinguere l’umanità nel giro di qualche generazione.

La Chiesa quindi pensa che in fondo siamo tutti gay. Perché sbaglia?

Il primo motivo per cui sbaglia è che si basa su se stessa: è composta da uomini che generalmente non hanno rapporti sessuali regolari con altre donne e questo fa pensare che non siano particolarmente attratti sessualmente da altre donne. Il secondo motivo per cui sbaglia è che sottovaluta il progresso sociale. Storicamente sia l’omosessualità che l’eterosessualità sono legate a un concetto gerarchico dei rapporti: omosessualità come pedofilia ed eterosessualità come dominio dell’uomo sulla donna. In altre parole, tutte le forme di sessualità che la Chiesa concepisce sono legate al dominio della forza sull’innocenza, che significa facilità di dominio (perché anche la donna era attraente solo se era “innocente” e ignorante, insomma facilmente dominabile). Di conseguenza, secondo la Chiesa, essere un uomo etero equivale a essere un prepotente dominatore assetato di sangue. Chi non ha queste caratteristiche non può essere “etero” e sarà invariabilmente attratto dagli uomini. In una società di squali, se non sei attratto dai deboli sei attratto dai forti.

Per fortuna il mondo si è evoluto: la distinzione tra forti e deboli ha perso di significato, e le relazioni paritarie sono aumentate (ma vallo a spiegare a chi lavora per una dittatura). La sessualità non significa più dominio, e questo ha liberato l’eterosessualità, prima ancora dell’omosessualità. Si può essere uomini etero senza essere dominatori assetati di sangue, ad esempio perché si è attratti da donne intraprendenti ed emancipate (forse non tanto in Italia, ma insomma, l’idea è quella), o per qualsiasi altro motivo. Oggi si è in grado di capire la diversità, di relazionarcisi. Oggi possiamo essere persone aperte, civili, e contemporaneamente eterosessuali perché magari ci attraggono un certo tipo di differenze. Oppure possiamo essere omosessuali perché siamo attratti da altri tipi di differenze. Ma il punto è che, insieme all’adozione e alla fecondazione assistita, continueremo per molto tempo anche a osservare l’eterosessualità: non più motivata da forza e prepotenza, ma semplicemente dalla libera attrazione per uno specifico mix di differenze e uguaglianze, che può prevedere il sesso biologico tra le differenze oppure tra le uguaglianze, con la stessa probabilità. E di conseguenza continueremo anche a partorire: non solo come madri surrogate o come madri che danno il bambino in adozione, ma anche come genitori “fai-da-te”, che concepiscono figli in casa perché, essendo innamorati di una persona che tra le altre cose è di sesso diverso (e fertile, etc), non hanno bisogno di ricorrere a certe tecnologie o avviare le pratiche per l’adozione.

Le paranoie della Chiesa Cattolica derivano dal timore di perdere potere e di non riuscire a reinventarsi abbastanza da sopravvivere. In un mondo in cui il pluralismo è un valore, la perdita di potere è inevitabile: ma non tutto è perduto e la Chiesa può ancora sopravvivere, insieme a tante altre religioni. Come una tra tante. Un giorno la Chiesa Cattolica sarà nota come una versione particolarmente sado-maso di cristianesimo. Sopravviveranno e saranno un prodotto di nicchia: sono certa che saranno molto orgogliosi della loro “differenza”, ma nel frattempo devono ancora imparare a rispettare gli altri operatori presenti sul mercato e ad accettare che i bei tempi del monopolio sono ormai andati. Cosa che avverrà quando lo stato comincerà a trattare il Vaticano come gli altri operatori, eliminando i privilegi che alimentano il monopolio.

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