Bindi: nessun ministro al Family Day

L’Unità, 4 Maggio 2007 – di Maria Zegarelli
«Perché in piazza solo ora? Eppure Berlusconi in cinque anni non ha fatto nulla»
«Manifestazione strumentale, l’unico obiettivo è colpire i Dico»

Ma quale manifestazione pro-famiglia? Quella del 12 maggio «è una manifestazione contro i Dico». Il ministro Rosy Bindi, avrà pure mal di gola ma non rinuncia a dire la sua «sulla strumentalizzazione politica che il centrodestra sta facendo per accreditarsi come unico referente presso gli organizzatori del Family Day».

Ministro, partiamo dall’ultimo episodio. La Cdl non ha voluto neppure votare il documento parlamentare sull’indagine conoscitiva sulle famiglie italiane. Non crede che dietro questa mossa possa esserci il solito fantasma dei Dico?
Non è il tema della famiglia a dividere, ma l’ideologia e la propaganda politica, purtroppo. I Dico sono un discorso distinto dalle politiche per la Famiglia a cui non tolgono nulla.

Savino Pezzotta ha detto che il Family Day sarà contro i Dico. Quindi contro il governo?
Intanto cambino nome alla manifestazione, parlino di «No dico day», sarebbero più coerenti, perché se non ci fossero stati i Dico non ci sarebbe stato alcun Family Day. La loro unica emergenza è quella, del resto non vogliono parlare.

L’intervista con il ministro non può che partire dall’appuntamento irto di polemiche del Family Day, sono già almeno un paio i ministri che hanno annunciato la loro partecipazione. Allora ci sarà imbarazzo per una simile presenza?
«Credo che saranno imbarazzati i ministri che ci andranno, perché sulle grandi questioni sarebbe bene non avere degli atteggiamenti strumentali. I ministri in piazza – aggiunge Rosy Bindi – non ci devono andare, è una contraddizione».

Lei ha detto che bisogna dare risposte bipartisan. Ma lo ritiene davvero possibile, visti i toni del dibattito?
«Se non ci fosse stato da parte del centrodestra il desiderio di strumentalizzare la piazza del 12 maggio e cercare di diventare in maniera ancora più strumentale il riferimento di certo mondo cattolico, la relazione di Mimmo Lucà sulle famiglie italiane, sarebbe stata sicuramente votata. L’opposizione ha cercato il pretesto per non votarla perché cerca di accreditarsi come interlocutore del Family Day».

Se lo spiega perché durante il governo Berlusconi non è stato organizzato un Family Day?
«Trovo singolare che si faccia una manifestazione che si dice “pro-famiglia” proprio quando c’è un governo che sta facendo cose concrete. Mi aspetterei dalla piazza un riconoscimento dello sforzo che stiamo facendo: non si può mettere sullo stesso piano questa Finanziaria con quelle del governo Berlusconi».

Lei è il bersaglio preferito del mondo cattolico. Se l’aspettava?
«Non così. La politica ha il compito di cercare convergenze e non spaccature. E ne ha bisogno su questioni importanti, come la famiglia e tutti i temi fondamentali che riguardano la vita delle persone. La missione della politica, tanto più dell’azione del governo, è il tentativo di unire. Oggi questo è particolarmente difficile perché si è tornati a una sorta di scontro ideologico: ci sono accentuazioni clericali e accentuazioni laiciste, ma c’è soprattutto un centrodestra che cerca di strumentalizzare in maniera forte il mondo cattolico».

Secondo lei tutto questo è legato alla nascita del Pd?
«Certamente, non c’è dubbio. Una delle funzioni del Pd dovrà essere quella di creare le condizioni per una nuova laicità – che non può essere solo la laicità della tolleranza o di «Libera Chiesa in libero Stato», ma della collaborazione e della sintesi tra la fede dei cattolici e la cultura laica. È questo che teme di più il centrodestra che in questa fase di transizione ha cercato di approfittarne non per un fecondo incontro tra laici e cattolici, ma per uno scontro. L’operazione della Cdl è quella di usare la religione cattolica in chiave di religione civile».

Il suo è un ministero senza portafoglio. Nel momento in cui l’emergenza famiglie è esplosa, come intende usare i portafogli dei suoi colleghi?
«È vero, dovrò coordinare i portafogli degli altri. Saranno necessarie misure incisive e una «fiscalità amica». Come ha detto anche Prodi il «quoziente famigliare» non basta. anzi, è addirittura controproducente nel nostro paese perché andrebbe a vantaggio dei redditi medio-alti e scoraggerebbe l’occupazione femminile: esattamente il contrario di quello di cui ha bisogno il paese oggi. Servono, invece, più risorse per le famiglie, sia in termini di trasferimento di denaro per i figli, sia per la rete dei servizi, che è la cosa di cui c’è più bisogno. Inoltre è indispensabile il fondo per la non autosufficienza destinato ai servizi soprattutto domiciliari».

Quali sono le proposte che porterà alla Prima conferenza sulla famiglia?
«Dalla conferenza dovrà venire fuori un piano nazionale per la famiglia che il governo dovrà adottare e che impegnerà diversi ministeri. Penso a una politica del lavoro per abbattere la precarietà, al riconoscimento della maternità per tutte le donne, non solo per quelle che lavorano a tempo indeterminato».

Ecco, maternità e paternità: ci saranno novità sui congedi parentali?
«Stiamo lavorando a una nuova legge sui congedi parentali più flessibile di quella che attualmente c’è e che possa consentire congedi per il padre anche durante l’adolescenza dei propri figli e che dia inoltre la possibilità di usufruire per un certo numero di anni di una maggiore riduzione di orari in casi di eventi che richiedono la presenza di un famigliare. Bisogna capire che questo non è un costo pre il paese e per le imprese, ma è un investimento».

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