Buon compleanno, Emmanuele!

 
11 Giugno 2012

Eh già! Mentre l’economia diffonde ansie quotidiane, mentre la politica genera profonde delusioni e conseguenti perdite di fiducia, mentre la chiesa chiude i suoi balconi al mondo e pare crogiolarsi in modo pericoloso in nostalgie di passati che non torneranno più, io mi sento felice! Sì! “Ora è tempo di gioia, non ve ne accorgete?”. Il grido antico del profeta mi raggiunge in questa torrida estate pensando alla ripresa del cammino del nostro gruppo. Stiamo per compiere il quindicesimo anno!!!

Quando siamo nati avevo scritto una specie di “Atto di nascita” del gruppo per comunicare a tutti la novità. Ma ora il Battesimo è lontano, direi che siamo arrivati alla Cresima, all’età adulta, e che grandi passi ci aspettano. Quell’Atto indicava le peculiarità, i desideri, gli obiettivi di noi sette che stavamo pianificando la nascita di quella nuova esperienza… Ci chiedevamo: “Verrà qualcuno al primo incontro?”, “Come andrà?”. E così quella sera nella piccola chiesetta di Santa Margherita, in via San Francesco, abbiamo spezzato un grande pane e abbiamo pregato e mangiato insieme… Eravamo nati!

Quante cose sono accadute. Tante sono state le grandi scelte di vita; penso alla mia e a quella di altri cari amici che ancora camminano nel Gruppo. Non so come dire, eravamo carichi, ci sentivamo forti, ma soprattutto non ci sentivamo soli. Ora più che mai vedo che noi abbiamo messo i nostri pochi pani e i pesci, e tutto il resto ci è stato dato in più.

Abbiamo iniziato nel semi-anonimato e ora, in parrocchia, siamo pubblici e visibilissimi. Quante persone abbiamo incontrato! Scuole, gruppi, parrocchie, istituti di vita consacrata, famiglie, amici, parenti, credenti e atei, laici e ministri di varie confessioni religiose. Quanti luoghi abbiamo raggiunto fino alla salita nella Città Santa! Eravamo partiti da Assisi, per assorbire l’energia di Francesco e Chiara, per stare nella chiesa senza lasciarla come l’avevamo trovata, e siamo arrivati a Gerusalemme, immagine della città del cielo.

Sono tantissime le persone e i volti che ci hanno frequentato e poi hanno ripreso cammini diversi. Pensando a tutti questi provo riconoscenza per essere stati con noi prima di spiccare il volo verso altre mete, chiamati ad esperienze diverse. Non mi nascondo i punti di domanda e qualche tristezza per chi è stato con noi per molto tempo e poi se ne è andato senza la cortesia di un saluto.

Ma come non ricordare gli amici che sono entrati nella luce di Dio? Alcuni di loro prematuramente; avevano poche forze per vivere una vita sicuramente bella, ma anche minata da grandi prove e sofferenze, come accade per tutti. Angelino, Dino, come dimenticarvi? Penso alla Parola che ci dice di un luogo dove non ci saranno più lacrime ne pianto! Penso al nostro amato Giorgio. Penso alla sua tenacia e al suo cambiamento di vita in età avanzata. Per me ancora oggi è la prova della travolgente opera dello Spirito nella vita di un uomo. “Come posso rinascere se sono vecchio?”; a questa domanda Gesù ha dato risposte che continuano a palesarsi anche nel quotidiano di ciascuno di noi. Giorgio, che prima di partire aveva sognato d’essere su una barca in mare e di lasciarsi andare dolcemente verso l’infinito. Aspettaci Giorgio, tutti noi siamo ancora in mare con il comando della barca, ma quando saremo maturi di vita lasceremo con un sorriso il timone per lasciarci condurre al porto dove anche tu ci attendi.

Ma il nostro compleanno cade anche nel cinquantesimo anniversario dell’inizio del concilio ecumenico Vaticano II che si celebra quest’anno. Dobbiamo considerare che l’identità della chiesa alla quale apparteniamo è delineata nei documenti del Concilio. Grandi papi come Giovanni XXIII e Paolo VI ci ricordano che l’uomo può lasciarsi guidare dalla potente azione di Dio. Ci ricordano che la sede di Pietro può essere qualcosa di più di una sede istituzionale, insomma che la storia umana e quella di Dio possono incontrarsi. Io continuo a pensare che perdere o ignorare la sapienza racchiusa nelle parole del Concilio è un impoverirsi, un divenire incapaci di rendere ragione della speranza che è in noi, un lasciarsi andare in appiattimenti orizzontali (facciamo, facciamo, facciamo…) o in improbabili ascensioni verticali (preghiamo, preghiamo, preghiamo…). Abbiamo proprio concluso un anno sull’azione e la contemplazione per ricordarci che il cristiano è questo. Allora torniamo ad Assisi! Ripartiamo da là. Ricordo che Antonella ha detto in un incontro: “Secondo me Cristo sta al margine e io sto dove si trova Lui!”. Sì! Anch’io sono dello stesso parere! Ora vedo Francesco e Chiara là dove si sono posti… e sorrido nel vedere che i loro seguaci fanno a gomitate per occupare il centro di chissà quale cerchio.

Ci sono ancora tante, tante cose da fare. Tanti sono i diritti che ci vengono negati e dallo stato e dalla chiesa. Tanta è l’omofobia che dilaga nelle nostre città. Bisogna che ci ripensiamo, che ricchi della nostra storia riformuliamo identità, desideri, obiettivi! Siamo adulti, ormai, tanto nel contesto sociale che nella chiesa. Felici, dunque! È l’anno del nostro “bar mitzvah”, della nostra “confermazione”, l’anno da cui ripartire con piena consapevolezza e con il coraggio dell’età adulta!

giovanni

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