California, matrimoni gay vincono in tribunale

da Repubblica.it del 8 febbraio 2012
Dichiarato incostituzionale il divieto

Decisione non unanime, quella della Corte d’appello federale di San Francisco che ha abolito il bando voluto con referendum popolare da “Proposition 8″. Ma la battaglia continua: i matrimoni gay non torneranno in vigore fino a un già annunciato nuovo appello. Probabile che si arrivi fino alla Corte Suprema.

NEW YORK – Il divieto dei matrimoni gay in California è incostituzionale. Lo ha deciso oggi una Corte federale di appello di San Francisco, che ha quindi abolito il divieto. Il matrimonio tra persone dello stesso sesso è stato brevemente consentito in California, dichiarato fuorilegge nel 2008, così come in numerosi altri stati dell’Unione, in seguito a un referendum, il ‘Proposition 8′, promosso per inserire nella Costituzione una clausola secondo cui i matrimoni devono essere solo tra eterosessuali.

La decisione della Corte d’appello del 9° Distretto è comunque contrastata: i tre togati che la componevano si sono divisi, finendo con l’emettere un verdetto non unanime, ma di 2 a 1. L’abolizione del divieto, approvato dalla consultazione popolare, diventerà probabile materia di un pronunciamento della Corte Suprema.

Il pronunciamento della Corte d’appello di San Francisco non comporterà l’immediato ripristino delle unioni matrimoniali omosessuali. Si prospetta infatti una battaglia ancora lunga. La stessa Corte ha infatti chiarito che i matrimoni gay non torneranno in vigore in California fino a quando non saranno scaduti i termini entro i quali i promotori di ‘Proposition 8′ potranno presentare appello presso una corte dello stesso distretto composta da un numero maggiore di giudici. E, in caso di appello, i matrimoni gay resteranno in sospeso fino al nuovo verdetto.

Scenario più che probabile. Prima che la Corte Federale d’appello di San Francisco si pronunciasse, i legali dei sostenitori di ‘Proposition 8′ avevano già ripetutamente affermato di prendere in considerazione l’appello e anche il ricorso eventuale alla Corte Suprema degli Stati Uniti in caso di verdetto sfavorevole. (Repubblica.it)

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