“Cari vescovi…” l’Arcigay invita al dialogo e chiede un incontro

da Adista del 22 gennaio 2011

ROMA-ADISTA. All’approssimarsi del 13 gennaio, in cui le associazioni per i diritti degli omosessuali celebrano la Giornata di dialogo fra religioni e omosessualità, l’Arcigay ha inviato una lettera aperta ai cattolici italiani e una lettera-invito a ciascuno degli oltre trecento vescovi del nostro Paese.

Nella prima, l’Arcigay premette che, in molte parti del mondo, l’omosessualità è considerata un reato: punito con la pena di morte in sette Paesi; con detenzione e trattamenti crudeli e degradanti in altri ottanta. Ricorda che dal dicembre 2009 è depositata presso l’Onu un’iniziativa per la depenalizzazione dell’omosessualità cui il Vaticano si è dichiarato fortemente contrario. È in questo contesto, prosegue la lettera, che «ci permettiamo di rivolgerci a voi per stimolare una riflessione finalizzata all’affermazione e alla tutela dei diritti umani fondamentali e la salvaguardia della vita e della libertà di molte donne e uomini che subiscono questo genere di violenze, nella consapevolezza che la promozione e la difesa della vita umana possa essere un terreno sul quale trovare delle convergenze e delle positive collaborazioni». Perché, precisa, «non esiste pace senza giustizia, non esiste promozione umana senza l’affermazione e il rispetto dei diritti fondamentali di ogni donna e uomo, indipendentemente dal credo, dalla razza, dalla condizione, dal genere e dall’orientamento sessuale». La richiesta rivolta ai cattolici è quella di «una presa di posizione su tali questioni, utile a dissipare le diffidenze e le incomprensioni, consapevoli che solo dal superamento di steccati di natura ideologica sia possibile costruire una società realmente più giusta, libera e rispettosa».

Nella lettera indirizzata ai vescovi, di cui non diffonde il testo, l’Arcigay chiede di aprire «un proficuo dialogo fra differenti visioni e permettere un confronto in grado di individuare un terreno comune di impegno, finalizzato al rispetto della dignità umana e al progresso civile del mondo in cui viviamo».

Arcigay auspica anche che si possa aprire un canale di confronto sulle cosiddette «teorie “riparative”» perché «millantare miracolistiche guarigioni, oltre che a diffondere teorie contrarie e ampiamente condannate dalla scienza, sono atti che contribuiscono a perpetuare una discriminazione sociale in grado di generare sofferenza ed emarginazione».

Ha accusato subito ricevuta della missiva il vescovo di Pavia, mons. Giovanni Giudici, il quale – secondo quanto riferisce l’Arcigay – ha risposto: «In merito alla richiesta di dialogo formulata dall’associazione non esistono obiezioni, purché questo confronto non avvenga sotto i riflettori ma venga utilizzato come occasione per comprendere meglio le problematiche umane che riguardano questo tema».

L’augurio di mons. Giudici è che «non ci siano discriminazioni», mentre si dichiara «disponibile», insieme a «tutta la comunità cristiana, ad una lettura più attenta del problema». (eletta cucuzza)

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