Cattolici francesi: la teoria di genere è una conquista delle lotte sociali, non un’ideologia perversa

da Adista n. 5 del 9 febbraio 2013

di Eletta Cucuzza

Sulle «raccomandazioni» di Benedetto XVI rivolte al Pontificio Consiglio Cor Unum, dove emerge l’opposizione del papa nei confronti di quella che chiama «la filosofia del genere» (v. notizia precedente e Adista Notizie n. 4/13) si registra ora la reazione indignata del Comité de la Jupe (il “Comitato della gonna”, movimento nato dall’esigenza di vedere riconosciuta pari dignità alle donne nella Chiesa cattolica e che riunisce diverse centinaia di cattolici francesi, v. Adista n. 117/09). L’organismo constata, in una riflessione datata 27 gennaio, che il papa mette la teoria di genere «sullo stesso piano delle “ideologie che esaltavano il culto della nazione, della razza, della classe sociale”». Una condanna ritenuta «infondata ed infamante». «Smettiamola – incitano i firmatari, nel tentativo di ristabilire una corretta interpretazione della teoria di genere e del femminismo – di lasciare che si dica che la nozione del genere è una macchina da guerra contro la nostra concezione di umanità». «È falso»: «Essa è frutto di una lotta sociale, e cioè della lotta per l’uguaglianza tra uomini e donne» che «ha stimolato la riflessione di ricercatori in numerose discipline delle scienze umane». Ricerche che «non sono terminate e non costituiscono affatto una “teoria” unica, ma un insieme diversificato e sempre in movimento, che non bisognerebbe ridurre ad alcune sue espressioni più radicali».

«Il vero problema», secondo il Comité de la Jupe, non è «cosa si pensa della nozione di genere, ma ciò che si pensa dell’uguaglianza uomo/donna. E, di fatto, la lotta per i diritti delle donne rimette in discussione la concezione tradizionale, patriarcale, opposta all’uguaglianza, dei ruoli attribuiti agli uomini e alle donne nell’umanità. Nelle società in via di sviluppo in particolare, la situazione delle donne è ancora tragicamente lontana dall’uguaglianza. L’accesso delle donne all’istruzione, alla salute, all’autonomia, al controllo della loro fecondità si scontra con forti resistenze delle società tradizionali. Peggio ancora: in certi luoghi è costantemente minacciato perfino il semplice diritto delle donne alla vita, alla sicurezza e all’integrità fisica. Non si può pretendere, come fa il papa nei suoi interventi a questo proposito, che si accolga come autentico progresso l’accesso delle donne all’uguaglianza dei diritti, e continuare al contempo a difendere una concezione di umanità in cui la differenza dei sessi implica una differenza di natura e di vocazione tra gli uomini e le donne: c’è in questo una contorsione intellettuale insostenibile».

«Come negare infatti – prosegue il Comité – che i rapporti uomo/donna siano oggetto di apprendimenti influenzati dal contesto storico e sociale? Pretendere di conoscere in maniera assoluta, e col disprezzo di ogni indagine condotta con le acquisizioni delle scienze sociali, quale parte delle relazioni uomo/donna deve sfuggire all’analisi sociologica e storica, dimostra un blocco del pensiero del tutto ingiustificabile». «Sospettiamo – prosegue il movimento cattolico – che vi si celi un’incapacità a prender posizione nella lotta per i diritti delle donne. Eppure, questa lotta non è forse quella delle oppresse contro la loro oppressione, e il ruolo naturale dei cristiani non è forse quello di rovesciare i potenti dai troni? Levarsi a priori contro anche solo l’uso della nozione di genere, significa confondere la difesa del Vangelo con quella di un sistema particolare. La Chiesa ha fatto questo errore due secoli e mezzo fa, confondendo difesa della fede e difesa delle istituzioni monarchiche, e più tardi dei privilegi della borghesia. Incorrendo in un errore analogo, ci condanneremmo ad una emarginazione maggiore di quella in cui ci troviamo già attualmente. Come non temere – è la domanda finale – che questa condanna frettolosa sia uno dei tasselli di una crociata antimodernista mirante a demonizzare un’evoluzione contraria alle posizioni acquisite dell’istituzione?».

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