Cile, morto il giovane gay torturato dai neonazi

dal Corriere della Sera / Esteri del 28 marzo 2012

L’aggressione in pieno centro a Santiago: sei ore di inferno

MILANO – È morto martedì sera, ora del Cile, poco prima dell’1,00 in Italia, Daniel Zamudio, il giovane omosessuale cileno aggredito, picchiato e torturato da un gruppo di neonazisti. L’annuncio è stato dato dal direttore del Policlinico di Santiago del Cile, il Posta Central.

L’AGGRESSIONE E LE TORTURE – Zamudio, che aveva 24 anni, è stato assalito a inizio marzo in un parco della città, il San Borja: è stato torturato per oltre sei ore (gli è stato staccato un orecchio, bruciata una gamba, incise delle svastiche su petto e spalla usando cocci di bottiglia, lo hanno colpito al cranio con un masso) e poi è stato ridotto in fin di vita a calci e pugni. Tutto questo in un punto in pieno centro, ben custodito per la presenza di una casermetta dei carabinieri a guardia di un monumento nazionale. Il dieci di marzo sono stati arrestati quattro giovani tra i 19 e i 26 anni con l’accusa di tentato omicidio, accusa che ora naturalmente sarà modificata. Rischiano dai dieci anni all’ergastolo.

GLI ARRESTI – Domenica sera era stata decretata la morte cerebrale del giovane. Numerose persone, in questi giorni, si sono recate davanti all’ospedale per testimoniare il proprio dolore e sostegno, lasciando fiori e candele. Il portavoce del Movimento di integrazione e liberazione omosessuale cileno (Movilh), Jaime Parada, ha ribadito al giornale El Mostrador che Zamudio «è una vittima dell’intolleranza, dell’omofobia e dell’odio che certe persone coltivano» e che coloro che non hanno voluto una legge antidiscriminazione «sono i primi discriminatori».

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