Colombia: nessun danno ai bambini cresciuti da coppie gay. Lo dice un’università cattolica

da Adista n. 24 del 23 giugno 2012

di Ingrid Colanicchia

Adozione da parte di coppie gay? Per la Pontificia Universidad Javeriana di Bogotá si può. Mentre nel Paese ferve il dibattito – perché è di questi giorni tra l’altro la sentenza con cui la Corte costituzionale colombiana ha stabilito che l’orientamento sessuale dell’adottante non può essere considerato fattore di rischio per i diritti dei bambini adottati – spunta la notizia che tra coloro che sostengono posizioni favorevoli all’adozione da parte di coppie gay c’è perfino la Pontificia Universidad Javeriana.

La notizia non è di oggi ma del 2009, quando, interpellata dalla Corte costituzionale – insieme ad altri dipartimenti universitari di psicologia; tra cui quello della Pontificia Università Bolivariana di Medellín – la Facoltà di Psicologia dell’Universidad Javeriana, che è diretta dai gesuiti, così si espresse, sottolineando che non c’è «nessun elemento che indichi che l’orientamento sessuale dei genitori incide sull’adeguato sviluppo» dei bambini.

A portare ora la questione alla luce, e all’attenzione dei media, è l’organizzazione lgbt “Colombia diversa” che ha pensato bene di rispolverarla in risposta alle nette prese di posizione della Chiesa cattolica colombiana che nelle passate settimane aveva chiamato, per bocca di mons. Juan Vicente Córdoba, vescovo di Fontibón e segretario generale della Conferenza episcopale, ad «abbandonare il letargo» per difendere la famiglia tradizionale.

«Non ci sono differenze significative tra i bambini allevati da genitori eterosessuali e quelli cresciuti da genitori omosessuali», era l’opinione espressa dalla Javeriana così come riportata nella sentenza della Corte costituzionale del novembre 2009. La definizione di famiglia, secondo la Javeriana, «si è ampliata», «non si riduce più alla famiglia nucleare (padre, madre e figli), ma include una varietà di tipi di famiglia, come la famiglia monoparentale, le famiglie ricostituite, le famiglie multiculturali, estese e, attualmente, le famiglie con genitori dello stesso sesso». Un problema, concludeva la Pontificia Università, potrebbe risiedere invece nel fatto che «ci sono ampi settori nel nostro Paese che rifiutano l’omosessualità e che, quindi, i figli di coppie omosessuali potrebbero essere stigmatizzati, soffrire di discriminazione e rifiuto sociale».

Ad altre conclusioni giungeva invece, nella medesima occasione, la Pontificia Università Bolivariana di Medellín che, riportando studi favorevoli e contrari alle adozioni da parte di coppie gay, concludeva che «nonostante le persone omosessuali meritino tutto il rispetto e abbiano gli stessi diritti e doveri degli altri, la loro unione non è assimilabile al matrimonio, e permettere l’adozione di minori da parte di coppie omosessuali può implicare che i bambini diventino cavie di un esperimento sociale, privandoli della possibilità di accedere ad aspetti essenziali della famiglia».

Non è la prima volta che la Pontificia Universidad Javeriana si muove in controtendenza rispetto alla Dottrina della Chiesa. Nel 2011 a fare scalpore erano state le aperture in materia di aborto da parte di p. Carlos Novoa, gesuita, teologo, ex decano dell’Università (dove insegnava al momento della sua sortita), sostenuto tra l’altro dal rettore p. Joaquín Emilio Sánchez García (v. Adista n. 91/11). (ingrid colanicchia)

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