Coming out del reporter, sperando che la cosa non faccia più notizia

da Repubblica.it del 2 luglio 2012

di Federico Bitti

Il noto corrispondente di guerra statunitense Anderson Cooper ha rivelato di essere gay. Per anni i media americani hanno speculato sull’orientamento sessuale del giornalista, che ha lavorato come corrispondente di guerra (nel video un servizio dall’Afghanistan) per giganti come Abc, Cbs e Cnn dove oggi conduce un programma che porta il suo nome (Anderson Cooper 360°).

Anderson Cooper sulla copertina di Vanity Fair (giugno 2006).

La dichiarazione arriva sulle pagine del The Daily Beast curato dal blogger e commentatore politico Andrew Sullivan: cattolico, conservatore e apertamente omosessuale. Sullivan ha chiamato in causa il reporter su una questione dibattuta in questi giorni negli Usa: dichiararsi omosessuali fa ancora notizia? La risposta di Cooper è arrivata con una lettera toccante, molto onesta che ha colpito l’opinione pubblica americana (è già un trending topic mondiale su Twitter).

Pur ammettendo di aver deliberatamente glissato sul proprio orientamento per ragioni personali ma soprattutto professionali, il reporter scrive di sentire l’urgenza di mettersi in campo e dichiara senza mezzi termini “Il fatto è che sono gay, lo sono sempre stato e sempre lo sarò e non potrei essere più felice, a mio agio e orgoglioso”. Chiara la posizione del reporter: nonostante i passi avanti, sono ancora troppi gli episodi di bullismo, discriminazione e violenza scatenati dall’omofobia e solo prendendo una posizione chiara le cose potranno migliorare. “Amo e sono amato – continua Cooper – e pur ritenendo che un cronista abbia il dovere di mantenere privata la propria vita, penso che esporsi in questo caso sia più importante di difendere la propria professionalità”.

In attesa che il coming out di chiunque diventi davvero una “non notizia” Sullivan anticipa la lettera di Cooper sostenendo che la visibilità degli omosessuali resta ancora lo strumento principale verso l’uguaglianza e chiude la discussione con un sintetico ma perentorio “Me too” (“Anch’io la penso così”).

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