Concilium: il giudizio della chiesa sui gay viziato da pregiudizi e da un’errata esegesi biblica

da Adista, n. 21, 15 marzo 2008 – luigi sandri

L’impostazione teorica e le norme etiche che il magistero della Chiesa cattolica ancora ripete, in merito all’omosessualità, sono segnate da pregiudizi culturali e da interpretazioni bibliche che non sembrano reggere ad un’analisi che tenga conto sia della scienza moderna sia dell’attuale esegesi: queste alcune delle conclusioni che emergono dai contributi di studiose e studiosi all’ultimo numero monografico di Concilium (1/2008), intitolato appunto: Le omosessualità.

Variegati, ovviamente, sono i punti di vista esposti dalle teologhe e dai teologi e variegati i contesti – Sudafrica, America latina, isole dell’Oceania, Europa – presentati. Tra le considerazioni sui documenti ufficiali del magistero cattolico, quella del tedesco Norbert Reck, intitolata Desideri pericolosi. I discorsi cattolici sull’omosessualità, rileva che fino al 1869 si usava la parola “sodomia” per indicare quella che, da quell’anno, fu chiamata “omosessualità” (un neologismo inventato dall’austro-ungarico Karol Maria Benkert), ed esamina Homosexualitatis problema (Hp), una lettera del 1986 della Congregazione per la Dottrina della Fede, il cui prefetto era l’allora cardinale Joseph Ratzinger. Affermava il documento vaticano: “La particolare inclinazione della persona omosessuale, benché non sia in sé peccato, costituisce tuttavia una tendenza più o meno forte verso un comportamento intrinsecamente cattivo dal punto di vista morale. Per questo motivo l’inclinazione stessa deve essere considerata come oggettivamente disordinata”.

Il documento si rifà alla Bibbia per motivare in modo così deciso l’omosessualità. Commenta, in proposito, Reck: “Le obiezioni degli esegeti, che dimostrano come all’interno della Scrittura non esista affatto ‘una costante testimonianza biblica’ sull’argomento (Hp, 5), vengono rifiutate come ‘gravemente erronee e fuorvianti’ (Hp, 4), poiché la Sacra Scrittura viene rettamente intesa solo se non ‘contraddice la tradizione vivente della Chiesa’ (Hp, 5). Criterio per l’interpretazione della Bibbia è dunque quella tradizione che, con le sue errate interpretazioni e con le letture restrittive nel corso della storia della Chiesa, ha fissato una lettura delle storie bibliche contraria al desiderio omosessuale. Il documento esige, così, pure un molteplice sacrificium intellectus: chiede di ignorare le conoscenze della scienza biblica, di accettare la finzione di una posizione costante della Bibbia e nella Chiesa contro il desiderio omosessuale e infine di acconsentire ad una percezione della realtà secondo la quale ‘la pratica dell’omosessualità sta minacciando seriamente la vita e il benessere di un gran numero di persone’ (Hp, 9). Anche successive prese di posizione ecclesiali non vanno oltre questo livello di argomentazione. Si ha l’impressione che ci si aggrappi ad ogni filo di paglia per mantenere la posizione, mentre diventa sempre più evidente che non ci sono veri argomenti etici contro relazioni rispettose e libere da violenza tra persone”.

La teologa inglese Julie Clague, da parte sua, ricorda che Benedetto XVI continua a ripetere che la legge naturale è un requisito essenziale di qualsiasi base morale. E l’autrice annota: “La storia europea e la storia ecclesiastica sono piene di esempi di applicazioni erronee dell’argomentazione della legge naturale, spesso da parte dei potenti e dei privilegiati, che hanno giustificato un trattamento differenziale che ha favorito alcuni (spesso gli assertori stessi e i loro sodali) e ha svantaggiato altri”. E continua: secondo la morale cattolica ufficiale “le relazioni di persone dello stesso sesso, relazioni fondate sull’amore, la fedeltà e la reciprocità, possono essere messe in discussione come se mancassero di qualsiasi qualità morale, perché la realizzazione di questi valori non conta nulla nella valutazione morale del comportamento da parte della Chiesa… Ma la morale sessuale basata sulla legge naturale sostenuta dalla Chiesa è un’arma spuntata. Le distinzioni morali sono appiattite e annullate: fare l’amore con un partner dello stesso sesso e fare l’amore usando un contraccettivo è sempre sbagliato [secondo la Chiesa], indipendentemente dal fatto che venga praticato all’interno di una relazione d’amore o di una volgarissima orgia sadomasochistica. Nel rifiutare di riconoscere l’esistenza di cose buone e di valori nelle relazioni omosessuali, e nel mettere sullo stesso piano ed etichettare come immorali categorie di comportamento ampiamente diverse (certe d’amore, altre scurrili), la Chiesa ha messo in luce la propria crisi di valori e ha perduto un po’ della sua credibilità morale”.

Il numero di Concilium raccoglie anche interventi che esprimono orientamenti innovativi nella ricerca teologica sul tema delle omosessualità: come quello di Deryn Guest sull’ermeneutica lesbica della Bibbia (“c’è bisogno – scrive la teologa inglese – di un metodo di interpretazione della Bibbia che non nasconda l’amore e l’’irregolarità del genere’, genderqueer-ness, che provengono da Dio e dai suoi rappresentanti”) e quello di Marcella M. Althaus-Reid su “teologia queer e teologia della liberazione”, che affronta il “risultato complesso di una riflessione teologica che considera ciò che le differenti costruzioni della sessualità e del genere hanno da dire circa la nostra comprensione di Dio, dell’amore e della comunità”: le teologie queer, scrive la teologa, “sono teologie contestuali con l’opzione per coloro che si trovano al margine delle ideologie eterosessuali”, e come tali “sfidano il sistema binario di sesso/genere della teologia cristiana, mentre aspirano a trasformare tutte le strutture di peccato della società”.

Il forum teologico della rivista, infine, – dopo una premessa del neopresidente di Concilium Felix Wilfred, sacerdote cattolico indiano, direttore del Dipartimento di studi cristiani dell’università statale di Madras – è dedicato ai quarant’anni dalla pubblicazione (avvenuta nel 1968) dell’enciclica di Paolo VI Humanae vitae sulla maternità e paternità responsabile, che proibiva la contraccezione. Una rivisitazione che esamina criticamente le luci e le ombre di allora, ed espone considerazioni per andare oltre la controversia sulla contraccezione.

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