Concordato, unioni omosessuali, politica vaticana: le critiche di mons. Bettazzi

da Adista Notizie n°57 – 29 luglio 2008

“In Italia il Concordato è stato fatto durante una dittatura, per salvare la propria libertà. Per questo, penso che oggi il modello ideale per il nostro Paese potrebbe essere quello americano: negli Usa non si fanno concordati, ma leggi che valgono per tutte le religioni”. Con queste parole, lo scorso 4 luglio, mons. Luigi Bettazzi, vescovo emerito di Ivrea, ha espresso la sua posizione sui rapporti tra la Chiesa cattolica e lo Stato italiano, regolati sin dal 1929 dai Patti Lateranensi (poi recepiti dall’art. 7 della Costituzione), che concedono alla Chiesa cattolica un ruolo del tutto privilegiato rispetto alle altre confessioni religiose. Bettazzi interveniva all’interno di un dialogo con il filosofo Carlo Augusto Viano, sul tema “Così vicina, così lontana. La Chiesa, la sua base e il potere politico”, organizzato nell’ambito di una rassegna dal titolo: “Di santa ragione”, 6 serate di discussione su filosofia, religione, politica e scienza promosse da Procope Studio e dalla rivista Micromega, svoltesi a Bologna dal 1° al 10 luglio scorsi. In questa sede il vescovo emerito di Ivrea, che prese parte alle ultime tre sessioni del Concilio Vaticano II e fu tra le personalità di spicco della Chiesa cattolica nel dialogo con il mondo comunista, ha sottolineato con forza il primato della coscienza individuale: “Fondamento della vita morale è la coscienza e ci possono essere delle situazioni in cui la mia coscienza mi dice di disobbedire”. Fedele a questo principio, Bettazzi si è quindi espresso a favore delle unioni omosessuali: “Per tanto tempo abbiamo detto che il fine primario del matrimonio è la procreazione, fino al punto di negare il sacramento a chi è impotente, ma io credo che il fine del matrimonio sia l’amore. E se ci sono due persone dello stesso sesso che si amano, pur non chiamando la loro unione matrimonio, dobbiamo aiutarle a stare insieme”.

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