Coniugi dissero “frocio” a un ragazzo. Dovranno risarcire sia vittima che Arcigay

da Repubblica.it del 2 marzo 2012
di Marco Pasqua

In Sicilia moglie e marito puniti per l’insulto omofobo. E’ una delle pochissime sentenze, in Italia, in cui viene riconosciuta come parte lesa un’associazione per la difesa dei diritti Lgbt.

Schiaffeggiarono e insultarono un giovane omosessuale, in strada, a Bagheria. Per questo sono stati condannati, da un giudice di pace, a pagare 1200 euro di multa e a risarcire la vittima con 500 euro. Una sentenza che Arcigay definisce storica, anche perché, a oggi, è l’unica del genere in Sicilia. Soddisfatta Paola Concia, deputata del Pd, che però torna ad incalzare il governo: “Bisogna approvare una legge specifica contro l’omofobia”.

I fatti risalgono al settembre del 2008 e vedono per protagonista un giovane, poco più che ventenne. Vive in una realtà in cui, come spiega Paolo Patanè, presidente nazionale di Arcigay, “la chiacchiera diventa presto stigma”. I suoi aggressori sono una coppia, marito e moglie, con i quali aveva già avuto modo di “confrontarsi” in passato. Ed è durante una di queste discussioni, che le parole si trasformano in insulti. “Frocio”, “mi fai schifo” gli urlano, arrivando anche a prenderlo a schiaffi. Sono in strada, e alla scena assistono più persone. La coppia è probabilmente convinta di farla franca. Il giovane, però, decide di non fare finta di nulla. Sporge denuncia e si affida ai legali di Arcigay.

L’associazione, come spesso avviene nei casi di violenze omofobe, si costituisce parte civile. Il processo, apertosi nel 2010 davanti al giudice di Pace, si è concluso con la condanna dei coniugi alla pena di 200 euro di multa l’una e 1.000 euro l’altro, oltre al pagamento delle spese processuali.

Il giudice ha anche condannato gli imputati a risarcire i danni subiti dal ragazzo e dall’Arcigay pagando 500 euro. “Si tratta di una delle pochissime sentenze in Italia (e l’unica in Sicilia) – spiegano da Arcigay Palermo – in cui ad un’associazione per la difesa dei diritti Lgbt viene riconosciuto un risarcimento”. Lo scorso anno, a Rimini, un giudice del tribunale aveva riconosciuto Arcigay come parte civile, in un processo con movente omofobo, condannando l’imputato a cinque anni e ad un risarcimento di 15 mila euro per violenza sessuale, furto e minacce ai danni di una persona omosessuale.

Una sentenza, questa di Bagheria, fondamentale per la comunità omosessuale: “Non solo il magistrato non ha concesso la sospensione della pena, a nostro avviso sottolineando in questo modo la pericolosità sociale e la gravità delle aggressioni di stampo omofobico – rilevano da Arcigay Palermo – ma ha anche riconosciuto il danno reso a tutta la comunità delle persone Lgbt. Questa sentenza dimostra che, malgrado le carenze della legislazione italiana, che non ha ancora una legge anti-omofobia, nei tribunali italiani i cittadini Lgbt possono essere tutelati e difesi”. L’assenza di una legge che tuteli le persone omosessuali e transessuali viene evidenziata anche da Dimitri Loi, responsabile giuridico dell’associazione: “E’ un peccato che le condotte omofobiche, oggetto della sentenza di condanna, nel nostro assetto legislativo configurano, tutt’al più, il reato di ingiuria e non un’aggravante o un reato autonomo con sanzioni più incisive da parte dello Stato. Da questo punto di vista sosteniamo l’estensione della Legge Mancino alla discriminazione per orientamento sessuale e identità di genere. Quanto dovremo attendere per avere una maggiore, e più equa, tutela delle condizioni di vita delle persone omosessuali e transessuali e della loro dignità? Il nostro Legislatore, ancora oggi, tarda a darci risposte rendendosi corresponsabile dell’omofobia”. “Siamo soddisfatti per questa decisione del giudice – dice Patané – che punisce il comportamento aggressivo e tracotante di chi pensa di poter esercitare una superiorità umana nei confronti di una persona, che diventa oggetto di una deumanizzazione: l’omofobo, infatti, è spesso convinto che la persona che gli sta di fronte è al di sotto della sua umanità, e si comporta di conseguenza”. Patanè ricorda anche quanto sia importante, per qualunque persona oggetto di insulti e aggressione, rivolgersi alle forze dell’ordine: “Questo caso dimostra che una giustizia per le persone omosessuali è possibile, così come è possibile sanzionare i comportamenti violenti degli omofobi. Quando poi ci sarà una legge specifica, denunciare pagherà ancora di più”.

“La sentenza, che è comunque positiva e segnala che i giudici volenterosi si ingegnano, a volte, per trovare uno strumento per punire gli omofobi – fa notare Paola Concia – dimostra, ancora una volta, che c’è un buco legislativo. Come Pd e Idv abbiamo ripreso la discussione in commissione della proposta di estendere la legge Mancino ai reati di omofobia e transfobia: siamo chiamati, noi tutti, a prendere una decisione politica. I ministri Elsa Fornero e Paola Severino, ai quali ho già chiesto un incontro, si sveglino da questo torpore e ci aiutino a far approvare una legge che tuteli le persone omosessuali e transessuali”.

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