Coppie gay e adozioni, se la normalità diventa discriminazione

da Repubblica.it del 6 novembre 2012

di Michela Marzano

Per chi si oppone al disegno di legge sul matrimonio e sull’adozione delle coppie omosessuali, il vero problema è il benessere dei bambini. Sarebbe immorale e pericoloso permettere a due persone dello stesso sesso di adottare un figlio privandolo così della possibilità di avere un padre e una madre – dicono in molti – perché il fatto di non vivere in una “famiglia normale” ne metterebbe in pericolo la crescita. Ma che cosa vuol dire “normale” quando si parla di filiazione e di famiglia? Esiste un unico modo di occuparsi dei bambini oppure questa normalità di cui tanto si parla è solo un modo per discriminare gli omosessuali continuando a trattarli da “anormali”?

In realtà, l’idea di normalità non ha alcun senso quando si parla dell’ educazione dei figli. Esistono solo tanti modi diversi, per i bambini, di imparare a “tenersi su”, come direbbe il pedopsichiatra Winnicott. Ossia tanti modi diversi per capire che si ha diritto di essere quello che si è, indipendentemente dalle aspettative altrui. E che l’ amore che si riceve non ha né sesso né orientamento sessuale. Non è vero che le madri hanno tutte un istinto materno. Esattamente come non è vero che i padri sono tutti, per natura, incapaci di occuparsi dei propri figli. A meno di non restare prigionieri degli stereotipi che, per secoli, hanno codificato non solo la virilità e la femminilità, ma anche la maternità e la paternità. E a non ridurre quindi la famosa nozione di “ordine simbolico” alla caricatura secondo la quale solo chi ha un padre e una madre sarebbe poi capace di capire che, nel mondo, esistono due categorie di persone: gli uomini e le donne.

I gay e le lesbiche che vogliono poter adottare non pretendono affatto di cancellare la differenza dei sessi. Chiedono solo di non essere discriminati in base al proprio orientamento sessuale, ossia al fatto che il proprio desiderio sessuale si rivolge a persone dello stesso sesso. Ma opporsi all’ adozione delle coppie omosessuali in nome dell’ ordine simbolico non vuol dire solo confondere differenza e orientamento sessuale. Significa soprattutto non capire che il problema della filiazione è altrove. E che si pone sempre quando un bimbo arriva all’ interno della famiglia, indipendentemente dal fatto che un bambino cresca accanto a due uomini, a due donne, o ad un uomo ed una donna.

Per crescere, infatti, ogni bimbo ha bisogno di essere accettato nella propria alterità, e quindi di essere riconosciuto come “altro” rispetto ai propri genitori. Proprio perché è unico. E che la propria individualità è legata a quest’ unicità. È solo in questo modo che si ha poi accesso all’ ordine simbolico secondo cui non solo la donna è diversa dall’ uomo, ma ogni persona è diversa da tutte le altre, pur condividendone i diritti e i doveri. Incentrare il dibattito sulla questione dell’ unicità e dell’ individualità, però, costringerebbe ognuno di noi ad interrogarsi sulla propria capacità di tollerare ciò che è diverso. Sapendo benissimo che i bambini, quando crescono, si identificano non solo nei genitori, ma anche in tutti gli altri adulti che contribuiscono alla loro educazione. E che tanti problemi, nella vita, nascono quando non si è stati accettati e riconosciuti per quello che si era. Anche quando si è cresciuti in una famiglia “normale”, con un papà e una mamma.

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