Coppie omosessuali, matrimonio e altri diritti

da IlFattoQuotidiano.it del 12 luglio 2012

di Rita Guma*

Ritengo importante che la richiesta di parificazione dei diritti delle coppie omosessuali con quelle etero sia sostenuta pubblicamente anche e soprattutto da persone che non siano omosessuali o genitori di omosessuali, per questo vorrei fare qualche riflessione sulla questione. Sono infatti convinta che tutti gli esseri umani siano uguali e che l’unico limite alla libertà di ciascuno debba essere la lesione della libertà o dei diritti di terzi, lesione che deve essere oggettiva, non soggettiva.

Sono favorevole al matrimonio di persone dello stesso sesso e credo che nessuna fede, nei paesi cattolici come in quelli con altre fedi dominanti, debba poter influenzare le decisioni di uno Stato laico in materia, né dovrebbero rilevare le posizioni di quei politici che, tradendo personalmente ogni fondamentale precetto della Chiesa cattolica in merito alle unioni (divorzi, convivenze, figli fuori dal matrimonio), vogliono mostrarsi difensori della fede e della morale impedendo solo agli altri di fare quello che desiderano.

Per una unione, di fatto o legale che sia, dovrebbero essere fondamentali soltanto la volontà di rispetto e assistenza reciproci, che in genere nascono dall’attrazione e poi dall’amore ed evolvono in una condivisione quotidiana della vita e delle scelte di vita. Il resto (automatismo dell’eredità, coinvolgimento nelle decisioni per la salute del partner, ecc.) dovrebbe essere solo una naturale conseguenza del fatto che i due abbiano deciso di legalizzare la loro unione.

Il termine «matrimonio» non è riferito solo al matrimonio religioso, derivando da radici latine ed avendo valore legale anche quando solo civile, ma ritengo sia anacronistico. Mi sembra più adeguata la parola «coniugio», che pone entrambi i contraenti etero sullo stesso piano (entrambi coniugi, non «moglie» e «marito») e che non genererebbe perplessità linguistiche qualora esteso alle coppie omosessuali che volessero legalizzare la loro unione, dato che non caratterizza i ruoli in base al genere.

Ci sono coppie sposate (anche in chiesa) in cui si registrano matrimoni di convenienza, matrimoni aperti, scambisti, partner della coppia che hanno altri partner esterni anche del proprio sesso (con il coniuge consapevole o meno), ma si vuole impedire ad una coppia di omosessuali o lesbiche che si ami, magari monogamicamente, di mettere su famiglia in nome di una presunta moralità pubblica? Ci sono coppie sposate fertili, ma concordi nel non voler avere figli, perché allora legare il matrimonio alla procreazione?

Il timore di alcuni è che il matrimonio fra omosessuali apra le porte all’adozione. In passato anche io ritenevo che per un bambino fosse migliore la coppia costituita da un uomo e una donna, tuttavia con l’esperienza maturata, sia conoscendo alcune coppie di lesbiche equilibratissime (che sarebbero una benedizione per un bambino) e invece coppie etero squilibrate, litigiose, vendicative anche a spese dei figli, violente, castranti e comunque assolutamente inadatte ad accogliere ed educare un bambino, ancorché nato dalla loro unione, ho dovuto ricredermi. Fra l’altro la coppia richiedente l’adozione viene sempre sottoposta ad indagine psicologica per accertarne l’idoneità, quindi – etero o omo che sia – offre a volte più garanzie di una coppia che non ha mai dovuto superare test di paternità o maternità.

Il timore che la sessualità del minore sia influenzata dal fatto che i genitori siano dello stesso genere mi sembra infondato, non fosse altro che perché ad oggi la quasi totalità dei gay e delle lesbiche al mondo sono figli di eterosessuali. Peraltro la presenza di figure di ambo i sessi (e di modelli tradizionali di famiglia) nella vita del minore affidato ad una coppia omosessuale sarebbe garantita da nonni, zii, babysitter, insegnanti, come accade tanto spesso anche per bimbi con genitori single per scelta o a seguito di una separazione o di un lutto.

Ci sarebbe tanto altro da dire, ma chiudo richiamando una sentenza del 2008 della Corte dei diritti dell’uomo, secondo cui l’omosessualità non può essere fattore di discriminazione per l’adozione, almeno laddove anche i single possano adottare.

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Sono ingegnere, commercialista e diplomata in materie pedagogiche. Pur avendo concrete opportunità di lavoro in grandi imprese private, ho scelto l’insegnamento per la ricchezza di rapporti umani che caratterizza questa professione.

Appassionata di diritto, da più di tredici anni mi occupo di giustizia e legalità e sono impegnata per la difesa dei diritti e delle libertà costituzionali e nella lotta contro mafie e malaffare. Sono stata relatrice in corsi per avvocati e in vari convegni, contribuendo alla redazione di alcuni saggi giuridici.

Convinta che il vero volontariato sia quello gratuito e indipendente da poteri partitici, confessionali ed economici, da oltre un decennio coordino l’associazione nazionale Osservatorio sulla legalità e sui diritti onlus.

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