Dal mutuo alle visite in ospedale. Così per lo Stato i gay sono invisibili.

da Repubblica.it del 16 marzo 2012
di Maria Novella De Luca

I codici italiani non prevedono tutele: “Ci difendiamo con le scritture private, ma in Italia siamo oltre cinque milioni. Per noi anche le cose più semplici diventano una corsa ad ostacoli”. Così le coppie omosessuali vivono gli stessi problemi delle unioni di fatto eterosessuali. Con l’aggravante della discriminazione.

INVISIBILI. Per lo Stato e la burocrazia italiana le coppe gay, con o senza figli, sono invisibili. Nel senso che ognuno di loro esiste come singolo individuo, o come mamma o papà single, ma sul fronte del patrimonio, delle pensioni, dell’assistenza in ospedale, dell’acquisto di una casa, o addirittura dell’affido di un figlio, la coppia gay, semplicemente, non è contemplata.

Una condizione che le equipara alle coppie di fatto eterosessuali, che si trovano spesso a dover affrontare discriminazioni simili. Ma verso le unioni omosessuali c’è l’aggravante del tabù e dell’omofobia. Eppure nel nostro paese ci sono cinque milioni di omosessuali e oltre centomila bambini nati da unioni lesbiche o gay. Bambini che frequentano scuole pubbliche, ma al momento dell’iscrizione devono risultare figli soltanto di uno dei componenti della coppia gay, perché, appunto, non essendoci né matrimoni né vincoli more uxorio riconosciuti per gli omosessuali, l’altro genitore per la legge non esiste…

Certo, è sempre possibile difendersi attraverso scritture private, ma, come spiega Gianfranco Goretti, papà gay insieme al suo compagno Tommaso Giartorsio, di due bambini, Lia e Andrea ed esponente di “Famiglie Arcobaleno”, “noi dobbiamo passare la vita a prevedere ogni tipo di problema, per poter poi lasciare carte e documenti con cui tutelare i nostri cari, perché, appunto, per lo Stato semplicemente non esistiamo”.

LA SANITÀ
Basta un medico zelante per impedire l’assistenza

Quello dell’assistenza sanitaria è uno dei settori dove il non essere sposati, e dunque non avere vincoli di parentela, crea più problemi e sofferenza. Perché, così prevede la legge, accanto al letto di un ammalato, per curarlo, per dare o negare un consenso, ci possono essere soltanto persone legate da vincolo matrimoniale o di stretta parentela. Esclusi dunque i conviventi, sia eterosessuali, che gay. In realtà, per fortuna, le maglie degli ospedali spesso si allargano, e capita così che anche senza “contratto” si possa stare vicini ai propri cari. “Ma basta un infermiere un po’ più zelante, una caposala che detesta i gay, che si può essere cacciati fuori, come degli intrusi”, ricorda sul sito dell’Arcigay Marzia, che racconta però di aver potuto tenere la mano della sua compagna per i lunghi e amari mesi di una malattia terminale.

I BAMBINI
L’adozione rimane un tabù stop anche al riconoscimento

Enormi i problemi burocratici per le coppie gay che decidono di avere un figlio. Di fronte alla legge i bambini infatti risultano figli soltanto di uno dei due componenti, la madre biologica se si tratta di una coppia lesbica, o il padre che mostra il certificato di nascita del bimbo avuto con una gestazione surrogata. Il secondo genitore per lo Stato non compare affatto nella vita di quel bambino. Con il paradosso, che se il genitore biologico muore, quel bimbo potrebbe non essere affidato al compagno del padre o alla compagna della madre, ma alla famiglia d’origine “biologica”. “Più i figli crescono – spiega Goretti – più i problemi aumentano. Eppure abbiamo invece incontrato una straordinaria direttrice di scuola pubblica, che mettendo da parte la burocrazia, ci ha accolti entrambi come genitori di nostra figlia Lia”.

LA CASA
Ostacoli persino in banca “No ai mutui cointestati”

Anche sulla casa è soltanto il diritto privato a tutelare la coppia gay. Si può cointestare un appartamento, si può lasciare scritto che l’erede di quel bene è il proprio compagno o la propria compagna, ma in assenza di una vincolo preciso nulla è garantito. “La nostra casa è cointestata, ma il mutuo è stato stipulato da me”, racconta Fabrizio B, agente di commercio, compagno da oltre 15 anni di Simone, anche loro sposi in Olanda, e adesso, dopo la Cassazione, fiduciosi, che forse, chissà “qualcosa potrebbe cambiare”. “Alcuni anni fa il comune di Bologna aveva provato ad inserire nelle liste per le case popolari anche le coppie di fatto, senza specificare se gay o eterosessuali. Molti di noi si erano iscritti più che per provocazione che per reale speranza di una casa: le polemiche erano state così forti che di quel bando non è saputo più nulla”.

L’EREDITÀ
Né pensione né lasciti dopo la morte del partner

Non esistendo un vincolo matrimoniale, né la possibilità di registrarsi come unione civile, né i Pacs, in una coppia gay quando uno dei due partner muore all’altro non resta nulla. Nel senso che non eredita, né ha diritto ad alcuna pensione di reversibilità. Certo, il diritto privato in questo aiuta, ci si può tutelare facendo testamento, cointestando i beni, ma tutto può essere impugnato o reso nullo dai parenti di uno o dell’altro, che vantano la consanguineità. Racconta Gianfranco Goretti di “Famiglie Arcobaleno”: “Proprio in questi giorni ho saputo la storia di un mio collega, il cui compagno si è ammalato di Alzheimer, ormai non è più autosufficiente, e lui, dopo vent’anni di convivenza non può prelevare i soldi della pensione, fondamentali per le cure, perché appunto, per lo Stato, quella coppia non è mai esistita…”.

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