Della guerra si può discutere, dell’aborto no. Le indicazioni elettorali dei vescovi USA

da Adista del 22 ottobre 2011

WASHINGTON-ADISTA. Non devono essere cambiate molto le priorità dei vescovi statunitensi se, in vista delle elezioni presidenziali del prossimo anno, la Conferenza episcopale Usa (Usccb) ha pensato di rilanciare lo stesso documento diffuso nel 2007 – Forming Consciences for Faithful Citizenship –, a un anno dalla consultazione elettorale che vide prevalere Barack Obama. Unica novità: una Nota introduttiva redatta e approvata nel settembre di quest’anno e diffusa insieme al testo del 2007 il 6 ottobre scorso.

Non «una indicazione di voto», dichiaravano i vescovi allora – e lo ribadiscono ora – ma un aiuto ai «cattolici a formare la propria coscienza conformemente alla verità di Dio». «Esortiamo i nostri pastori e i fedeli – si legge nella Nota – a utilizzare ancora questo importante documento per aiutarli a formare la loro coscienza, per contribuire a un dialogo pubblico civile e rispettoso e per modellare le loro scelte nelle prossime elezioni alla luce della dottrina cattolica». «I cattolici hanno gli stessi diritti e doveri degli altri a partecipare alla vita pubblica», prosegue la Nota, e «la Chiesa, attraverso le sue istituzioni, deve essere libera di svolgere la sua missione e di contribuire al bene comune, senza essere spinta a sacrificare insegnamenti fondamentali e principi morali».

E su quali siano i principi che stanno particolarmente a cuore alla Chiesa non è possibile fare confusione. La scala di priorità dei vescovi statunitensi è chiara: l’elenco degli elementi di discernimento comincia con l’attacco all’aborto e alle «altre minacce alla vita e alla dignità di chi è vulnerabile, malato», per proseguire con la difesa della libertà di coscienza, del matrimonio tra uomo e donna, per approdare poi alla crisi economica, al problema dell’immigrazione, alle guerre e alla violenza. Temi, questi ultimi, che non devono essere presi in considerazione in maniera equivalente, scrivono i vescovi, distinguendo «quelli che implicano il chiaro obbligo di opporsi al male intrinseco che non può mai essere giustificato», da altri che sollevano «serie questioni morali» che devono spingere a «cercare la giustizia e promuovere il bene comune».

Tra i «mali intrinseci», scorrendo il documento, figurano infatti in primo luogo l’aborto e l’eutanasia: «È un errore con gravi conseguenze morali trattare la distruzione di vite umane innocenti solo come una questione di scelta individuale», scrivono che i vescovi che, per quanto si sforzino di non voler dare indicazioni di voto, affermano chiaramente, e a più riprese, che «un cattolico non può votare per un candidato che prende una posizione a favore di un male intrinseco, come l’aborto o il razzismo». «La Chiesa – scrivevano ancora nel 2007 – è coinvolta nel processo politico ma non è di parte. La Chiesa non può farsi paladina di un candidato o di un partito. La nostra causa è la difesa della vita e della dignità della persona umana e la difesa dei più deboli». E mettono in guardia sia da coloro che potrebbero ritenersi esonerati dai valori morali fondamentali facendo appello alla loro coscienza, che da coloro che potrebbero ridurre la morale cattolica solo ad uno o due aspetti. (ingrid colanicchia)

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