di passaggio in passaggio

aprile 2012
riflessione pasquale postuma di un componente del gruppo Emmanuele

Sono partito lunedì mattina quasi presto, dopo aver riempito la piccola borsa da viaggio soprattutto di libri, desideroso com’ero, di leggerne tanti, tutti. Mi rendevo conto che ciò non sarebbe stato possibile, a malapena ne avrei letto uno, ma volevo “vedere”nel concreto il mio grande bisogno di leggere, dimensione piuttosto rara negli ultimi tempi per me. Sorridevo scegliendo i numerosi titoli che da tanto rinviavo, compiaciuto del gesto poco razionale ma già gratificante nel farlo. Oltre ai libri, mi sono portato via la stampa dell’itinerario da seguire per arrivare a destinazione dato che non possiedo(e mi sta pure antipatico) il navigatore satellitare, che ti ordina continuamente dove andare e cosa fare, con quella voce umana e aliena al tempo stesso che mi inquieta un attimo. Come colonna sonora del viaggio, ho fatto mangiare al lettore cd dell’auto dischi e dischi di opera lirica visto che la meta era il lago di Massaciuccoli sul cui belvedere sorge villa Puccini, residenza creativa del celeberrimo compositore di Bohéme, Tosca, Butterfly… Purtroppo non sempre le indicazioni stampate sono così eloquenti e tantomeno quelle parlate chieste alla gente del posto che, impietosita dal mio smarrimento fisico e psicologico dopo cinque ore di viaggio, non mi è stata comunque d’aiuto per raggiungere il lago. Mi sono perso da Lucca ovest in poi, mi sono spinto fino a vedere in relativa lontananza la torre di Pisa e solo allora sono ricorso all’uso della cara, vecchia, inusata carta stradale dell’Italia centrale che tengo in auto assieme a quella meno dettagliata di tutto il BelPaese. Con quella mi son saputo orientare e, arrivato a destinazione, sono andato subito a letto per la stanchezza. Ero alloggiato in una pensioncina situata nella parte opposta della sponda di Torre del Lago Puccini, quindi appena sveglio, ho ripreso la macchina e sono finalmente giunto nei pressi della villa, già chiusa, per godermi la panoramica del lago popolato da numerose paperette e anatroccoli che tutti allineati e composti, ondeggiavano starnazzando. Era arrivato il momento di leggere seduto sulla panca davanti allo specchio d’acqua coronato dalle cime appenniniche, avevo il libro con me, ma come distogliere lo sguardo da tanta naturale bellezza? Non ce l’ho fatta, e ho trascorso il tempo a osservare colori, persone, natura che stavano lì con me. Dopo aver cenato in una locanda nei dintorni, sono tornato nella piazzetta che dà sul lago convinto di trovare gente allegra che chiassosamente avrebbe salutato le ultime ore di vacanze pasquali per riprendere, l’indomani, le attività lavorative. Stupore dei stupori, mi sono trovato da solo, in piazza, notte sopra, notte sotto riflessa dall’acqua, immerso in un silenzio assoluto (persino le papere erano mute) che penso solo Adamo prima della creazione di Eva abbia potuto sperimentare. Non ricordo di essermi sentito così presente a me stesso come quella sera. Quanta profondità emerge dal silenzio, quale lettura chiara di sentimenti e di pensieri! E la musica…Puccini, ingravidato dal silenzio ha tradotto il silenzio stesso in gioielli musicali. Quanta potenza sprigiona il silenzio e noi così poco abituati a viverlo. E penso al silenzio di Dio verso quel suo Figlio crocifisso, il silenzio che feconda il dolore ingiusto e che attraversa la morte non per diventare morte anch’esso, ma per tradurla in grembo di vita palpitante lì dove tutto sembra finito, muto, spento. Quale discepolo, allora, pensava che nel silenzio del sepolcro chiuso si stesse compiendo un passaggio così straordinario da arrivare fino a noi oggi?

A volte la vita ci costringe a delle piccole morti, sconfitte, incomprensioni, abbandoni, non amore che diventano silenzio doloroso. In quel silenzio, in quel dolore, ascoltandolo senza paura e senza disperazione, attraversandolo, può compiersi anche per noi un passaggio importante verso un nuovo inizio, una piccola rinascita perché siamo vivi e la nostra vita non viene da noi, è più forte e grida il suo diritto di continuare anche nelle situazioni più disperate, maltrattate e ingiuste. Anche se la nostra vita è stata strappata, i brandelli rimasti sono ancora e sempre vita, amata da Colui che ha rinunciato al cielo per sbriciolarsi nella nostra umanità.

Me ne sono andato silenziosamente a letto, e dopo una notte insonne a causa di un abbaiare perpetuo di cani impauriti da non so chi, sono ritornato a contemplare il lago. Nella strada del ritorno verso casa, ho deciso di fare una tappa nella splendida e decisamente artistica Firenze; ho corso e camminato parecchio, tanto da procurarmi un pesante mal di testa e pure di stomaco. Inutile dire che, dei libri portati con me, ne avrò letto in tutto quattro pagine in compenso, però, ho potuto scrivere queste righe per passare un pensiero; e se è vero che ogni domenica e ogni giorno è Pasqua, colgo l’occasione per augurare a tutti una buona Pasqua, di passaggio in passaggio!

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