Dibattito sui dico, il parere di Giuseppe Trentin – moralista della diocesi di Padova

Difesa del Popolo, settimanale diocesano di Padova, 13 Marzo 2007

Un giornalista chiede a mons. Luigi Negri, vescovo di San Marino e Montefeltro: “La crisi del governo Prodi può aiutare gli oppositori dei Dico?”: Il vescovo non risponde: “Lei mi chiede un giudizio politico che non mi compete”: Il giornalista rilancia: “Quale influenza può avere l’allungamento dei tempi comportato dalla caduta del governo?”: Questa volta il vescovo risponde: “Senza entrare negli aspetti tecnici e parlamentari dell’iter del disegno di legge e della soluzione della crisi di governo, credo si stia profilando una grande opportunità per un ripensamento della materia da parte di tutte le componenti delle forze sociali e degli ambienti culturali, ma ovviamente anche da parte dei politici”.

A che punto è oggi il ripensamento del tema al vaglio del senato proprio in questi giorni? Analizzando un po’ la situazione si può notare che qualcosa è cambiato sul piano politico: il disegno di legge sui Dico è sparito dal programma del nuovo governo: Qualcosa sta cambiando anche a livello sociale: una parte del mondo cattolico è pronta a scendere in piazza per una grande manifestazione a sostegno della famiglia. Qualcosa infine sta cambiando a livello culturale e pastorale: alcuni vescovi sono intervenuti con pubbliche interviste e dichiarazioni per precisare che il famoso “Non opossum” di Avvenire non può costituire uno spartiacque sul futuro della politica italiana e tanto meno dei rapporti tra chiesa e stato.

Il vero problema a questo punto è rispondere alla domanda: può un parlamentare cattolico votare una legge favorevole ai Dico? Molti rispondono di no: i Dico sono una minaccia per la famiglia, legittimano un costume pericoloso, riconoscono una serie di diritti e doveri che, lo si voglia o no, alla lunga finiscono per avallare una specie di matrimonio “a tempo”, alternativo al matrimonio civile e religioso. Altri rispondono di si perché non sono i Dico a minacciare la famiglia, semmai è la famiglia in crisi che non è più un ideale, un progetto di vita per tanti giovani, sempre più dubbiosi e incerti, i quali vedono nel matrimonio, se non la tomba dell’amore, un ostacolo alla loro spontaneità, libertà, creatività, senza comprendere che costruire una relazione non è facile e in ogni caso non è cambiando persona che si cresce, si matura, si risolvono problemi e conflitti.

Su due punti a mio parere i cattolici dovrebbero trovarsi comunque d’accordo: sul fatto che lo stato non può ignorare diritti di persone che non potendo sposarsi – penso in particolare agli omosessuali – vengono discriminate e costrette a vivere nella semiclandestinità quasi fossero cittadini di seconda classe: L’altro punto riguarda una seria politica familiare di sostegno economico, sociale e culturale non solo ai conviventi che non intendono sposarsi – statisticamente una minoranza – ma anche e soprattutto ai giovani i quali non trovano molto attrattive le vicende di sposi che alle prime difficoltà si separano, divorziano, cambiano persona, o magari continuano a stare insieme, ma senza amore e a volte anche senza rispetto reciproco.

E’ facile cogliere quale ampio spazio di educazione e formazione all’amore, al rispetto, alla relazione, al dialogo, si apre ai cattolici in questo campo, e ciò indipendentemente dal fatto che al fine di riconoscere diritti e doveri dei conviventi si allarghino le maglie di leggi esistenti o si introducano nuove leggi per casi precisi e ben determinati.

Purtroppo nel mondo cattolico sui Dico si sono accesi subito i toni, per cui diventa sempre difficile, se non impossibile, dialogare, ragionare. Sarà bene ricordare quindi che quando si parla di divorzio, aborto, contraccezione, eutanasia, convivenze… si usano termini valutativi molto pregnanti e carichi di “pre-comprensioni” che rischiamo di trasformarsi in veri e propri “pre-giudizi”, quando non si accetta di passare attraverso il vaglio di un ragionamento o quanto meno di un discernimento in grado di sceverare un problema da un altro, una convinzione da una valutazione, una valutazione da un’esortazione, un’esortazione da una regolamentazione, una regolamentazione da un progetto culturale, educativo, pastorale. E via distinguendo, non per eludere i problemi ma per affrontarli nel modo più corretto e preciso possibile.

Giuseppe Trentin

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