domenica, 3 marzo 2013 – luogo di liberazione

L’opportunità di confrontarsi con altri gruppi che hanno finalità simili all’Emmanuele non è cosa di tutti i giorni. Da qui nasce l’entusiasmo che ha accompagnato la prima domenica di marzo, giorno in cui alcuni rappresentanti del gruppo di Trieste, Bologna, Vicenza e Verona ci hanno fatto visita. Gruppi con esperienze ed età diverse si sono incontrati per fare un po’ il punto della situazione e per trovare uno spazio di condivisione.

Siamo stati coinvolti da chi è ancora in una fase di sperimentazione, quando le buone prospettive per il futuro rappresentano energie positive che fanno passare in secondo piano le ovvie difficoltà della partenza e la non chiarezza di obiettivi. Abbiamo percepito l’impegno di chi sta vivendo un ricambio generazionale nel gruppo, alla ricerca di una nuova identità e che sente forte la distanza con la Chiesa ufficiale e la scarsa considerazione della stessa Arcigay locale. Abbiamo accolto infine l’esperienza di chi fa dell’ascolto, della riflessione e della comunicazione, il proprio elemento distintivo, vivendo la difficoltà di rompere un certo isolamento, intenzionati a proporsi all’esterno e ad uscire allo scoperto.
E ci siamo anche noi, l’Emmanuele, con tanti impegni, tante sfide, con un grande ricambio che si è verificato negli anni. Viviamo il rischio di non legare bene con le persone con cui stiamo camminando, sentiamo necessaria una ristrutturazione, una rivisitazione dello stesso atto fondativo del gruppo e ci chiediamo come comunicare con la chiesa, con le istituzioni e con gli altri gruppi italiani ed europei. Siamo consapevoli che se sapessimo proporci con coraggio, dalle relazioni fra le persone potremmo ricevere molto e far progredire questa necessità di cambiamento. E siamo coscienti anche del fatto che il nostro desiderio di essere accolti ha senso d’essere nel momento in cui noi stessi sappiamo accogliere ed essere accoglienti.

Alla luce di questa condivisione ci siamo confrontati con un film documentario che racconta l’esperienza del teologo americano McNeil.

Quale senso ha il ritrovarsi nei gruppi di gay credenti? Se confrontiamo le modalità di aggregazione o del pride nell’America di McNeil con quelle attuali, si percepisce una forte differenza. Allora si trattava di eventi di grande liberazione personale. Oggi, non essendoci la persecuzione di quegli anni, c’è meno necessità di mettersi in discussione e non c’è grande ricerca di testimonianza. Negli Stati Uniti la fierezza che nasceva dal sentirsi molto indipendenti dalla chiesa romana, stimolava voglia di rivendicazione e combattività, tutti aspetti molto meno evidenti in Italia. La chiesa è solo una parte della società. Quando la gente comune arriverà a considerare normale l’omosessualità, a quel punto anche la chiesa avrà necessità di rivedere la propria posizione. È un lavoro lento e graduale dove ognuno di noi partecipa nel suo piccolo spostando un delicato equilibrio fra accoglienza e scontro. Spesso ci troviamo nella condizione di sentire quasi necessaria l’approvazione della gerarchia. Ma è solo con il dialogo e con il contributo personale e diversificato di ognuno di noi che possiamo determinare e modificare idee e opinioni della società. Si tratta di portare avanti ragioni e discutere senza violenza e senza farci sopraffare dalla paura che ci blocca e ci fa vedere ostacoli che in realtà sono solo nella nostra mente.

Ci sono diversi gruppi di omosessuali credenti, ognuno con una propria storia, un proprio carisma e personali scelte di intervento. Ogni gruppo contribuisce al dialogo e all’evoluzione nell’accettazione dell’omosessualità a modo suo, qualcuno puntando più in alto, qualcuno con particolare determinazione .

John McNeil ci insegna che leggere, studiare, farci aiutare a comprendere quali passi, quali modi, quali idee diffondere, ci dà sicuramente maggiori strumenti di intervento. Ognuno di noi è fattore della propria liberazione e il gruppo è sicuramente il luogo fisico e spirituale in cui possiamo aiutarci a prendere consapevolezza e ad agire in modo efficace.

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