domenica in albis

 

meditando sulla seconda domenica di pasqua

DOMENICA IN ALBIS – 15 aprile 2012

Caravaggio, Incredulità di san Tommaso

Caravaggio, Incredulità di san Tommaso (1601, Pinacoteca del Parco di Sanssouci, Potsdam, Germania)

Nella domenica dopo Pasqua la liturgia ambrosiana ha recuperato la dizione originaria con cui anticamente veniva definita: domenica in albis depositis. Il titolo rimanda alla celebrazione del battesimo. I catecumeni che nella Veglia Pasquale avevano ricevuto il battesimo venivano rivestiti di una tunica bianca, segno della nuova dignità di figli di Dio ricevuta insieme al battesimo. La tunica bianca veniva indossata per tutta la settimana. Nella domenica seguente la tunica veniva deposta (da qui il titolo: in albis depositis), per riprendere i vestiti della ferialità, dell’impegno quotidiano.

È risorto!
La notizia ha attraversato i secoli, è arrivato fino a noi, oggi. Milioni di uomini e donne hanno scoperto la semplice verità: è inutile cercare il crocefisso, non è qui, è risorto. Non rianimato, non vivo nella nostra memoria: Gesù di Nazareth è risorto da morte e vive in eterno. Ma, certo, la cosa ci può lasciare indifferenti o pieni di dubbi. Specialmente in questi fragili tempi, siamo consapevoli che la fede nel Risorto richiede un salto di qualità: altro è credere che un buon uomo, un profeta di nome Gesù, ci ha parlato di Dio in modo innovativo. Altro professarlo risorto e presente, manifestazione stessa del Signore. Non ditelo a Tommaso. Tommaso è deluso, amareggiato, sconfitto. Il suo terremoto ha un nome: crocifissione. Lì, sul Golgota, ha perso tutto: la fede, la speranza, il futuro, Dio. Umiliato e sconvolto, si è trovato al Cenacolo con gli apostoli che gli hanno raccontato di avere visto Gesù. E, lì, Tommaso si è indurito. Tommaso è uno dei tanti scandalizzati dall’incoerenza di noi discepoli. Eppure resta, non se ne va, stizzito. Torna proprio per lui, il Signore. Gesù lo guarda, gli mostra le mani, ora parla. Tommaso, so che hai molto sofferto. Anch’io, guarda. Anche Dio ha sofferto, come lui. Siamo chiamati a credere senza vedere. Siamo beati se crediamo senza vedere. Ma non come dei creduloni ingenui e storditi. La fede è proprio la fiducia in qualcosa che non vediamo, ma che viviamo come credibile. Il problema, semmai, è chi ce ne parla, sapere se merita o meno fiducia. Incontrare Gesù Risorto è un evento dell’anima, che parte dalla curiosità, si nutre di intelligenza e approda alla fede. La curiosità inizia nell’incontro con persone che vivono nella pace del cuore, riconciliati con loro stessi e scoprire che sono discepoli del Risorto.

O Dio, che in ogni Pasqua domenicale
ci fai vivere le meraviglie della salvezza,
fa’ che riconosciamo con la grazia dello Spirito
il Signore presente nell’assemblea dei fratelli,
per rendere testimonianza della sua risurrezione.

colletta della liturgia del giorno