Don Santoro, il prete che benedice i matrimoni gay

da Corriere.it del 19 febbraio 2013

di Piero Riccardi ed Ernesto Pagano

Non matrimoni, ma “benedizioni pubbliche” per quelle coppie omosessuali che desiderano sancire la loro unione di fronte a Dio. Don Alessandro Santoro officia questo tipo di cerimonie nel prefabbricato della comunità delle Piagge, all’estrema periferia nord di Firenze. La sua idea di Chiesa volta «ad accogliere in pienezza di comunione – scrive – queste differenti forme d’amore» lo ha portato in conflitto con le alte gerarchie ecclesiastiche.

Nel 2009 è stato sospeso per 6 mesi dall’arcivescovo di Firenze Giuseppe Betori per aver unito in matrimonio (questa volta quello canonico) un uomo e una donna transessuale. «La coppia – spiega don Santoro – era già sposata civilmente, visto che lo Stato li ha considerati come un uomo e una donna». Ma la Chiesa ha visto le cose diversamente, considerando nullo il matrimonio e mandando il prete ribelle in riflessione.

Don Santoro però non demorde: «Rifarei oggi e anche domani quello che ho fatto, e sarei disposto a pagarne il prezzo». E proprio in nome delle sue convinzioni, al Centro comunitario delle Piagge, la comunione viene distribuita anche ai gay dichiarati e i corsi prematrimoniali sono aperti alle coppie omosessuali. Al termine di questo percorso riceveranno “una benedizione” come sigillo della loro unione. «Le persone benedicono anche le automobili», dice il prete e aggiunge: «Benedire una coppia che si ama non ha nulla di sbagliato, anzi, bisogna benedire – proprio nel senso di ‘dire bene’ – queste forme di amore».

Luciano e Davide, una consolidata coppia omosessuale della provincia di Prato, ha avuto di recente due gemelli grazie all’inseminazione artificiale di una gestante “di sostegno”. A marzo i due piccoli verranno battezzati da Don Santoro, che non si dice preoccupato, anche perché vietare il battesimo a due bambini, seppure nati in maniera non convenzionale, «sarebbe un autogol per la Chiesa».

Una Chiesa in cui, assicura il prete, ci sono molti sacerdoti che «sentono le cose che sento io». E aggiunge: «Se tutti le esprimessero alla luce del sole non sarebbero più scandali, ma il patrimonio comune di una Chiesa più aperta».

qui il video dell’intervista

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