Effetto Bergoglio: l’eclissi di Bagnasco

da La Repubblica del 18 dicembre 2013

di Alberto Puppo e Marco Preve

Papa Francesco compie 77 anni e Angelo Bagnasco, in qualità di presidente della Cei, gli invia “gli auguri più affettuosi “. Ricorda come “l’infaticabile ministero apostolico ” del Papa dispensi “parole di vita e di misericordia che aprono cammini e risvegliano speranza”. Insieme alla riconoscenza per l'”esempio” offerto da Francesco, la Chiesa italiana gli assicura “la costante preghiera dei pastori e dei fedeli “, e rinnova “l’impegno per diffondere la gioia del Vangelo “.

Già meglio di quando, il 13 maggio 2013, pochi istanti prima dell’Habemus Papam, la Conferenza Episcopale Italiana collezionò una gaffe da Guinness, salutando “la notizia dell’elezione del Cardinale Angelo Scola a successore di Pietro”. Uno spiacevole errore, fatto sta che, dal giorno in cui Jorge Bergoglio ha preso possesso del soglio pontificio, l’inarrestabile carriera di Angelo Bagnasco ha registrato una brusca frenata.

L’ultimo segnale arriva dalle nomine dei nuovi membri della Congregazione dei Vescovi, l’organismo che, tra l’altro, nomina i nuovi vescovi. Papa Francesco ha scelto ieri: confermato alla guida il cardinale canadese, Marc Ouellet, così come Ilson De Jesus Montanari, appena scelto da Bergoglio. ma dalla lista, che comprende anche Tarcisio Bertone e, soprattutto, il neo-segretario di stato, Pietro Parolin, scompare il nome di Bagnasco. Non che l’arcivescovo di Genova, nell’organismo, avesse una posizione di particolare rilievo, ma l’estromissione del presidente della Cei non può passare inosservata. In realtà, all’origine delle scelte, vi è il preciso disegno di papa Francesco che non ha alcuna intenzione di allargare a dismisura il numero di cardinali e che, in ogni caso, vira decisamente sul Sud del mondo.

E così, anche all’interno della Congregazione dei Vescovi, spazio all’arcivescovo di Bogotà come a quello di Guadalajara. Ben più che un segnale. Pollice verso anche per l’altro genovese Mauro Piacenza, già potentissimo prefetto per la Congregazione della Fede e recentemente declassato al ruolo di Penitenziere maggiore, che sarà pure il più antico dicastero della Curia romana, ma non certo il più influente. Ultimo atto della caduta verticale di quella che veniva identificata, non senza perfidia (o invidia) come la lobby genovese in Vaticano. Silurato Bertone, declassato Piacenza, spedito in Brasile l’enfant prodige Marco Simeon (piazzato in Rai), non resta che Bagnasco.

Ma neppure lui, a dire il vero, se la passa granché bene. La Cei interventista, soggetto centrale della vita politica italiana, è soltanto un pallido ricordo. Esempio ne è il Forum delle Associazioni Cattoliche di Todi del 2013, scivolato via senza lasciare segni tangibili. Il messaggio recapitato da Francesco alla Cei è chiaro e inequivocabili: sulle questioni politiche e sui famosi “valori non negoziabili” basta e avanza il magistero papale. I vescovi si occupino della pastorale.

Ma non finisce qui. Un Bagnasco inevitabilmente costretto a circoscrivere i suoi interventi (ormai rarissimi) si trova alle prese anche con una questione ancora più decisiva: la Cei è l’unica tra le conferenze episcopali al mondo, ad essere nominata direttamente dal papa. Un’anomalia che Bergoglio vuole correggere quanto prima. Di fronte alle sollecitazioni di Francesco, Bagnasco si era detto pronto a presentare immediatamente le dimissioni. Ma il papa si è limitato a chiedergli di porre mano speditamente alla riforma dello statuto. E intanto ha già mutilato la struttura, promuovendo il segretario Mariano Crociata a vescovo di Latina.

Un termine è ben definito: novembre 2015, quando a Firenze si svolgerà il quinto convegno ecclesiale. Appuntamento decennale, decisivo snodo programmatico per la chiesa italiana del futuro. La preparazione è affidata a un altro “genovese” Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino, nato a Rossiglione. Per quell’occasione la Cei dovrà già essere riformata. Con un nuovo presidente.

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