Effetto Obama sulle nozze gay

da IlSole24ore.com del 20 maggio 2012

di Armando Massarenti

Quanti avrebbero scommesso sulla rischiosità estrema di esporsi elettoralmente su un tema delicato come le nozze gay? Se Obama ha osato tanto è perché era consapevole di un fenomeno piuttosto noto agli studiosi di teoria dei giochi e di scienze sociali, cioè dell’esistenza di «maggioranze silenziose» che non osano esprimere un’opinione giudicata impopolare, coltivata in privato finché qualche voce autorevole non la esprime pubblicamente in maniera plateale. Non deve stupire che la maggior parte degli americani ora si dichiari d’accordo con Obama.

D’altro canto è probabile che il dato sarebbe stato diverso se Obama non si fosse espresso in quei termini. Egli probabilmente ha colto il momento in cui un’opinione era abbastanza matura per essere sdoganata. Come aveva osservato Mark Twain «il movimento antischiavista, quando ebbe inizio nel Nord non suscitò nessuna simpatia. La stampa, il clero e la grande maggioranza delle persone rimasero indifferenti. Questo accadde per timidezza, per paura di esprimersi e diventare impopolari, non perché si approvasse la schiavitù o non si avesse pietà per gli schiavi». «Non c’è individuo – aggiungeva – che non nutra convinzioni impopolari, che coltiva e accarezza, ma che il buon senso gli vieta di esprimere» vista l’estrema ostilità, che spesso si trasforma in vera e propria crudeltà, che tali opinioni suscitano tra i benpensanti. Ma spesso ciò è solo frutto di un calcolo sbagliato sulle opinioni degli altri. Un insegnante, alla fine di una lezione, chiede se è tutto chiaro o se ci sono domande. Nessuno ha capito un granché ma nessuno alza la mano. Tutti hanno paura di fare brutta figura, ma, soprattutto, ognuno pensa di essere l’unico a non aver capito e sopravvaluta le capacità altrui. Più in generale, osservando bande giovanili, scuole, prigioni, chiese, si è capito che i gruppi umani sono tenuti insieme da una variegata condivisione di valori e comportamenti, che vanno dall’ostentata violenza delle bande giovanili ai divieti di giocare a carte o di avere rapporti extraconiugali predicato dai gruppi religiosi.

Si è però anche visto che, entro questi gruppi, ogni individuo pensa che i suoi compagni siano attaccati a quei valori e comportamenti molto più di quanto lo sia egli stesso. E dunque si adegua. I membri delle bande giovanili, intervistati singolarmente, spesso prendono le distanze dai propri stessi comportamenti antisociali, ma vi si conformano perché non osano criticare pubblicamente i loro compagni. Allo stesso modo, in certe comunità apparentemente razziste, buona parte dei membri nutre molti meno pregiudizi di quanto appaia. Pensando che gli altri siano più razzisti di loro, tendono ad adeguarsi all’opinione comune e, per il buon vivere, ad aderire agli stessi pregiudizi. Salvo poi scoprire, grazie a gente come Obama, che si può vivere ancora meglio liberandosi, tutti insieme, dei pregiudizi in cui in fondo neppure si credeva.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>