Figli di questa chiesa, che ha il dovere di accoglierci. Lettera di omosessuali credenti ai delegati di Verona

Adista Notizie N.71- 14 Ottobre 2006

Padova. Dopo il documento elaborato dal gruppo “La fonte” di Milano, “La Creta” di Bergamo, “Kairos” di Firenze e “La Sorgente” di Roma (v. Adista n. 56/06), un’altra realtà di credenti omosessuali, il gruppo Emmanuele di Padova, ha voluto dare il proprio contributo al dibattito che faticosamente sta tentando di nascere, nelle Chiese locali, intorno ai temi del prossimo Convegno ecclesiale di Verona. Attraverso una lettera inviata ai partecipanti al Convegno, inoltrata per il tramite della commissione preparatoria diocesana (con cui il gruppo ha stabilito in questi mesi un proficuo contatto), il gruppo Emmanuele, nato nel 1997 (e che, grazie alla disponibilità di un sacerdote, ha trovato accoglienza nei locali di una parrocchia padovana), dopo aver brevemente presentato la propria esperienza, “in spirito di reciproco ascolto”, propone ai delegati di Verona una riflessione attorno a due specifici punti del “documento preparatorio” pubblicato il 29 aprile 2005, a cura della Commissione presieduta dal card. Dionigi Tettamanzi: la vita della Chiesa e la testimonianza di Gesù risorto.

Per quanto riguarda il primo punto, la lettera afferma che “la persona omosessuale credente, appartenendo di fatto a una minoranza, e oggetto ancora oggi, non di rado, di stigmatizzazione sociale, desidera sperimentare l’accoglienza di Dio proprio nel luogo dove la sua fede ha avuto origine, affinché, nel simbolismo della Chiesa-madre, l’abbraccio dell’agape ecclesiale costituisca la certezza della liberazione dalla paura”. “La Chiesa locale, e innanzitutto la parrocchia, sia dunque luogo ‘famigliare’, luogo di abbandono di maschere e vergogne, luogo di sostegno del dialogo aperto e del confronto”. “Quasi sempre – prosegue il documento – si parla delle persone omosessuali in contrapposizione alla famiglia, dimenticando l’elementare verità che anch’essi nascono e crescono nelle famiglie: sono figli, fratelli e sorelle che apportano spesso il loro originale e a volte insostituibile carisma nella cura amorevole dei genitori”. Ma a volte, scrive il gruppo Emmanuele, gli omosessuali sono essi stessi genitori: per questo, dicono, riteniamo “indispensabile citare anche gli omosessuali quando si parla di famiglia, non in quanto nemici, ma come membri a pieno diritto di ogni comunità pienamente umana”. Per le stesse ragioni, “un’educazione ai sentimenti e alla complementarità”, “non solo sessuale, ma a livello più ampio”, diviene “essenziale sia per gli eterosessuali sia per gli omosessuali, che sono essi pure uomini e donne ‘in ricerca’ e rifiutano il ‘superficiale emozionalismo'”.

Se nella realtà la Chiesa si presenta agli omosessuali credenti con un volto più di “matrigna” che di madre, ciò porta di riflesso i gay credenti a percepire Dio “unicamente come giudice”: esperienze come il gruppo Emmanuele possono servire allora “come luogo di re-incontro con il Risorto”, occasione dove il “contatto con la libera testimonianza altrui e la fraterna accoglienza” vince “sulla chiusura e sull’autocommiserazione” verso cui pure tanti gay si sentono spinti.

Quanto ai vari ambiti della testimonianza, la lettera si sofferma su quello che nel documento preparatorio riguarda la cittadinanza, “che tuttavia desidereremmo ricomprendesse innanzitutto la Chiesa stessa: la persona omosessuale ha cittadinanza piena nella Chiesa? Se le è richiesto – come attesta il Magistero – di rifiutare una parte di sé, come può presentarsi ‘in libertà’ a Dio e ai fratelli? Come può la creatura considerarsi – di conseguenza – indegna di un Creatore che è amante di ogni vita?”. “Questa appartenenza alla Chiesa sub condicione – prosegue la lettera citando il documento preparatorio – come può integrarsi con la consapevolezza che, a livello affettivo, ‘l’uomo […] vive l’aspettativa di un mondo accogliente ed esprime con la maggiore spontaneità il suo desiderio di felicità’ (n. 15)?”.

La speranza, quindi, “sarebbe quella di vedere una Chiesa che, come molti pastori tuttora fanno, rivolga attenzione e sostegno alla vocazione delle persone omosessuali alle varie forme di vita suscitate dall’umana convivenza, approntando forme di accoglienza e di educazione ai singoli, alle coppie e ai gruppi che rendano concreta la partecipazione attiva delle persone omosessuali alla vita della Chiesa, come anche auspicava il documento dei vescovi statunitensi Pur sempre nostri figli del 1998″. La lettera si conclude con l’auspicio che nella Chiesa italiana si realizzi quanto venne formulato nel Convegno ecclesiale di Loreto, nel 1985, e cioè che nei confronti degli omosessuali la Chiesa avvii “un’approfondita riflessione che positivamente li sostenga, e valorizzi, in positivo, gli aspetti complessi della loro realtà”: e proprio questo, scrive il gruppo Emmanuele, “noi cerchiamo di fare. Ci sembra che l’esperienza del gruppo costituisca per chi vi accede un segno di speranza e un momento di riconciliazione. Ci piacerebbe condividerla con tanti altri”. (valerio gigante)

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