Fino a quando l’amore omosessuale sarà censurato (anche al cinema)?

dal blog «Così è la vita» di Corriere.it del 6 luglio 2012

di Shadi Hamadi

Dal 22 al 28 giugno, Milano ha ospitato il ventiseiesimo Festival Mix Milano, trasformando la città in un polo culturale, unico forse in Italia, incentrato sull’omosessualità. È stato possibile assistere a numerosi film, presso il teatro Strehler, e partecipare alle numerose presentazioni di libri di autori internazionali. Quello che mi interessa sottolineare è che questo festival sia stato un porto sicuro per alcuni film, censurati in Medio Oriente, che hanno avuto l’opportunità di farsi apprezzare, in tutta la loro bellezza e poesia, dal pubblico presente.

Lungometraggi come Circumstance – film ambientato in Iran dove le due protagoniste, Atafeh e Shireen, entrambe bellissime, scopriranno passo dopo passo la loro sessualità e l’amore, sfidando le regole della società iraniani e delle loro famiglie –, o Zenne Dancer che narra una storia reale, quella di Ahmet Yildiz, 26 anni, assassinato dal padre nel 2008 in Turchia, perché gay; riprende la tragedia di Ahmet, ma dal punto di vista di Daniel, fotoreporter tedesco appena tornato a Istanbul dalla guerra in Afghanistan. In una discoteca Daniel conosce Can e poi Ahmet, due amici di lunga data. Can, ballerino estroverso e fiero della propria sessualità, ha il sostegno e l’amore della sua famiglia, mentre Ahmet, studente ancora alla ricerca della propria libertà, appartienea una famiglia musulmana molto, molto, tradizionalista. Innamoratosi di Ahmet, Daniel scoprirà quanto sia radicata l’omofobia in Turchia.

Questi film hanno testimoniato la difficoltà che l’amore omosessuale vive in Medio Oriente. Si rischia di morire, magari uccisi dal proprio padre, perchè si ama una persona dello stesso sesso. È impossibile parlare dell’omosessualità, perchè in molti, troppi, Paesi «non esistono» gay e lesbiche.

Questi film hanno testimoniato una passione e un amore che, nonostante tutto, sopravvive miracolosamente non accettando di inchinarsi alla brutalità e alla chiusura della società. Tutto ciò è stato possibile grazie a attori e registi coraggiosi che hanno sfidato condanne a morte e fatwe, lanciate da uomini e da società ignoranti, che credono di applicare il volere di un Dio che, a loro dire, condanna i suoi figli se amano persone del loro stesso sesso.

È proprio a quel mondo musulmano, gretto e oppressore, che dico, da credente, di andare a riguardare il passato, quello dove si parlava e si scrivevano libri, trattati, sull’erotismo; quel passato dove non c’erano tabù e l’amore, in ogni sua forma, volava libero tra le società e i cuori mediorientali.

Tempo fa ho intervistato Paolo, un ragazzo omosessuale siriano. Mi ha detto una frase che mi ha colpito molto: «Sai in Siria è normale vivere con un amico, anche camminare per la strada mano nella mano. Ma sono certo che non capirebbero cosa vuol dire essere gay». Un giorno, ancora lontano, capiranno, se guarderanno al loro stesso passato, che l’amore omosessuale esiste.

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