Francia: sui matrimoni gay si apre il conflitto fra gerarchia e base cattolica

da Adista n. 3 del 26 gennaio 2013

di Ingrid Colanicchia

Per la prefettura erano in 350mila, per gli organizzatori 800mila, per l’«Osservatore romano» quasi un milione. Sia come sia la giornata di protesta parigina contro il progetto di legge che apre a matrimonio gay e adozioni da parte di coppie omosessuali è stata certamente un successo sia per i suoi promotori sia per chi ne ha cavalcato l’onda, Chiesa cattolica francese in testa.

Diversi i vescovi d’oltralpe che sono scesi in piazza, tantissime le diocesi che hanno sponsorizzato l’iniziativa: un’intesa suggellata dal presidente della Conferenza episcopale, il cardinale di Parigi André Vingt-Trois, che, come aveva anticipato, non ha sfilato per le strade ma è pur sempre intervenuto a portare il suo saluto e incoraggiamento ai manifestanti.

Un impegno in prima linea, quello della Chiesa cattolica francese, che, secondo il sondaggio realizzato il 12 e 13 gennaio dall’Istituto LH2 per conto del settimanale «Le Nouvel Observateur» (13/1), costituisce un’ingerenza indebita per il 52% dei francesi. Quanto al progetto di legge “Matrimonio per tutti”, se il 56% dei francesi si dice favorevole al matrimonio gay; solo il 45% è d’accordo con l’adozione da parte di coppie omosessuali.

Divisioni cui non è estranea la Chiesa stessa. A fronte di una gerarchia compatta nel tentativo di affondare il progetto di legge (a soli tre giorni dalla manifestazione il Consiglio permanente della Conferenza episcopale ha anche diffuso un comunicato sollecitando il governo a non ignorare la protesta parigina), sono sempre di più le voci della Chiesa di base che chiedono di aprire un vero dibattito (della petizione lanciata dal Réseaux du Parvis, la rete che riunisce 50 realtà del cattolicesimo conciliare francese, abbiamo già detto, v. Adista Notizie n. 2/13). «Le autorità religiose cattoliche, protestanti, ebraiche, musulmane si sono espresse pubblicamente contro il progetto di legge che apre al matrimonio per tutti. Da mesi dicono di volere un dibattito su questo argomento per far ascoltare l’opinione pubblica francese, tralasciando però di prendere in considerazione la diversità di opinioni dei credenti», scrivono in un comunicato congiunto dell’11 gennaio l’Action Catholique Ouvrière, il Mouvement du christianisme social, il Carrefour des chrétiens inclusifs, il movimento di omosessuali cristiani David & Jonathan, il gruppo Evangile et Liberté e il Réseaux du Parvis. «Non è forse venuto il momento per queste autorità di riconoscere che le loro posizioni spesso senza sfumature non rappresentano la diversità di opinioni dei fedeli? Perché chiedere un dibattito nella società civile quando lo stesso dibattito non è incoraggiato tra i credenti?», si chiedono i firmatari, sollecitando tutti i fedeli che «non vogliono più che le loro rispettive gerarchie gli confischino la libertà di pensiero e parola» a dire la loro.

«I vescovi esercitano un’autorità nella Chiesa ma non possono rappresentare i cattolici nel loro insieme su questioni che non riguardano il cuore della fede», gli ha fatto eco il gruppo Femmes et hommes, égalité, droits et libertés dans les Eglises et la société (Fhedles, che fa parte del movimento internazionale Noi siamo Chiesa) in una dichiarazione del 13 gennaio. «Vescovi e sacerdoti non sono stati eletti e non hanno effettuato alcuna consultazione tra i cattolici, che sulla questione sono molto divisi. Il dibattito reclamato dai vescovi nella società non ha ancora avuto luogo nella Chiesa». «Prima di prendere qualsiasi posizione sui matrimoni tra persone dello stesso sesso, manifestiamo piuttosto per il rispetto e l’accoglienza delle persone omosessuali nelle nostre parrocchie e impegniamoci contro la violenza e il disprezzo che le persone omosessuali incontrano nella nostra società».

E c’è chi prende posizione ancora più nettamente come il neonato collettivo Jeunes, Cathos et pour l’Egalité che ha annunciato la sua partecipazione alla manifestazione in sostegno del “Matrimonio per tutti” indetta a Parigi per il 27 gennaio prossimo. «Di fronte alla violenza di molte dichiarazioni e al coinvolgimento crescente dell’episcopato francese in questa opposizione al matrimonio per tutti, ci siamo interrogati sul ruolo della Chiesa», si legge in un comunicato cofirmato da Guillaume Crepin e Jean Christophe Labails (quest’ultimo dal 2000 al 2004 segretario nazionale del Mouvement rural de jeunesse chrétienne, Mrjc): «Fa il suo dovere quando sostiene il rifiuto della differenza? Fa il suo dovere quando si ritrova a fianco dei movimenti che risvegliano paure e fantasmi?». La domanda da farsi è una, proseguono: «Le persone omosessuali sono capaci di prendere l’impegno solenne di fedeltà, di comunità di vita, di assistenza e di sostegno che esige il matrimonio civile?». E ancora: «Le persone omosessuali sono capaci di crescere un bambino, di trasmettergli dei valori, dei punti di riferimento, l’amore, facendone una persona adulta che potrà un domani lanciarsi nella società e, forse, fondare a sua volta una famiglia? Le persone omosessuali ne sono capaci? Il 27 gennaio a Parigi andremo a dire che sì, lo sono. Semplicemente e totalmente sì. Fortemente e irrevocabilmente sì».

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