Gay Pride, niente patrocinio dal ministro Carfagna

Corriere.it 19 maggio 2008 – Alessandra Arachi
Il ministro: cortei inutili, non condivido il riconoscimento ufficiale delle coppie
Carfagna: per il governo gli omosessuali non sono discriminati

ROMA — Mara Carfagna, ministro per le Pari opportunità, non esita: «Il patrocinio al Gay Pride? Non sono orientata a darlo. Non servono, i Gay Pride». Ne sono stati organizzati ben cinque quest’anno di Gay Pride e per quello nazionale (ci sarà il 28 giugno a Bologna) la richiesta ufficiale di patrocinio approderà oggi sulla scrivania di Mara Carfagna. Inutilmente.

Il nuovo ministro per le Pari opportunità non ne vuole sapere delle manifestazioni degli omosessuali: «Hanno obiettivi che non condivido. Io sono pronta ad occuparmi di contrasto alle forme di discriminazione e di violenza.

Sono pronta a dare patrocini a seminari e convegni che si occupano di questi problemi». E invece, i Gay Pride, che obiettivo hanno? «Penso che l’unico obiettivo dei Gay Pride sia quello di arrivare al riconoscimento ufficiale delle coppie omosessuali, magari equiparate ai matrimoni. E su questo certo non posso esser d’accordo ».

I primi due cortei del Gay Pride ci saranno a Roma e a Milano in contemporanea il 7 giugno e per questi gli organizzatori stanno cercando patrocini locali e non del ministero. Ma Mara Carfagna è stata invitata a partecipare un po’ a tutti quanti i cortei. Ovviamente non andrà a nessuno.

«Io credo che l’omosessualità non sia più un problema. Perlomeno così come ce lo vorrebbero far credere gli organizzatori di queste manifestazioni. Sono sepolti i tempi in cui gli omosessuali venivano dichiarati malati di mente. Oggi l’integrazione nella società esiste. Sono pronta a ricredermi. Ma qualcuno me lo deve dimostrare».

È convinta il ministro Carfagna: «Sono pronta ad agire su casi concreti e reali. Qualcuno che mi venga a dire che un omosessuale non è stato assunto per via della sua tendenza. O che sempre per tendenze sessuali venga negato un affitto o qualsiasi altro diritto. Allora sì che intervengo».

Parla anche dei suoi amici il ministro Carfagna: «Sì, i miei amici omosessuali non mi dipingono una realtà così tetra per gli omosessuali del nostro Paese. Per questo, invece, sono pronta a sollecitare il nostro ambasciatore italiano presso le Nazioni Unite perché si faccia portavoce della richiesta della depenalizzazione universale dell’omosessualità».

Non è, dunque, orientata ad occuparsi dei gay nostrani Mara Carfagna. Nemmeno di quella commissione per i diritti dei gay, delle lesbiche e dei transgender che pure alberga proprio dentro il suo ministero. «Non ho ancora preso bene visione di cosa sia e a cosa possa servire», dice. E poi spiega: «La verità è che una volta verificato a cosa serve credo che la userò per occuparmi anche di altro. Ci sono molti problemi di Pari opportunità. Un esempio? Nei luoghi di lavoro ancora oggi le donne guadagnano il 30% in meno dei loro colleghi pari grado. E questo è o non è un problema serio?».

Non soltanto gay. «Disabili. Anziani. Bambini: ce ne è di problemi di pari opportunità nel nostro Paese», rilancia il ministro Carfagna. E spiega: le associazioni nazionali dei gay dicono che in due anni ci sono stati 12 casi di vittime di violenza omosessuale? Ma hanno presente i dati della violenza e della molestia sessuale sulle donne? Almeno 6-7 milioni ogni anno».

 

 

Repubblica.it 20 maggio 2008 – di CATERINA PASOLINI
Diritti degli omosessuali tutti contro la Carfagna

Pd e associazioni gay: “Vive in una favola, la discriminazione esiste” Grillini: “Da lei battutacce da bar, conferma che la destra italiana è omofoba”

ROMA – Bella ma disumana come la matrigna di Cenerentola, la dipinge l’Arcigay, “perché è disumano non voler concedere riconoscimenti giuridici alle coppie omosessuali”. Pronto a descriverla anche come “una bella addormentata che dice falsità e che vive nel mondo delle favole dove i gay non sono discriminati”. Mentre Barbara Pollastrini l’accusa di fare una “politica sterile, miope” e Alessandra Mussolini di sbagliare perché non cerca il dialogo e fa “muro contro muro”.

Ha provocato proteste, tra ironia, rabbia e amarezza, dalle organizzazioni gay e dai partiti di opposizione ma non solo, la decisione del ministro alle pari opportunità Mara Carfagna, di non dare il patrocinio al gay pride, sottolineando anche di essere contraria a riconoscimenti di diritti alle coppie omosessuali. Un replay dell’anno scorso quando si attirò contestazioni e strali per aver definito gli omosessuali “costituzionalmente sterili”.

Eppure non è tanto il mancato patrocinio a deludere, anche il governo di centrosinistra prima concesse poi respinse e infine ridusse l’appoggio. Quello che inquieta dall’Arci gay al Gay lib di centro destra, è il negare la realtà con una “politica miope e ingannevole”, sottolinea Barbara Pollastrini che occupava lo stesso ministero nel vecchio governo e sfilò tra carri e musiche.

Ferisce la sensazione di chiusura, di blocco. “E con il muro contro o muro non si fa da nessuna parte ci vuole dialogo, non esclusione a priori”, la contesta persino l’onorevole e compagna di schieramento Alessandra Mussolini che ammette: i problemi ci sono e vanno affrontati. Il neo ministro – che dice di dormire molto male da quando è stata eletta all’alta carica – ribatte che non ci sono discriminazioni. “Forse è consigliata male dai suoi cinque amici omosessuali ricchi che vivono in un contesto sociale protetto”, sbotta Paola Concia, deputata Pd lesbica dichiarata. Perché le cronache raccontano altro: come la sedicenne accoltellata pochi giorni fa dalla madre perché amava una donna.

“In due anni ci sono stati omicidi e 50 atti gravi di violenza denunciati mentre migliaia sono gli episodi di discriminazione”, dice il presidente dell’Arci gay Aurelio Mancuso che chiede un incontro col ministro “perché si distacchi dal mondo delle favole, smetta di fare la matrigna e torni in quello dei comuni mortali costretti a nascondere il loro amore in famiglia, sul lavoro”.

Grillini, storico leader del movimento, bolla le parole del ministro come “battutacce da bar, che confermano quanto la destra italiana sia omofoba e non ami la diversità” mentre il ministro ombra delle pari opportunità Vittoria Franco, la invita a partecipare al Pride. Particolarmente secca Vladimir Luxuria, ex parlamentare del Prc, secondo cui un ministero delle Pari opportunità “non intende assolvere al compito di dare e garantire pari opportunità” ed è quindi “un ministero inutile”.

È l’unica voce alla quale il ministro, con una nota, risponde chiamandola col nome anagrafico: “Il signor Vladimiro Guadagno confonde il ministero per le Pari Opportunità con l’ufficio stampa e propaganda del movimento”. Poche le voci a difesa del ministro, quasi tutte del centrodestra. Luca Volontè dell’Udc definisce “corretta” la decisione di negare il patrocinio e accusa “la sinistra gay di chiamare diritti i propri privilegi driscriminatori verso le famiglie e gli eterosessuali”. In sua difesa, nel Pd, si alza la voce di Marco Follini, che sottolinea come “il patrocinio non sia un dovere del governo”.

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