Genitori di figli gay. Da cattolici

da Adista del 9 luglio 2011
reportage di Lidia Borghi*

Tra la fine di maggio ed i primi di giugno 2011, l’autrice ha concluso un reportage sui familiari credenti di persone lesbiche, gay, bisessuali, transessuali e transgender (Lgbt) svolto su invito del Progetto Gionata, il portale italiano che testimonia la vita dei gruppi italiani di omosessuali credenti. Un lavoro particolarmente prezioso perché mai, prima d’ora, in Italia, era accaduto che ci si occupasse di un tema tanto importante attraverso testimonianze dirette. Madri, padri e fratelli e sorelle che hanno deciso di uscire allo scoperto e di urlare al Vaticano ed allo Stato italiano la loro rabbia e la loro indignazione per il trattamento discriminante cui vengono sottoposti i loro cari, nominando a voce alta sentimenti e storie che, fino a poco tempo fa, erano rimasti nel segreto delle loro famiglie. L’indagine che qui presentiamo sta diventando un libro, all’interno del quale saranno presenti i contributi di alcuni addetti ai lavori: i loro interventi chiariranno le posizioni della filosofia, della psicoterapia, dell’attivismo cristiano in merito ad un’ondata discriminatoria dagli aspetti inquietanti, che sta minando il tessuto civile e sociale del nostro Paese, complice l’avallo di uno Stato che non legifera in merito ai diritti civili per le persone Lgbt e di una Chiesa cattolica incurante del messaggio evangelico d’amore ed inclusione. Di seguito uno stralcio delle testimonianze più significative raccolte.

Il gruppo Agedo (Associazione Genitori di Omosessuali) di Foggia nasce nel 2010 su iniziativa di Gabriele Scalfarotto, Maria e Tonino (madre e padre, cattolici praticanti, di un giovane gay), don Dino D’Aloia e don Michele De Paolis, l’uno fondatore di Casa Eirene (centro d’accoglienza per persone disadattate), l’altro fondatore ed instancabile animatore della Comunità Emmaus di Foggia: «Don Michele e don Dino, due preti scomodi», sono parole di Gabriele. «Amati dai più umili. Circondati da emarginati dignitosi e da volontari, si sono subito resi disponibili a sostenere questo ateo rispettoso, intento a una dura battaglia sui diritti del popolo Lgbt e con lui a combatterla e a vincerla».

Quarantasette anni, madre di Karen, una giovane lesbica di ventotto anni che convive con R. in una cittadina del nord ovest poco distante dalla sua, Daniela ha abbracciato il buddhismo, nel 2002, anche perché non riesce ad accettare le regole della Chiesa cattolica; nel cammino spirituale del Buddha ha ritrovato la speranza per un mondo di pace, amore ed uguaglianza. La conclusione della sua testimonianza è commovente: «Nonostante la Chiesa non accetti la diversità, Karen ha ricevuto il battesimo l’anno scorso; dopo un suo lungo percorso spirituale, ha sentito che Gesù l’ama e l’accetta così com’è e quindi ha deciso di essere una praticante cattolica omosessuale».

Mila Banchi è forse la più nota attivista Lgbt dei diritti civili in Italia. Sulla sessantina, sempre sorridente e propositiva, trentadue anni fa mise al mondo Jacopo che, all’età di diciassette anni, ha scoperto la propria omosessualità. La distinzione che Mila fa tra i vertici del Vaticano e la sua base è importante; la chiusura della Cei è intransigente e, quel che è peggio, rivolta a tantissime questioni, tutte inerenti – e non è un caso – alla libertà individuale: «Questo che sta vivendo la Chiesa cattolica è un momento particolare: molte persone se ne stanno allontanando a causa della mancanza totale di adeguamento alla modernità da parte del Vaticano. E poi si stanno affacciando, anche in Italia, diverse altre confessioni, non ultima quella islamica, per non parlare della Chiesa evangelica, di quella valdese, ecc. Tutte confessioni che stanno portando via fedeli al cattolicesimo. L’atteggiamento delle gerarchie romane è, secondo me, dettato da una politica sbagliata perché, invece di affrontare, di comprendere e di riprendere il cristianesimo delle origini, al fine di riportare al centro del messaggio evangelico la sacralità della persona, va nella direzione opposta. Dio è amore per la persona! E purtroppo il Vaticano è diventato un potere politico ed economico mondiale, per cui ha tutte le sue cose da curare e, magari, sta perdendo di vista tutta la parte vera della Chiesa». Dalle sue parole emerge un fatto ancor più problematico di quello rappresentato dall’ostracismo della Chiesa di Roma nei confronti del mondo Lgbt, ovvero la mancata accettazione, salvo rarissimi casi, delle persone omosessuali credenti da parte delle associazioni Lgbt italiane. E mi spiega: «Esse non hanno mai accolto in modo pieno e totale queste persone… E ciò accade in prevalenza perché questi gruppi sono molto politicizzati e tendono a vedere nel connubio politica/fede qualcosa di incomprensibile. Il fulcro sta tutto qui, nel concetto di laicità di uno Stato: spesso si tende a non voler capire che si può essere credenti, indipendentemente dalla confessione religiosa, pur continuando ad essere laici… Altra cosa è l’impegno civico di ognuno di noi. Ogni cittadina ed ogni cittadino ha necessariamente dei rapporti con uno Stato che dovrebbe tutelare ogni persona, in modo laico, indipendentemente dal credo, dal sesso, dall’orientamento sessuale. (…) Non ravviso la necessità di tutta questa chiusura».

Darianna Saccomani, nata Dario, è una persona transessuale che ha completato la transizione di genere, il che la rende a tutti gli effetti una donna. Nata in Piemonte, vive a Livorno, dove ho avuto il grande piacere di conoscerla e di avere con lei un dialogo assai proficuo. Donatella, sua sorella, mi ha rilasciato una breve testimonianza: «La rivelazione l’ho vissuta inizialmente come un trauma, una perdita. Vivevo la “morte” di Dario come un lutto e aspettavo di maturare l’accettazione della nascita di Darianna. A distanza di 5 anni tutto mi è chiaro e non trovo nessuna difficoltà a riconoscere mia sorella come persona e non per la sua appartenenza a un genere. Dal punto di vista di credente ho ritenuto una benedizione il fatto che Darianna avesse come riferimento e sostegno la propria fede in un Dio di giustizia e amore. Penso che lei si sia sentita abbracciata e consolata dallo Spirito nei momenti in cui le persone non l’hanno capita. Come dei genitori pieni d’amore, privi di giudizio, Dio ha difeso Sua figlia».

Donatella non ha dubbi sull’ostracismo della Chiesa cattolica nei confronti delle persone Lgbt: la sua è una chiusura verso «ogni forma di vita, di espressione, di creatività, che oltrepassa i confini tracciati dal suo potere, ben studiato per mortificare il corpo»; secondo la sorella di Darianna, questo rappresenta il modo più scellerato di far vivere le persone nella paura. «La paura – conclude – è sempre stata usata dal potere per manovrare le menti e gli spiriti».

Durante un’afosa mattinata di tarda primavera ho incontrato Ursula Rütter Barzaghi, la madre di Enrico, un ragazzo attivista dei diritti civili deceduto di Aids all’età di 29 anni. Ursula mi confessa di essere convinta che il problema più grande delle gerarchie cattoliche abbia a che vedere con l’uso della vergogna come sistema di controllo e, quindi, di potere. E aggiunge, con un sorriso aperto: «Forse si tratta di un filo della Santa Inquisizione che non è stato tagliato del tutto… Piccolo e modesto, sì, ma prima o poi andrà tagliato! E pensa che danno che stanno facendo, quelle gerarchie! Sai che c’è? Io imporrei il copyright sulla parola “cristianità” e vieterei alla Chiesa cattolica di pronunciarla, al fine di evitare che quei farabutti definiscano “cristiano” ciò che non lo è».

* Giornalista; del gruppo di donne e uomini cristiani ed omosessuali Bethel di Genova

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