Geraci: attenti alla setta evangelica «cura-gay»

Questa è la lettera aperta che Gianni Geraci, portavoce del gruppo «Il guado» di Milano, ci ha inviato e che volentieri pubblichiamo.

Milano, 21 aprile 2012

Oggi e domani, una setta evangelicale, fondata da una pastora brasiliana che ha deciso di piazzarsi in Italia per «conquistare la nazione a Gesù», propone due conferenze di Richard Cohen, uno dei principali esponenti di quel movimento che si propone di «curare» gli omosessuali.

Ci è sembrato giusto richiamare l’attenzione su queste pratiche che rovinano la vita di tantissime persone. Nel farlo ci permettiamo di segnalare un libro che è recentemente uscito in italia e che affronta il tema di queste terapie riparative. Gli autori sono tre psicoterapeuti che hanno alle spalle percorsi professionali differenti: Paolo Rigliano, Jimmy Ciliberto e Federico Ferrari; il titolo è Curare i gay? Oltre l’ideologia riparativa dell’orientamento sessuale; la casa editrice è la Raffaello Cortina Editore.

Signore dà loro il buon senso di distinguere quello che si può cambiare da quello che non si può cambiare.

Ci sono cristiani che, convinti di fare la volontà di Dio, si affannano per indicare alle persone omosessuali dei percorsi che hanno come fine quello di «riparare» la loro omosessualità.

Le tante storie di quanti hanno provato a «guarire» dalla loro omosessualità e che hanno poi dovuto fare i conti con un bruciante fallimento ci spingono a chiedere a questi fratelli nella Fede che, con una leggerezza criminale, parlano di «guarigione» dall’omosessualità, di muoversi con una maggiore prudenza, perché nella maggior parte dei casi i percorsi che si propongono di «riparare» l’omosessualità si concludono con un fallimento e si rivelano non solo inutili, ma anche dannosi e talvolta letali, come dimostrano i dati relativi ai suicidi maschili nello Utah (che sono il quadruplo di quelli che si registrano negli altri Stati), dove la Chiesa mormone, che lì è maggioritaria, propone ai suoi membri che sentono delle pulsioni omosessuali, dei percorsi psicospirituali che hanno come obiettivo quello di riparare il loro orientamento sessuale.

Le scienze della mente non offrono nessun supporto a chi propone dei percorsi terapeutici che hanno come obiettivo la «cura» dell’omosessualità (in questo senso è indicativa la scelta fatta dall’Organizzazione mondiale della Sanità che, nel 1990, ha tolto l’omosessualità dalle malattie da trattare clinicamente).

Ma anche la cosiddetta «guarigione spirituale» non è praticabile, perché spinge le persone a chiedere un intervento soprannaturale che ha come finalità quella di fare sì che accadano cose che, normalmente, nella natura creata a voluta da Dio, non accadono mai.

Siamo anche noi convinti che «nulla è impossibile a Dio» (Lc 1,37), ma non possiamo non ricordare le parole di Gesù che ci mette in guardia contro la tentazione di chiedere a Dio dei miracoli inutili, che servono a soddisfare i nostri progetti piuttosto che a realizzare i suoi disegni (Lc 4,12).

La storia di tante persone che abbiamo conosciuto ci ha fatto capire che non è necessario diventare eterosessuali per vivere cristianamente la propria omosessualità, perché il messaggio di salvezza che Gesù ha predicato, è diretto a tutti gli uomini, a ciascun uomo, indipendentemente dal suo orientamento sessuale. Se, come tutti gli altri uomini e tutte le altre donne, siamo chiamati a «realizzare la volontà di Dio» nella nostra vita (CCC 2358), è anche vero che questa volontà di Dio non ha niente a che fare con quella forma subdola di violenza che è la modifica di una caratteristica così profonda come l’orientamento sessuale.

San Tommaso Moro chiedeva al Signore la forza di cambiare le cose che potevano essere cambiate e chiedeva anche il coraggio di accettare le cose che non si possono cambiare. Ma soprattutto chiedeva il buon senso di distinguere le prime dalle seconde. Questo stesso buonsenso vorremmo chiedere a Dio per i tanti fanatici che si ostinano a provocare sofferenze inutili solo perché non capiscono che un orientamento sessuale profondamente radicato non può e non deve essere cambiato, ma deve essere accettato in vista di quel percorso che, così bene, il Catechismo della chiesa cattolica, indica a tutte le persone omosessuali quando dice loro che: «Con la preghiera e la grazia sacramentale, possono e devono, gradatamente e risolutamente, avvicinarsi alla perfezione cristiana» (CCC 2359).

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