I gay credenti di Palermo al card. Romeo: accogliere tutti, omosessuali compresi

da Adista del 25 febbraio 2012

PALERMO «Sua Eminenza il card. Romeo precisa che quanto gli viene attribuito è del tutto privo di ogni fondamento e appare tanto fuori dalla realtà da non dover essere preso in alcuna considerazione». È la perentoria ma generica nota della Curia di Palermo con cui viene smentito il ruolo dell’arcivescovo di Palermo nell’ultima spy story vaticana: l’appunto (pubblicato dal Fatto quotidiano lo scorso 10 febbraio) recapitato in Vaticano, tramite il card. Castrillón, in cui Romeo denuncia una congiura contro il papa entro il novembre 2012 (v. Adista n. 12/12).

Smentisce la Curia, ma non può negare il viaggio in Cina, che anzi conferma: «Nella metà dello scorso mese di novembre il card. Romeo ha fatto un viaggio privato, della durata complessiva di cinque giorni, nella Repubblica Popolare Cinese. Del breve soggiorno, che si è limitato alla sola città di Pechino, sono stati opportunamente prevenuti, come da prassi, i competenti uffici della Santa Sede». Il viaggio c’è stato quindi, anche se non è affatto chiaro cosa sia andato a fare Romeo in Cina: la Curia non lo spiega; a Palermo, in ambienti vicini alla stessa Curia, si dice che il cardinale a Pechino abbia incontrato per lo più alcuni uomini di affari cinesi che hanno cospicui interessi in Sicilia. Il mistero rimane. Da parte sua l’arcivescovo di Palermo, durante un’omelia nella cattedrale la domenica successiva, si è dichiarato rattristato, rammaricato, ha proclamato ubbidienza e fedeltà al papa, ha chiesto ai fedeli di pregare per lui.

Forse perché travolto dagli eventi, il card. Romeo non ha avuto la possibilità di rispondere alla lettera aperta che gli hanno inviato (e che è stata recapitata in Curia il 23 gennaio, come testimonia la ricevuta di ritorno della raccomandata) gli omosessuali cristiani di Palermo riuniti nel gruppo Ali d’Aquila, stimolati dalle parole che l’arcivescovo ha pronunciato nell’omelia della messa di inizio anno a Palazzo delle Aquile. «Il suo augurio, perché possano affermarsi la “riconciliazione” e la “solidarietà” non solo nella sfera dei rapporti strettamente personali ma a qualsiasi livello, è senz’altro apprezzabile e condivisibile, così come la Sua esortazione a rafforzare quella determinazione interiore perché tutti contribuiscano a rendere Palermo “più accogliente”», scrivono gli omosessuali credenti di Ali d’Aquila. Tuttavia «la “riconciliazione”, la “solidarietà” e l’“accoglienza” imporrebbero di fare talune scelte o taluni atti di buona volontà, che a tutt’oggi l’Autorità ecclesiale, malgrado più volte sollecitata, non ha in alcun modo manifestato concretamente di voler compiere». Il riferimento è al «veto» posto da Romeo ad una veglia di preghiera per le vittime dell’omofobia promossa proprio da Ali d’Aquila nel maggio 2011 (v. Adista nn. 39 e 44/11). Ma anche al duro richiamo dell’arcivescovo all’amministrazione comunale che ha da poco approvato una mozione per l’istituzione di un registro delle Unioni civili (v. Adista n. 3/12) e alle altre richieste di incontro inoltrate all’arcivescovo che non hanno ricevuto risposta: è prevalso «il muro del silenzio», scrivono, «non di certo l’accoglienza, la riconciliazione, la solidarietà che tale muro avrebbero dovuto abbattere».

Allora, si legge nella lettera al cardinale, «se vogliamo costruire realmente una società dal volto più umano e solidale e se vogliamo concretamente dare forza alla determinazione interiore di rendere Palermo più accogliente, non possiamo non iniziare dalla stessa Chiesa e non possiamo non “accogliere” tutti e, in particolare, le persone omosessuali, specie se credenti, e la cui condizione, come da lei sottolineato in quello che forse rimarrà l’unico nostro incontro, avvenuto a maggio del 2011 il giorno prima della veglia di preghiera per le vittime dell’omofobia, può essere quanto mai dolorosa, precaria, esposta ad ogni genere di incomprensione o di violenza, anche fisica». Facciamo quindi appello «alla pluralità delle voci tra le comunità cattoliche, parrocchiali e non, ai tanti laici impegnati, religiosi, presbiteri che hanno in mente un’idea di Chiesa che contempli l’accoglienza non solo di alcuni, ma di tutti» affinché «vengano accolte, non solo da parte delle Istituzioni, quelle altre realtà familiari, formate da persone dello stesso sesso o da persone separate, divorziate, che lei, Eminenza, non ha considerato, malgrado la proclamata necessità di essere solidali, riconcilianti ed accoglienti». (l.k.)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *