I grandi del web schierati coi gay. Anche Amazon dopo Fb e Google

da Repubblica.it del 1° agosto 2012

Grandi nomi dell’hi-tech nell’elenco dei sostenitori della causa LGBT. Microsoft, Facebook, Google e poi anche Amazon esprimono pubblicamente la loro posizione a favore dei matrimoni gay. E oltre a metterci la faccia, aprono la borsa: Jeff Bezos, numero uno di Amazon, ha donato al comitato promotore del referendum due milioni e mezzo di dollari, raddoppiando la cifra a disposizione delle associazioni omosessuali per promuovere la consultazione. Del resto Obama è a favore, e le grandi corporation tecnologiche seguono la tendenza progressista del Presidente, che punta alla rielezione anche proponendo nuovi diritti.

IMMAGINI: BIG DEL WEB PRO-MATRIMONI GAY

Web LGBT.
 All’inizio di luglio, Microsoft ha contribuito economicamente per la stessa iniziativa, donando 200 mila dollari, oltre dieci volte meno di Bezos, ma l’importante (forse) è il pensiero, anche perché per Redmond è tempo di bilanci rossi, per la prima volta nella lunga storia dell’azienda. E non molto tempo fa, Facebook ha attivato una funzionalità del social network per poter far risultare sposate anche due persone dello stesso sesso. A testimonianza dell’avvenuto matrimonio – che non ha valore legale, ma online fa comunque il suo effetto – un’icona che mostra due sposi o due spose, a seconda della natura della coppia.

Anche Google non sta a guardare: la campagna «Legalise Love» punta secondo l’azienda a “promuovere condizioni più sicure per le persone gay e lesbiche, all’interno e all’esterno dell’ambiente lavorativo, in paesi con leggi anti-omosessualità”. Insomma Google fa pressione sui governi, per filantropia e anche per questioni tecniche: tra i dipendenti di Mountain View non mancano gli omosessuali, e gestire gli spostamenti dei dipendenti gay con relativo coniuge in paesi che non accettano le unioni è un problema serio. Per ora il progetto Legalise Love è in funzione a Singapore e in Polonia, ma Mountain View ha in programma di estenderlo ai paesi meno “aperti” del pianeta. All’elenco dei big tecnologici impegnati per ora manca il nome di Apple. Chissà che a Cupertino, dalla vicina San Francisco di Harvey Milk, non arrivi un invito ad accodarsi, anche considerando la buona trimestrale.

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