I riformisti cattolici di «Noi Siamo Chiesa» a Papa Francesco: «Dia segno di accoglienza verso i gay»

da Corriere della Sera del 13 agosto 2013

I cattolici che si battono per la riforma della Chiesa scrivono al Papa chiedendogli di dare un segno di accoglienza nei confronti dei gay. Dopo il suicidio del quattordicenne omosessuale romano, l’associazione cattolica di base Noi Siamo Chiesa (sezione italiana del movimento internazionale We Are Church) ha scritto una lettera aperta a Francesco, domandando al Pontefice «un segno forte, evangelico, di amore e accoglienza» verso le persone gay.

ADOLESCENZA E SOLITUDINE – Al Santo Padre – che soltanto lo scorso 29 luglio aveva detto «Chi sono io per giudicare un gay?» –, i riformisti cattolici sollecitano poi «tutta la chiesa di Roma» a «chiedere perdono nelle prossime celebrazioni comunitarie domenicali per questa morte, per il silenzio e la solitudine del ragazzo di San Basilio, perché tutti siamo responsabili di questa morte». Nella lettera si legge: «Sabato scorso un nostro giovane fratello si è ucciso travolto dal silenzio, dalla emarginazione, dalla non comprensione e accettazione, dalla solitudine, dalla mancanza di qualcuno che ascoltasse e comprendesse la sua vita più grande e problematica della sua adolescenza, e la sua modalità di amore».

«UNA SCONFITTA PER TUTTI» – Secondo Noi Siamo Chiesa, «non possiamo più tacere, non possiamo più essere complici di questa violenza che testimoniano solo la sconfitta del messaggio di accoglienza e di attenzione agli “ultimi” della nostra città – spiega la lettera –. Ogni vita persa, ogni suicidio è una sconfitta per noi tutti. La solitudine di quel ragazzo è una solitudine che uccide, uccide il tessuto umano della nostra città, uccide il tessuto di amore della nostra comunità di fede. È una sconfitta. Sconfitta per non esserci presi cura del fratello. Sconfitta perchè non siamo riusciti a vederlo, a capirlo, ad aiutarlo, ad accoglierlo. Ad essere suo compagno di strada».

NON SOLO LACRIME – E i riformisti proseguono: «Non possiamo più solo piangere, solo confortare, solo dare l’ultimo saluto a chi ha vissuto, anche per colpa nostra, l’emarginazione, la derisione, l’umiliazione per un’orientamento sessuale differente. Non possiamo sempre arrivare dopo!», avverte ancora Noi Siamo Chiesa. Per l’associazione cattolica «è ora di dire basta». Chiede quindi a Papa Francesco «un segno forte, evangelico, di amore e accoglienza». «È giunto il momento – ribadisce Noi Siamo Chiesa – di aprire un dialogo vero nelle nostre chiese, nelle nostre comunità. Aprirsi a un dialogo profondo perchè il suicidio di San Basilio sia davvero l’ultimo. O almeno sia ultimo con il nostro silenzio complice».
Noi Siamo Chiesa chiede quindi al Papa «di iniziare questo cammino di ascolto, dialogo, accoglienza verso i nostri fratelli e le nostre sorelle omosessuali che vivono e soffrono l’emarginazione proprio nella comunità dei figli e delle figlie di Dio quotidianamente, perchè la morte di Roberto non si vana».

È interessante leggere qui i commenti contrastanti dei lettori del Corrirere.

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