Il bambino che voleva usare il bagno delle femmine

da Corriere della Sera del 25 luglio 2013

di Viviana Mazza

Da oltre un anno Coy Mathis, che ha 6 anni e frequenta la prima elementare in Colorado, si veste come una bambina. I genitori hanno spiegato alla sua scuola che Coy si sente femmina, pur essendo biologicamente maschio. Hanno ottenuto che il suo passaporto la riconosca come una bambina.

Coy Mathis

Coy Mathis

Ma lo scorso dicembre, la mamma ha ricevuto una telefonata dalla scuola. La avvertivano che Coy non avrebbe più potuto usare il bagno delle femmine, come aveva fatto fino ad allora. Poteva usare quello dei maschi, oppure quello “misto” degli insegnanti.

E’ iniziata così la battaglia dei coniugi Mathis, seguita dai  più importanti media americani hanno fatto ricorso alla commissione diritti civili del Colorado, in nome della legge contro la discriminazione in vigore nello Stato. Il risultato: la scuola di Fountain-Fort Carson è stata giudicata colpevole di discriminazione nei confronti di Coy.

“Negandole il diritto di usare il bagno delle bambine come tutte le sue coetanee si è creato un ambiente ostile, discriminatorio e insicuro”, ha dichiarato la commissione, affermando che la scuola ha tentato di convincere Coy ad ignorare la propria identità di genere.

E’ accaduto in una cittadina del Colorato che si trova vicino a Colorado Springs, in una zona conservatrice dello stato. La scuola si è difesa in passato dichiarando di “aver tenuto conto non solo delle esigenze di Coy ma anche di quelle degli altri studenti, dei loro genitori e dell’effetto che un ragazzino con genitali maschili che usa il bagno delle ragazze potrà suscitare quando Coy crescerà”.

In realtà, in America, le regole in casi come questo sono diverse di Stato in Stato. A New York, ad esempio, la legge dice che gli studenti non possono essere discriminati sulla base dell’identità di genere, mentre un tribunale del Maine ha concluso in passato che una scuola che aveva impedito ad una bambina transgender di usare il bagno delle femmine non avrebbe violato i suoi diritti.

Per le associazioni che difendono i diritti dei bambini transgender, la vittoria di Coy rappresenta una decisione importantissima. Ma da notare è anche il modo in cui questa storia è stata spesso percepita dal pubblico. Tra le migliaia di commenti ad un articolo su Coy pubblicati di recente sul sito della Cnn, per esempio, molti esprimevano dubbi sul fatto che un bambino così piccolo possa avere consapevolezza della propria identità di genere, e accusavano i genitori di aver sbagliato ad “assecondarlo” ; qualcuno li accusava poi di avere come obiettivo la notorietà personale.  Gli esperti interpellati dai media americani dicono però che già  intorno ai 3 anni un bambino può mostrare i primi segni di identificazione con un sesso diverso da quello cui appartiene biologicamente. La consapevolezza di questa identità di genere, spiegano, non va confusa con l’orientamento sessuale, che si sviluppa solo successivamente. “L’identità di genere riguarda chi siamo – ha spiegato una pediatra in tv sulla Cnn –, mentre l’orientamento sessuale riguarda con chi vogliamo avere rapporti sessuali”.

La decisione presa in Colorado ha anche respinto l’obiezione della scuola che nel certificato di nascita Coy è identificato come un maschio, in quanto documenti legali e medici successivi riconoscono che e’ una femmina. La commissione ha anche aggiunto che “le ricerche recenti mostrano che categorizzare i bambini come maschi e femmine solo sulla base dell’anatomia è un approccio semplicistico in una questione difficile e complessa”.

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leggi anche l’articolo di Delia Vaccarello «Coy Mathis: transgender a 6 anni. Intervista a Paolo Valerio, presidente dell’Osservatorio nazionale Identità di genere (Onig)» pubblicato su The Huffington Post il 26 giugno 2013

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