Il cardinale Martini: “Gli omosessuali? Ascolto e comprensione”

La Repubblica, 22 gennaio 2012
di Orazio La Rocca

il cardinale Martini traccia in un libretto il profilo che deve assumere un vescovo nel mondo d´oggi. «Integro, onesto; leale, capace di non mentire mai; paziente; misericordioso, pronto a offrire speranza a chi soffre; ma anzitutto un uomo vero, capace di ascoltare tutti, anche non credenti, separati, divorziati e omosessuali».

È il profilo-identikit che il cardinale Carlo Maria Martini traccia della figura del vescovo oggi, «un uomo di Chiesa, di cui si parla molto, ma che in pochi conoscono a fondo», scrive il porporato nel suo ultimo libro Carlo Maria Martini, “Il vescovo. Dubbio e speranza”, ed. Rosenberg & Sellier, 2012.
Un testo breve, ma intenso, nel quale il cardinale, partendo anche dalla sua esperienza pastorale alla diocesi di Milano, spiega «che cosa è un vescovo, come viene eletto, quali sono le sue competenze», ma in particolare quali dovrebbero essere i suoi impegni primari «nella società contemporanea e postmoderna».

Il porporato parla a cuore aperto, senza timore di toccare tematiche che potrebbero irritare le componenti tradizionaliste e reazionarie della Chiesa cattolica. Come, ad esempio, quando dice che il vescovo è chiamato in primis a essere «attento ai poveri, ai carcerati, ai malati, agli stranieri», ma anche a chi è costretto a vivere fuori dalla Chiesa «come i separati, i divorziati e gli omosessuali».

«Pur facendo salvo il principio che il matrimonio è unico e indissolubile, molti separati e divorziati – scrive Martini – hanno un nuovo compagno ed una nuova famiglia con figli, vanno ascoltati, meritano attenzione, perché è come trovarsi davanti ai naufraghi per i quali occorre fare tutto il possibile per non farli annegare».

Stesso approccio, il vescovo di oggi deve avere – a parere del cardinale – per le persone omosessuali, per le quali, fermo restando che la Scrittura condanna tali comportamenti, occorre ascolto e comprensione, orientandosi verso una amicizia spirituale: «Lo Spirito Santo porterà consiglio, caso per caso, per ciò che è meglio per la persona che si ha davanti».

Altro tema delicato, l´età pensionabile del vescovo, che secondo Martini «dovrebbe essere innalzata rispetto agli attuali 75 anni». Un limite che anche Giovanni Paolo II avrebbe voluto ritoccare: «Fu papa Wojtyla a confidarmelo, ma poi – rivela il cardinale – non lo fece per un senso di rispetto verso una norma voluta dal suo predecessore Paolo VI».

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *