Il coming out è un’arte. E si può imparare

dal blog «Così è la vita» di Corriere.it del 6 luglio 2012

di Stefania Ulivi

L’ultimo registrato dalle cronache è stato quello di Anderson Cooper, l’anchorman e commentatore della Cnn che lo ha affidato a una mail indirizzata al blogger Andrew Sullivan (“La verità è che sono gay, lo sono sempre stato e lo sarò sempre. Non potrei essere più felice, a mio agio con me stesso e orgoglioso”). I giornali e il web hanno prodotto commenti a valanga su quello di Tiziano Ferro, recriminato su quello – mancato – di Lucio Dalla, insinuato che John Travolta dovrebbe decidersi a farlo anziché insistere a emulare gli sforzi di travestimenti etero alla Rock Hudson. E, intanto, favoleggiano su quanto potrebbe rendere un eventuale (eventualissimo) coming out di George Clooney.

In attesa che la curiosità altrui smetta di interferire con la vita amorosa di chicchessia, gli svelamenti più impegnativi restano però quelli dei tanti ragazzi/e che da soli cercano il coraggio, il modo, il tempo per “uscire dall’armadio”. Quando, dove, con chi. Le parole per dirlo. Come quelle che Mattia – il protagonista di Come non detto di Ivan Silvestrini, un film con José Dammert, Josafat Vagni, Alan Cappelli, Monica Guerritore, Ninni Bruschetta, Valeria Bilello, Francesco Montanari, in uscita il prossimo 7 settembre, prodotto da Moviemax – prova e riprova davanti allo specchio. “Devo dirvi una cosa. Mamma, papà sono un diverso. No. Mamma, papà sono omosessuale. Che orrore…”. Aveva sperato di non doverlo fare quel discorso: in fondo l’indomani sarebbe partito per iniziare la nuova vita in Spagna. Un lavoro tutto nuovo e un amore, Eduard, che lo aspetta. Il coming out può attendere. Invece l’arrivo a sorpresa del fidanzato che – come tradizione vuole – vuole conoscere i futuri suoceri, lo obbliga ad andare in scena nella più classica delle situazioni: davanti ai parenti riuniti intorno al tavolo per cena. E ripetere davanti al pubblico più temuto, la famiglia, frasi simili a quelle provate infinite volte davanti agli specchi di tantissime case italiane.

Ivan Silvestrini

Di svelamenti sono pieni romanzi, canzoni, film. Il Kevin Kline di In & Out che tenta invano di resistere al richiamo delle note di I will survive sull’onda del comandamento “Gli uomini non ballano” e il Tom Selleck che si dichiara al banco del bar a una devastata Joan Cusack (“Ma sono tutti gay? È un film di fantascienza!”). Riccardo Scamarcio che quando si decide a svelarsi con i suoi viene beffato sul tempo dal fratello in Mine vaganti di Ferzan Ozpetek. Paul Sorvino che in Mambo italiano di fronte al coming out dell’erede maschio nega l’evidenza: “Un figlio mio non può essere un omosessuale”.

Anche in Come non detto (titolo anche del brano cantato da Syria) prevalgono i toni della commedia. La sceneggiatura l’ha scritta Roberto Proia che manda in libreria insieme all’uscita del film Come non detto. Manuale del perfetto coming out (Sonzogno editore). Il senso, sulla carta e sullo schermo, è lo stesso: “dopo” si sta meglio.

“Stanno meglio tutti, è un sollievo, si sono tolti un peso che grava su tutti. Non l’omosessualità, certo, ma il silenzio”, sostiene Monica Guerritore. Nel film è la madre di Mattia. “Essere se stessi non è un atto eroico, non deve essere un atto eroico. Devi lasciarti respirare, permettere alla tua natura di prendere aria. Vale per Mattia, ma anche per tutti gli altri”. La sua Aurora è una donna simpatica e silenziosa, un po’ svanita, schiacciata da un matrimonio che non le somiglia, che cerca dove può le parole per dirlo. Anche lei a un certo punto fa il suo coming out. “Dopo aver passato anni a fingere che tutto andasse bene, trova il coraggio di separarsi da un marito impresentabile”. Il perfetto maschio italiano di mezza età, interpretato da Ninni Bruschetta. Ci mette più tempo a trovare le parole giuste per rompere il ghiaccio con il figlio. Anche lui prova più volte a dichiararsi alla madre. Per esempio, quando alla tv guardano insieme un servizio sul Gay Pride. “Sono gay, mamma”. “Sì caro, lo vedo”, risponde lei indicando lo schermo. Non vuole sapere. O forse, più semplicemente, non sa come si fa.

È un gioco di attacchi e ritirate, un tira e molla tra figli e genitori da cui spesso è difficile uscire. Tempo fa lo aveva raccontato bene un documentario, “Due volte genitori” di Claudio Cipelletti, che registrava paure, spaesamenti, irrigidimenti di padri e madri alle prese con la prova più dura: “Accettare di essere diversi dai propri figli” come scrisse Delia Vaccarello.

“I figli si trovano a combattere con i fantasmi delle aspettative dei genitori. I modelli prevedono ancora che le donne aspettino il Principe Azzurro, l’uomo la Bella Addormentata e poi ‘vissero tutti felici e contenti’. La realtà per fortuna è più articolata e cambia rapidamente. Bisogna risettarsi”, insiste Monica Guerritore “Non è drammatico. È solo che non è automatico. Per questo mi è piaciuto partecipare a questo film. Ci ho trovato fin dalla sceneggiatura la tenerezza e la normalità dei sentimenti, lo sguardo affettuoso su come siamo. Tutti irrimediabilmente diversi”.

qui un breve video girato sul set del film


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