Il giuramento di Obama e il suo discorso: «Fratelli e sorelle gay devono avere gli stessi diritti»

da Corriere.it del 21 gennaio 2013

Barack Obama ha giurato. Davanti al giudice della Corte suprema Roberts. Inizia ufficialmente il suo secondo mandato. Come quattro anni fa, ha pasticciato nel pronunciare il giuramento. Ha giurato sulla Bibbia di Lincon e e su quella di Martin Luther King. Un gesto rituale che prende radici nei valori della storia degli Stati Uniti. E a cui è seguito il discorso d’insediamento per il secondo mandato alla presidenza degli Stati Uniti. «Oggi continuiamo un viaggio infinito», ha detto Obama. «Il Creatore ci ha donato «diritti inalienabili, come la vita, la libertà e la ricerca delle felicità». La libertà è un «dono di Dio, ma deve essere garantita dalle persone che vivono su questa terra».

VALORI SOCIALI E DIRITTI – Economia, sanità, clima ruolo del Governo, politica estera, diritti dei gay, immigrazione e armi. Un discorso accorato e progressista, durante il quale è apparso visibilmente commosso, il presidente americano Barack Obama ha toccato tutti i temi caldi della politica americana, citando anche Newtown, la cittadina del Connecticut che a dicembre è stata teatro della terribile strage. Molti i momenti degli applausi e delle ovazione da parte delle settecentomila persone assiepate sul National Mall. È un discorso di libertà e di diritti, prima di passare alle prospettive economiche. «Il nostro lavoro non sarà completo finche i nostri fratelli e le nostre sorelle gay non saranno trattati come chiunque altro in base alla legge», ha detto Obama strappando uno degli applausi di caldi (nonostante, proprio il tema dei diritti degli omosessuali fosse all’origine delle contestazione della folla in attesa «Dio odia Obama e gli omosessuali», si leggeva in alcuni cartelli esibiti). «Noi tutti uomini siamo creati uguali», ha detto il presidente degli americani.

POPOLO – «Ciò che unisce la nostra nazione non è il colore della nostra pelle o l’origine dei nostri nomi, ma che tutti gli uomini sono creati uguali ed hanno diritti inalienabili», ha detto chiamando gli Stati Uniti a unirsi con «un solo Paese e un solo popolo», concetto richiamato molte volte per dire che «il nostro viaggio non è finito». «Non è finito finché i cittadini devono aspettare ore per votare, finché non troviamo un modo migliore per accogliere gli immigrati che ancora pensano che l’America è una terra di opportunità, finché studenti e ingegneri trovano lavoro anziché essere espulsi dal Paese, finché i nostri figli, dalle strade di Detroit alle tranquille vie di Newtown, non saranno curati, coccolati e sempre lontano dal pericolo».

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