Il gruppo Emmanuele sul Washington Post: «In Italia i gay cattolici percepiscono l’effetto Francesco»

Articolo di Anthony Faiola, con il contributo di Stefano Pitrelli, 
pubblicato su The Washington Post del 27 marzo 2014,
liberamente tradotto da Tiziana del gruppo Kairos di Firenze

da gionata.org

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Il potere della Chiesa cattolica in Italia ha costretto a vivere nell’ombra migliaia di gay e lesbiche e l’opposizione dei vescovi ha fatto sì che l’Italia sia l’unica nazione nell’Europa occidentale a non aver ancora esteso i diritti legali alle coppie dello stesso sesso.
Ma qui i cattolici gay ora iniziano a parlare di un nuovo raggio di luce che proviene da quello che chiamano “l’effetto Francesco”.

L’effetto Francesco
Giovedì scorso, il presidente Obama ha incontrato papa Francesco in Vaticano, in un momento storico in cui il nuovo pontefice sta ribaltando le convenzioni della Chiesa e aprendo nuove porte.

Nel loro primo incontro faccia a faccia i due leader – che hanno cercato di apportare cambiamenti nelle rispettive amministrazioni – si sono concentrati su questioni che vanno dalla crescente disuguaglianza alle sfide imposte dai conflitti globali.

Ma per quanto riguarda il papa, nessun argomento illustra meglio la sua tendenza a divergere dagli schemi tradizionali quanto i primi segnali di avvicinamento tra la Chiesa e i gay cattolici.
L’inversione di marcia intrapresa da Francesco finora è stata più una questione di stile che di sostanza; nessuno degli insegnamenti della Chiesa sull’omosessualità è stato toccato e i prelati più conservatori sono del tutto scettici verso qualsiasi spinta che esprima la piena accettazione dell’omosessualità.
Ma pochi posti offrono una miglior istantanea del rapporto tra la Chiesa e il suo gregge omosessuale come l’Italia, il paese che ospita la Città del Vaticano e dove il cattolicesimo esercita un’influenza immane.

Nel 2007, l’opposizione dei vescovi cattolici ha contribuito a sconfiggere una proposta d’istituzione di una legge sulle unioni civili. Dovendo fronteggiare ostracismo e vergogna, un gran numero di gay cattolici teme l’eventualità di diventare “visibile”. Per una nazione che ha legalizzato il divorzio e l’aborto nel lontano 1970, l’omosessualità rimane l’ultimo tabù.

Secondo molti cardinali e vescovi conservatori della Chiesa italiana poco è cambiato dopo l’arrivo di Francesco; la speranza dei gay e lesbiche italiani di eguagliare i loro vicini europei, in termini di diritti per le coppie dello stesso sesso, rimane ancora un obiettivo se non a lungo, per lo meno a medio termine.
Ma l’influenza concreta delle parole e delle azioni di Francesco – tra cui il recente auspicio che la Chiesa possa presto guardare con maggior attenzione alla questione delle unioni civili – ha cominciato a creare quello che i gay cattolici qui descrivono come un embrionale spirito di accettazione.

A Firenze, un consiglio parrocchiale locale questo mese ha consentito a un gruppo di gay cattolici di tenere il suo primo incontro di preghiera pubblico all’interno di una chiesa cattolica. Analogamente, per la prima volta nella storia recente, a Roma, una parrocchia gestita dai padri gesuiti ha annunciato momenti di preghiera comunitaria, previsti nel mese di aprile, apertamente rivolti anche a gay e lesbiche nonché ai cattolici divorziati. Il volantino divulgativo della iniziativa raffigura in copertina papa Francesco e recita: “Così sperimentiamo la Chiesa come Casa. Per tutti”.

Ispirato dal questionario del Vaticano finalizzato a raccogliere opinioni relative alle questioni familiari, ed anche sulle coppie dello stesso sesso, in vista del prossimo Sinodo sulla famiglia, un delegato episcopale della diocesi di Padova ha tenuto una riunione lo scorso dicembre con un gruppo cattolico gay (il gruppo Emmanuele di Padova, ndt), riunione che parrebbe rappresentare una svolta. Luigi Pescina, portavoce del gruppo, ha riferito che durante la riunione è stato espressamente detto che i rappresentanti della Chiesa locale punteranno a “spogliarsi di pregiudizi e paure” per “aprire un rapporto di scambio e di arricchimento” con i cattolici gay locali.

I confini di un test
Più di tutto sono state le parole e le azioni del nuovo papa che hanno incoraggiato i sacerdoti italiani liberali a oltrepassare  i confini, come mai avrebbero fatto sotto Benedetto XVI.

Dalla sua postazione presso la millenaria parrocchia di Sant’Alessandro (a Giogioli di Scandicci, ndt), situata in collina, sopra i campi di ulivi della Toscana il reverendo Giorgio Mazzanti, ad esempio, ha da tempo battezzato i figli di genitori non sposati e offre l’Eucaristia ai fedeli divorziati.
Ma di recente ha stabilito anche un nuovo standard per i religiosi progressisti, autorizzando alcuni attori locali a mettere in scena Bent, l’opera del 1979 di Martin Sherman che racconta la persecuzione degli omosessuali nella Germania nazista.

Le quattro rappresentazioni, che hanno fatto il  tutto-esaurito, realizzate in una sala che ha una parete in comune con l’antica chiesa di questo paese – mettevano in scena due uomini che si innamorano nel campo di concentramento di Dachau. A un certo punto, i due protagonisti maschili si baciano.
“Mi sembrava fosse la cosa giusta da fare, per dare spazio a questo problema ora”, ha detto Mazzanti, 66 anni, parroco di lunga data a Sant’Alessandro. “L’atmosfera creata dal nostro nuovo papa, in un certo senso, ha reso ufficiale per noi mantenere la nostra porta più aperta”.

Una proposta di legge anti-discriminazione è attualmente in fase di stallo nel Parlamento italiano, ma nel frattempo i suoi firmatari e sostenitori si sono ritrovati a citare papa Francesco per controbattere agli interventi degli avversari politici.
Cosa forse ancora più importante, i gay cattolici dicono che le dichiarazioni di Francesco hanno iniziato a far leva sulle menti dei cattolici praticanti.
«I conservatori non hanno ancora cambiato le loro posizioni, ma vedo che sta iniziando ad accadere qualcosa grazie allo spirito accogliente del nuovo papa”, ha dichiarato Anna Paola Concia, la prima parlamentare italiana apertamente lesbica e ora consigliere speciale del Presidente del Consiglio dei Ministri in materia di diritti umani.
Papa Francesco – che da cardinale di Buenos Aires avversò ferocemente il matrimonio gay – ha scioccato molti nel luglio scorso, chiedendo: “Se qualcuno è gay e cerca il Signore e ha buona volontà, chi sono io per giudicare?”

Nelle ultime settimane, Francesco ha dato ulteriori segnali di interesse nei confronti della “frontiera”. In un’intervista di questo mese al quotidiano italiano Corriere della Sera, ha ribadito la posizione della Chiesa, ovvero che il matrimonio deve essere “tra un uomo e una donna”, ma è sembrato lasciare spazio anche ad altre forme di riconoscimento.
Pur avvertendo che il papa non è venuto “fuori e ha approvato” le unioni civili, il cardinale Timothy Dolan ha dichiarato al “Meet the Press” di questo mese che Francesco ha detto ai funzionari della Chiesa che “piuttosto che condannare in fretta” “si chiedano perché certe persone hanno richiesto le unioni civili”.

Una nuova era?
A breve distanza dal magnifico Duomo di Firenze, in una strada lontana dalla onnipresente folla di turisti, si trova la molto meno importante chiesa della Madonna della Tosse. La chiesa, che è una della manciata di parrocchie liberali presenti in Toscana, iniziò quietamente cinque anni fa a permettere ad un gruppo cattolico locale gay, Kairos, di utilizzare la sala parrocchiale per le riunioni mensili.

L’accordo, tuttavia, prevedeva che il gruppo mantenesse una certa riservatezza. Kairos non poteva, per esempio, utilizzare il nome o l’indirizzo della chiesa sul suo sito web.
Mentre questo mese, con la benedizione del consiglio parrocchiale, il gruppo ha tenuto il suo primo incontro di preghiera pubblica. L’incontro era aperto anche alle persone esterne al gruppo. I dettagli sono stati pubblicati sulla bacheca della chiesa.
“Può sembrare una cosa piccola, ma per noi, questo è importante”, ha detto Innocenzo Pontillo, coordinatore del gruppo nato 11 anni fa. “È come sentire la luce sul tuo volto. Queste sono cose che sarebbe stato impossibile fare prima di papa Francesco”.

I nuovi membri del gruppo, come Anna Maria – una donna lesbica di 35 anni che aveva troppa paura di essere riconosciuta per dare il suo cognome –, hanno finito per considerare i commenti del papa sull’omosessualità dello scorso luglio come un punto di svolta personale.
Anna Maria ha raccontato che sua madre, devota cattolica, l’ha chiamata dopo aver sentito la dichiarazione del Papa. Le due si erano allontanate da quando Anna Maria aveva detto a sua madre che era lesbica, un anno prima. “Ma quando mi ha chiamato, ha detto: “Se il papa non ti giudica, chi sono io per giudicarti?”.

I gay attivisti in Italia dicono che è troppo presto per dire se Francesco inaugurerà veramente una nuova era in questo paese. E per ogni sacerdote che sta partecipando all’apertura, ci sono probabilmente altri 20 che non lo faranno.
Un sacerdote toscano, per esempio, è recentemente diventato noto per la pubblicazione di condanne religiose di gay e lesbiche sulla sua pagina di Facebook.

Anna Berni, una devota di 72 anni di Sant’Alessandro (a Giogoli, ndt), per esempio, ha detto che non vede la necessità di una maggiore apertura verso gay e lesbiche.
“Quello che non sopporto è l’arroganza, l’imposizione della differenza”, ha detto. “Ci sono limiti per ognuno di noi. Stanno ribaltando la famiglia e la società, perché chi è diverso vuole più diritti”.

I sacerdoti, come don Giacomo Stinghi – l’ottantenne parroco della Madonna della Tosse –, rischiano un possibile richiamo da parte del  cardinale conservatore della regione Toscana. Ma finora, non è avvenuto. Ha raccontato che lui e altri sacerdoti liberali della zona hanno scritto al cardinale, in passato, chiedendo un approccio più accogliente (da parte della Chiesa cattolica fiorentina verso le persone omosessuali, ndt).
Il cardinale non ha mai risposto. “Ma ora”, ha detto, “il nuovo Santo Padre è andato oltre e ha risolto il nostro problema”.

Giulia Masieri (del gruppo Kairos), 32 anni, che riceve la Comunione durante la Messa tenuta da don Andrea Bigalli nella chiesa di Sant'Andrea a Firenze, Italia. Una delle parrocchie di Firenze che accoglie i gay cattolici. Foto di Alessandro Penso

Giulia Masieri (del gruppo Kairos), 32 anni, che riceve la Comunione durante la Messa tenuta da don Andrea Bigalli nella chiesa di Sant’Andrea a Firenze, Italia. Una delle parrocchie di Firenze che accoglie i gay cattolici.
Foto di Alessandro Penso

Testo originale: In Italy, gay Catholics feel the ‘Francis Effect’

Un pensiero su “Il gruppo Emmanuele sul Washington Post: «In Italia i gay cattolici percepiscono l’effetto Francesco»

  1. mi sentirò più sereno quando verrà un chiarimento in merito.Mi sento gay ma ho praticato sesso un paio di volte ma con scarso esito. E’ peccato e non lo fai liberamente, ti senti oppresso. Chiedo una prece grazie

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