Il ministro della famiglia annuncia l’esclusione delle associazioni gay dalla conferenza nazionale

di MARCO POLITI – Repubblica 8 maggio 2007
Il rabbino Luzzatto: no ai Dico, li riconoscono.
Grillini: razzista Family day, Bindi e Di Segni fanno infuriare gli omosessuali

ROMA – Giornata di rabbia per il movimento gay. Il rabbino Riccardo Di Segni scomunica le coppie omosessuali e il ministro della Famiglia Rosy Bindi le esclude dalla conferenza sulla famiglia. E così il clima all’avvicinarsi del Family Day si arroventa ancora di più.

Comincia il rabbino di Roma Di Segni, con un excursus teologico sulla rivista ebraica Shalom. Il rabbino suscita un vespaio perché afferma che i Dico sono una “prima forma di riconoscimento legale” delle unioni omosessuali, mentre il Talmud babilonese respinge i contratti nuziale tra maschi e a questo divieto sono posti “limiti ritenuti insuperabili”. Dunque pollice verso non alle convivenze in genere, ma specificatamente alle coppie omosessuali maschili. “Non tutto è moralmente accettabile”, sancisce Di Segni, indicando l'”omosessualità maschile”.

Replica furioso l’ulivista Franco Grillini parlando di inaccettabile “razzismo anti-omosessuale”. Forse, aggiunge, il rabbino ha dimenticato che nei lager nazisti accanto agli ebrei c’erano anche gli omosessuali. Altrettanto tagliente il commento di Enrico Ollari, presidente di Gaylib, associazione omosessuale di centrodestra: “In Israele è riconosciuta l’unione gay celebrata all’estero. E a Tel Aviv, oltre alle tasse e alle norme sul diritto ereditario, le coppie di fatto godono di tutti i privilegi riservati alle coppie eterosessuali”. Segue la provocazione: “Il rabbino preferirebbe israelizzare l’Italia o vaticanizzare Israele?”.

Ma poiché due esegeti ebrei, fanno tre opinioni, ecco intervenire l’ex presidente delle Comunità ebraiche italiane, Amos Luzzatto, con una posizione diametralmente opposta a Di Segni. “Non vedo in quale forma dobbiamo temere che questa legge possa influenzare la famiglia e il matrimonio ebraico – ha sostenuto – e nessuno pretende che siano riconosciuti nella “ketubba” ebraica matrimoni di omosessuali o altri tipi di matrimoni diversi dalla nostra tradizione”.

In realtà il rabbino Di Segni nel suo articolo allarga il discorso. A sua parere l’ebraismo italiano, adeguandosi troppo ai modelli di organizzazione della società non ebraica, rischia di estinguersi. E su questo allarme certamente si aprirà una discussione tra le comunità ebraiche.

Ad alzare la temperatura delle polemiche è calata sugli ambienti gay l’affermazione lapidaria del ministro Bindi, autrice con la collega Barbara Pollastrini del disegno di legge sui Dico: “Alla conferenza nazionale sulla famiglia, che si terrà a Firenze, non ho invitato le associazioni omosessuali, ma solo quella dei genitori di persone gay”. Reagisce amareggiata la diessina Anna Paola Concia del coordinamento Gayleft, contestando un accanimento anti-omosessuale: “Il ministro dice che non siamo famiglie, ma siamo rimasti gli unici in Europa a dire una cosa di questo tipo. Anche noi, invece, siamo famiglia”.

Sergio Lo Giudice, presidente dell’Arcigay, dà sfogo alla sua delusione: “Siamo alla Santa Alleanza omofobica. La risoluzione del parlamento europeo dello scorso 26 aprile contro l’omofobia aveva visto giusto condannando come atti omofobici i commenti discriminatori formulati da dirigenti politici e religiosi nei confronti degli omosessuali”. Grillini

Rosy Bindi si sente invece tranquilla: “So bene che questo causerà molte polemiche – ha detto – ma alla conferenza i destinatari delle legge sulle convivenze non sono legittimate a partecipare”.

Cresce la polemica intorno alla conferenza sulla famiglia
Il ministro della Solidarietà: “La mia partecipazione non è opportuna”
Gay, Ferrero contro la Bindi
“Esclusi a Firenze, io non vado”

ROMA – “Non condivido la scelta del ministro Rosy Bindi di non invitare le organizzazioni omosessuali al convegno nazionale sulla famiglia di Firenze. Ritengo pertanto che nemmeno la mia partecipazione sia opportuna”. Lo strappo del ministro della Solidarietà Paolo Ferrero fa rumore. Una netta presa di distanza che divide due ministri del governo. “I temi dei diritti di cittadinanza di tutti i cittadini al di là del loro orientamento sessuale e delle loro scelte di vita, avranno evidentemente altre sedi di discussione” spiega Ferrero. Che insiste: “Ritengo che la definizione di diritti certi ed esigibili per ogni cittadino, al di là che viva in famiglia o meno, a partire dai soggetti più deboli come i bambini o i non autosufficienti, sia il vero salto di qualità per costruire un welfare moderno”.

La decisione di Rosy Bindi di non invitare le associazioni omosessuali alla conferenza sulla famiglia, aveva già ieri creato polemica. La prima a reagire era stata la diessina Anna Paola Concia del coordinamento Gayleft: “Il ministro dice che non siamo famiglie, ma siamo rimasti gli unici in Europa a dire una cosa di questo tipo. Anche noi, invece, siamo famiglia”. Poi era stata la volta di Sergio Lo Giudice, presidente dell’Arcigay: “Siamo alla Santa Alleanza omofobica. La risoluzione del parlamento europeo dello scorso 26 aprile contro l’omofobia aveva visto giusto condannando come atti omofobici i commenti discriminatori formulati da dirigenti politici e religiosi nei confronti degli omosessuali”.

Reazioni che Rosy Bindi aveva commentato con tranquillità: “So bene che questo causerà molte polemiche ma alla conferenza i destinatari delle legge sulle convivenze non sono legittimate a partecipare”. E oggi la notizia della defezione di Ferrero che alza il tono delle polemiche anche all’interno del governo.

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