Il prof in classe: «Chi è gay dovrebbe farsi curare». È bufera: «Allontanatelo»

da Corriere.it del 19 gennaio 2013

In un Paese in cui la Corte di Cassazione ha appena indicato come «pregiudizio dannoso» l’idea che un bimbo possa crescere disturbato in una coppia gay, le convinzioni inculcate nei ragazzi da parte di un certo professore di religione potrebbero far pensare di essere tornati precipitosamente indietro. Accade a Venezia, liceo classico Foscarini, protagonista l’insegnante Enrico Pavanello, 49 anni, professore di religione (laico). Questo il pensiero che ha condiviso con i ragazzi: «Non si nasce gay, ma lo si diventa facendo una scelta precisa, pertanto chi si trova in queste condizioni, dovrebbe farsi curare». Apriti cielo: un ragazzo ha postato il Pavanello-pensiero su Facebook e il quotidiano on line Huffignton post l’ha messo tra le prime notizie. La discussione in classe era stata sollecitata dai ragazzi, che, attenti a quello che accade nel mondo e anche nel nostro Paese a ridosso dalle elezioni, più volte si sono trovati ad affrontare il tema dell’omosessualità collegata ai diritti: il matrimonio, i figli, la parità di condizioni delle coppie gay. Insomma i ragazzi sono curiosi, vogliono sapere e fanno domande. E le risposte del professor Pavanello hanno lasciato un po’ tutti basiti.

I fatti. Qualche giorno fa i ragazzi hanno chiesto al prof una discussione sui diritti delmondo gay completa di una storiografia legata all’omosessualità. Insomma, una lezione approfondita, come si deve. Il prof ci ha pensato qualche giorno e poi si è presentato in aula con un foglietto di carta scritto a mano in cui c’era tutta la sua ricerca, consegnata a ogni ragazzo in modo da iniziare la discussione. Si parte dalla pietra miliare del progressismo di sinistra, Friedrich Engels: «In un vecchio manoscritto mai pubblicato da Marx e me nel 1846 ho trovato queste parole: La prima distinzione del lavoro è quello tra uomo e donna per la riproduzione dei bambini». E questa è la prima giustificazione. Insomma, lo dicono anche i marxisti: sono le femmine che fanno i figli. E poi, dopo aver citato il sessuologo e biologo Alfred Kinsey e smentito, definendola «una bufala», la sua teoria del 10% (per il sessuologo statunitense una persona su 10 manifesta tendenze omosessuali), Pavanello analizza la particolarità delle relazioni gay e lesbiche: «Si può verificare qualcosa della cultura gender? brevità dei legami omosex, si sdogana la pedofilia (…), ci si apre alla poligamia, far-west per la fecondazione artificiale». In tutto ciò, arriva il consiglio: siete gay? Curatevi.

«Ma si curi lui – dice indignato il padovano Alessandro Zan, capolista del Veneto per Sel, gay dichiarato – Quest’uomo dev’essere allontanato dalla scuola, il malato è lui, è da criminali dare ai ragazzi queste spiegazioni, siamo al limite del nazismo, i ragazzi saranno più intelligenti di lui e capiranno sicuramente che essere gay non è una malattia. Mi aspetto dal preside una decisione immediata». L’episodio ha scosso le coscienze di molti studenti, sia su facebook che a scuola. E così i rappresentanti, informati dai loro compagni, hanno deciso di non lasciar passare l’episodio sotto silenzio. «Ci sentiamo delusi e indignati dalle parole del professore e chiediamo che abbia la decenza di scusarsi con i suoi studenti – affermano dalla Rete degli studenti medi di Venezia – si tratta di parole offensive, che possono essere molto pericolose poiché dette a ragazzi nel pieno sviluppo della propria sessualità, che potrebbero quindi sentirsi discriminati». Il preside del Foscarini, Rocco Fiano, ha scelto il no comment.

«Se la cosa sarà confermata prenderemo i provvedimenti necessari – dice invece Federico Andreolo, vicepreside del liceo – aspettiamo di avere tutti i dettagli, poi ci muoveremo». Una scelta di cautela, che lascia ancora aperta la questione. «Stiamo facendo un lavoro nelle scuole, proprio in senso opposto – spiega Gianfranco Bettin, assessore alle politiche giovanili del Comune di Venezia – esistono ancora forme di discriminazione pesanti tra gli studenti ma esiste anche, purtroppo, molta ignoranza tra i docenti. Alcuni di loro, evidentemente, come nel caso di questo professore, sono campioni assoluti di discriminazione».

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