Il separato delle prime nozze gay: «Voglio sposarmi di nuovo»

da Corriere.it del 16 maggio 2012

di Marco Gasperetti

«Differenze? Nessuna. Abbiamo vissuto più di dieci anni come una coppia innamoratissima, prima da fidanzati, poi da “sposati”. Ecco, forse l’unica diversità sta racchiusa tra quelle virgolette della parola sposati».

Alessio de Giorgi e Christian Panicucci

Alessio de Giorgi e Christian Panicucci.

Alessio De Giorgi, 43 anni, pisano, direttore del portale Gay.it racconta, dieci anni dopo, quello «strano» matrimonio che fece scandalizzare mezza Italia. Era il 21 ottobre del 2002, Alessio aveva 33 anni e con il compagno Christian Panicucci (lui di anni ne aveva due di più), imprenditore, pronunciarono il loro fatidico «sì» nella sede del consolato di Francia a Roma e furono uniti con il «rito» amministrativo (ma valido solo Oltralpe) del Pacs, il Patto civile di solidarietà. La loro unione divenne il simbolo dei diritti e dell’orgoglio gay, il parlamentare Franco Grillini, testimone della coppia, presentò una proposta di legge, i media affrontarono il tema in prima pagina, l’Italia si divise. Loro, mentre infuocava la polemica, volarono in Australia per il viaggio di nozze.

«E dopo tutta questa confusione quando tornammo sapete che cosa successe? Che come d’incanto tutte le dispute svanirono – racconta De Giorgi – e io e Christian avemmo la sensazione di essere andati avanti negli anni. Se i benpensanti della politica tuonavano, i moralisti facevano le prediche, la gente comune ci accettava come una famiglia, ci diceva che era bello vederci così innamorati, ci rispettava, ci comprendeva e a volte ci invidiava, persino. Una volta andammo a fare acquisti in un grande magazzino. I commessi ci riconobbero e improvvisarono una piccola festicciola. Fu commovente pensando a quanta omofobia esisteva ancora». Anche Christian Panicucci ricorda quegli anni formidabili con «sublime nostalgia». Oggi è un single di 55 anni, è titolare di un locale a Torre del Lago e combatte come un leone la sclerosi multipla. «Sto su una carrozzina e aspetto un’altra anima gemella – dice – perché mi piacerebbe replicare quell’esperienza d’unione. Straordinaria, da consigliare a chiunque, gay e non gay. Anche per la sua normalità, se così si può dire».

Già, la normalità. Cinque anni vissuti come una coppia qualunque in una casa con giardino nel centro di Pisa. «Non potevamo avere figli – continua Alessio – ma per il resto con le stesse dinamiche». E le stesse crisi. Quella del «settimo anno» compresa. Tra Alessio e Christian arrivò due anni prima, nel 2007. I motivi? Identici a quelli di tante coppie. Dopo un po’ di tempo da single, Alessio tre anni fa ha deciso di formare un’altra famiglia. «Stavolta con Lorenzo, il mio amore, un bravo ragazzo italo-canadese. Stiamo bene insieme e abbiamo un sacco di progetti. Un nuovo matrimonio? Ci stiamo pensando. In Canada le unioni gay sono legali e identiche a quelle etero».

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