In Messico, i gay credenti chiedono il matrimonio. Col sostegno del vescovo di Saltillo

da Adista del 9 luglio 2011

SALTILLO-ADISTA. «Vogliamo proporre, al di là del patto civile (che regola le unioni omosessuali), migliorie e facilità negli ambiti dell’adozione e della sicurezza sociale, nonché cambiare il nome di patto civile in matrimonio». Rivolta al nuovo Parlamento e al nuovo governatore dello Stato messicano di Coahuila, la richiesta è stata avanzata dal gruppo di gay credenti di Saltillo, San Elredo, fregiandosi del sostegno ormai consueto del vescovo locale, mons. Raúl Vera López. Appoggio confermato nel marzo scorso, quando il vescovo ha partecipato all’inaugurazione del IV Foro della diversità sessuale, familiare e religiosa, organizzato dal gruppo al fine di «sradicare il pregiudizio che gli atti d’amore omosessuali siano contrari alla volontà di Dio». «Nella dottrina della Chiesa – aveva detto Vera López in quell’occasione – nel Vangelo non si definisce peccato l’omosessualità. Sono opinioni, ma non è il Vangelo». È erroneo, ha aggiunto, quel pensiero della Chiesa che considera cattivo il sesso e tutto ciò che ha a che vedere con l’omosessualità: «Non è così»; «la Chiesa guarda all’integralità della persona, non ad un aspetto», tant’è vero che nel mondo ci sono ministeri e missionari dediti alla pastorale per le persone omosessuali. Forse è una novità per il Messico, ma a Saltillo il gruppo San Elredo ha un assistente spirituale, p. Robert Coogan. Il quale, contattato dall’agenzia AciPrensa (22/6), ha dichiarato: «Abbiamo un forte appoggio da parte del vescovo», anche se «l’unica risposta che offre il Catechismo è dire agli omosessuali che vivano il celibato»: cosa a suo avviso «non appropriata».

Sono ricorrenti gli attacchi a mons. Vera per il suo attivo contributo a superare l’omofobia: «Attacchi ben noti», dal «terribile sapore omofobo», ha commentato lo stesso vescovo che però non intende rispondere direttamente alle accuse. Nessuna osservazione ha avanzato, per esempio, sulla richiesta rivoltagli da Natalia Niño, presidente dell’associazione Familias Mundi, di rompere i legami con la comunità San Elredo. «Questo gruppo – afferma Natalía Niño – propone uno stile di vita apertamente omosessuale, sostenendo matrimonio ed adozione gay. La nostra critica non ha nulla a che vedere con le persone singole, con la loro dignità e i loro diritti. La dottrina della Chiesa però è opposta ai loro insegnamenti, e per questo chiediamo che vengano interrotti i rapporti tra la diocesi e la comunità».

La proposta del gruppo San Elredo non è affatto peregrina in Messico. A marzo del 2010, il Parlamento ha varato una legge che equipara l’unione civile fra gay al matrimonio, norma valida tuttavia solo per la capitale messicana, dove nei successivi 365 giorni sono convolati a nozze 367 gay e 333 lesbiche. (eletta cucuzza)

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>