Incontro all’Arcigay, dietrofront del Vescovo: «non sdogano nessuno»

18 ottobre 2007 L’Unità – di Giuseppe Di Teresa
Grosseto, monsignor Agostinelli cancella la visita per «nervosismo mediatico: non faccio il cavallo di Troia»

NON EXPEDIT, letteralmente significa «non conviene». Il fermo divieto – quando tutto era stato organizzato già da tempo – è arrivato probabilmente ieri mattina da oltre Tevere al vescovo di Grosseto, Franco Agostinelli, che si accingeva a visitare la sede del circolo grossetano dell’Arcigay, nell’ambito degli incontri stabiliti per la visita pastorale alla città. Nel 2007 le aperture alla comunità gay, nelle sacre stanze suscitano evidentemente la stessa allergia che spinse Pio IX ad impedire ai cattolici la partecipazione alla vita politica del neonato stato Italiano.

Il monsignore maremmano ha negato fermamente che l’incontro sia stato annullato, come riferito da Arcigay, «per non meglio precisati ordini da Roma». «Nei miei due anni di vescovo a Grosseto – ha dichiarato Agostinelli – ho incontrato persone di tutti i tipi. E gli omossessuali hanno avuto le porte aperte sempre. Ma non c’è mai stata una tv dietro. Sono sempre disposto ad incontrarli, ma a telecamere spente».

Tuttavia, l’argomentazione del «nervosismo mediatico intorno alla visita», utilizzata dal vescovo per far saltare l’incontro, appare una forzatura. «La visita al circolo Leonardo – spiega il presidente dell’Arcigay grossetana David Buzzetti – era stata proposta dal vescovo stesso». Ieri mattina tutti i giornali locali ne parlavano, riportando dichiarazioni aperturiste di Agostinelli. Era del tutto chiaro, pertanto, che la cosa avrebbe avuto un risalto mediatico.

Evidentemente è scattato l’alt della Conferenza Episcopale e del Vaticano, con la contromossa diplomatica di proporre un incontro in “terra consacrata”, nella parrocchia di San Giuseppe. «Noi però – dichiara Buzzetti – non ci siamo resi disponibili, perchè troviamo imbarazzante questo repentino ripensamento riservato esclusivamente alla nostra associazione».

Il problema è chiaramente quello del riconoscimento ‘diplomatico’ del mondo gay come interlocutore della chiesa. «Il mio gesto – ha dichiarato Agostinelli – andava nel senso dell’accoglienza, non della strumentalizzazione o del riconoscimento di Arcigay. Io non giudico nessuno, ma non sono d’accordo con le ostentazioni e non facci oil cavallo di Troia per nessuno: non posso e non voglio dare a questa associazione alcun riconoscimento».

L’Arcigay grossetana rimane dispiaciuta di questo incidente. «Per noi – spiega Buzzetti – è un’occasione sprecata. Tuttavia, rimane la stima per il vescovo di Grosseto, e apprezziamo il tentativo che ha fatto per aprire il dialogo con il mondo Glbt, chiedendoci ufficialmente un incontro, che evidentemente qualcun altro ha visto come un pericolo».

«L’annunciata visita alla nostra sede locale da parte del vescovo – ha sottolineato Aurelio Mancuso, presidente nazionale di Arcigay – era sicuramente un gesto di grande rispetto nei nostri confronti proveniente dal mondo cattolico. Il fatto che la stessa diocesi abbia ricevuto ordini vaticani perchè questa visita non avvenga non fa che aumentare il distacco fra Roma e le sue chiese locali. La cosa non ci stupisce più di tanto, ma vogliamo ringraziare comunque Agostinelli per la proposta iniziale che ci ha fatto e siamo solidali con lui per essere costretto a seguire imposizioni non del tutto in linea col suo pensiero».

«Da parte della curia ci è stata chiesta – spiega Davide Buzzetti presidente di Arcigay “Leonardo Da Vinci” di Grosseto – la disponibilità a salvare le apparenze e spostare l’incontro al di fuori del nostro circolo. Noi però non ci siamo resi disponibiliperché troviamo imbarazzante questo repentino ripensamento riservato esclusivamente alla nostra associazione. Anzi faremo di più. Aspetteremo Agostinelli fino all’ultimo sperando che il vescovo segua la sua coscienza e faccia ciò che ritiene più corretto. Per noi questa è una occasione sprecata».

Da Gionata News

Era un bel segno quello che aveva voluto dare il Vescovo di Grosseto chiedendo di andare in visita pastorale anche presso la sede dell’arcigay grossetana. Ma quello che doveva essere un incontro di conoscenza si è trasformato presto in qualcosa di più è perciò alla fine è saltato. Ecco le dichiarazioni fatte a caldo dai protagonisti che affianchiamo, non a caso, a quelle di un Vescovo d’eccezione che, ancora oggi, continua a parlare a ognuno di noi…

«Io non faccio il cavallo di Troia per nessuno: un conto è l’accoglienza e un altro il riconoscimento, io non posso e non voglio dare a questa associazione alcun riconoscimento». Con queste motivazioni il vescovo di Grosseto mons. Franco Agostinelli ha commentato l’annullamento della visita pastorale che era in programma Mercoledì 17 Ottobre 2007 nella sede dell’Arcigay. «Se un singolo, anche omosessuale, verrà da me troverà sempre le porte aperte» a continuato Agostinelli, «Ma in questo polverone mediatico è meglio che non ci sia alcun incontro, sarebbe strumentalizzato. Oggi non c’è il clima per andare da loro, ma potrà esserci in un altro momento», ha concluso il Vescovo.

A noi credenti, omosessuali e non, non resta che dire grazie a mons Agostinelli e all’arcigay di Grosseto per averci provato a “incontrasi”. Come credenti non ci resta che continuare a camminare ricordando le parole di mons. Antonio Bello che diceva «Sì, il processo di conversione a cui ci chiama costantemente il Vangelo deve cominciare da voi. Se voi riuscirete a liberarvi dalla rassegnazione, se riporrete maggiore fiducia nella solidarietà, se la romperete con lo stile pernicioso della delega, se non vi venderete la dignità per un piatto di lenticchie, se sarete così tenaci da esercitare un controllo costante su coloro che vi amministrano, se provocherete i credenti in Cristo a passare armi e bagagli dalla vostra parte, non tarderemo a vedere i segni gaudiosi della risurrezione. E anche per la Chiesa verranno tempi nuovi».

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