La chiesa accompagna e non giudica. Ok dei luterani alle benedizioni di coppie gay

da Adista del 28 maggio 2011

ROMA-ADISTA. Una boccata d’ossigeno per i credenti omosessuali italiani. O, almeno, per quelli appartenenti ai circa 7mila cittadini di confessione luterana. La Celi (Chiesa Evangelica Luterana in Italia), riunita nel consueto Sinodo annuale – che si è celebrato quest’anno a Roma, tra il 12 e il 15 maggio – ha approvato la relazione della Commissione sinodale in merito alle benedizioni per le persone, etero o omosessuali, che vivono forme di «comunione di vita particolari». Ne dà notizia il comunicato del 14 maggio dall’esplicito titolo: Sinodo della Celi. Via libera alla benedizione di persone etero ed omosessuali in varie forme di comunione di vita. «Compito di una Chiesa – dichiara subito il sottotitolo – è quello di accompagnare le persone in tutti i modi di vivere. Con la benedizione di Dio le persone possono sentirsi creature amate e accettate indipendentemente dal giudizio altrui».

Nel comunicato, Christiane Groeben, presidente del Sinodo e della Commissione sinodale che ha redatto la relazione approvata, chiarisce questa «piena accettazione» delle “unioni di vita”, anche omosessuali: «La molteplicità dei modi di vivere e delle relazioni che si conoscono oggi è conseguenza della fragile esistenza umana. Uomini e donne sono alla continua ricerca di forme di relazione stabili e sostenibili. Il matrimonio rappresenta una forma centrale fra queste. Oltre al matrimonio esistono però altri modi di vivere la sessualità in maniera responsabile. Anche l’omosessualità è una delle espressioni della sessualità e gli omosessuali non inventano il loro orientamento, ma lo trovano. E il compito della Chiesa è quello di accompagnare le persone in tutti i modi di vivere, siano esse etero o omosessuali». Ai fedeli viene chiesto solo di garantire responsabilmente la qualità del rapporto di coppia – fondato cioè sulla «volontà, continuità, fiducia e assenza di violenza» – e l’appartenenza consapevole alla comunità dei fedeli, che esprime il proprio consenso tramite i suoi vertici.

Il Sinodo ha così riconosciuto ufficialmente che l’esistenza di forme di relazione diverse da quelle tradizionalmente codificate deve essere accettata anche dalle Chiese, che hanno il dovere precipuo di preservare la comunione e di accompagnare i fedeli nel loro cammino di fede. Questa distinzione netta tra comportamento e persona è chiarita da Holger Milkau, decano della Celi: «Non si tratta di benedire comportamenti e relazioni umani, ma di incoraggiare e rafforzare le persone nel proprio percorso di vita per percepire quest’ultima con gratitudine. La benedizione all’inizio del cammino comune deve donare a queste coppie la forza di vivere il loro rapporto in maniera eticamente responsabile e con il sostegno di Dio. La Bibbia ci insegna che l’azione di Dio, la sua benedizione, è più forte della paura e della morte e questo vale per tutti incondizionatamente, a prescindere dal loro modo di vivere, dall’essere etero o omosessuali».

La posizione espressa dal Sinodo – in continuità con le aperture del precedente Sinodo (Verona, 30 aprile – 3 maggio 2010), che stabiliva il principio di uguaglianza nell’accompagnamento di ogni coppia (v. Adista n. 41/10), e «nel solco del processo che è stato avviato nel 2007 dalla Flm (Federazione Luterana Mondiale), con il documento di Lund matrimonio, famiglia e sessualità» – si correda di due importanti corollari: innanzitutto, «l’interpretazione spesso acritica, o peggio strumentale al rafforzamento di un pregiudizio, delle Scritture: perché, se è vero che in alcuni passi la Bibbia condanna nettamente l’omosessualità, il concetto d’omosessualità di quel tempo, spesso sinonimo di prostituzione cultuale pagana e idolatria, è completamente diverso da quello attuale con cui oggi si indica l’orientamento di individui liberi, con pari diritti e che vivono la propria sessualità in maniera responsabile». In secondo luogo, la Celi riconosce l’importanza della ricerca scientifica, riassunta dalla «posizione dell’Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità), che concorda nel negare l’omosessualità quale forma malata di sessualità». (giampaolo petrucci)

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