La diocesi di Westminster apre le porte alla comunità gay

Adista Notizie n.23 del 24 Marzo 2007

L’arcidiocesi di Westminster ha deciso di celebrare una messa specificamente rivolta alla comunità Lgbt (lesbica, gay, bisessuale e transessuale) di Londra: la prima e la terza domenica di ogni mese, la chiesa di Nostra Signora dell’Assunzione, nel cuore del quartiere di Soho, uno dei centri della vita notturna londinese e considerato il gay village della città, accoglierà in maniera particolare i “cattolici omosessuali, insieme ai loro genitori, parenti e amici” in una celebrazione che – tiene a precisare la diocesi – rimarrà comunque “aperta a tutti”.

L’iniziativa arriva dopo un dialogo avviato negli ultimi mesi dall’arcidiocesi con rappresentanti del gruppo Soho Masses Pastoral Council (Smpc) che dal luglio 2005, ospite di una vicina chiesa anglicana, organizza messe per la comunità cattolica Lgbt.

“Gioiamo”, si legge in un loro comunicato, “che venga riconosciuto il nostro diritto ad un posto al banchetto di Cristo, dove il pane è spezzato e il vino è versato non solo per alcuni, ma per tutti”. “È bello essere a casa”, ha detto p. Shaun Middleton durante l’omelia della prima messa, il 4 marzo.

Nell’annunciare l’iniziativa, il card. Cormac Murphy-O’Connor, arcivescovo di Westminster – che non ha partecipato in prima persona alla discussioni con i rappresentanti della comunità Lgbt, guidate dal responsabile per gli affari pastorali mons. Bernard Longley –, pur riconoscendo i “particolari bisogni pastorali” della comunità Lgbt, ribadisce in toto la dottrina cattolica nei confronti dell’omosessualità e aggiunge che “la celebrazione della messa non dovrà essere usata per promuovere alcun tipo di cambiamento nella dottrina della Chiesa, o di ambiguità nella sua interpretazione”.

Le precisazioni e le cautele del cardinale non nascondono, però, la novità dell’iniziativa che è stata infatti riconosciuta dal Smpc, che – pur segnalando i limiti dell’atteggiamento della Chiesa – parla di una “cornice in cui la Diocesi può lavorare più costruttivamente, onestamente e collaborativamente con i cattolici Lgbt” per il loro “sviluppo pastorale, spirituale e di fede”.

In particolare, è importante che il personale dell’arcidiocesi abbia scelto il “metodo ecumenico di adottare i termini che le comunità usano per parlare di se stesse”, con il riconoscimento, anche nella dichiarazione del cardinale, della “validità del vocabolario Lgbt”.

L’iniziativa ha, come era prevedibile, suscitato vivaci proteste negli ambienti conservatori della Chiesa.

John Haldane, un consultore del Pontificio Consiglio per la cultura che insegna filosofia all’Università di St. Andrews, ha preso carta e penna per denunciarne, sulle colonne del settimanale Tablet, i rischi. Le messe per la comunità di cattolici Lgbt, scrive Haldane, implicano il riconoscimento degli interessi di una parte e portano alla confusione e allo scandalo dei fedeli, oltre a scoraggiare coloro che, “pur con inclinazioni omosessuali, cercano di vivere in accordo con gli insegnamenti della Chiesa senza privilegi speciali”.

E rischiano, inoltre, di compromettere l’integrità della celebrazione eucaristica, perché “molti dei membri del Smpc mi sembra partecipino alla vita sacramentale della Chiesa a modo loro” e non in fedeltà ai suoi insegnamenti.

Fonti dell’arcidiocesi di Westminster fanno sapere che, pur in assenza di una conferma ufficiale, è “molto probabile” che il testo finale del comunicato con cui il card. Murphy-O’Connor annuncia l’iniziativa abbia ricevuto l’approvazione, almeno informale, della Congregazione per la Dottrina della Fede, ma smentiscono anche che questa sia stata concessa solo dopo numerose modifiche al testo come riportato dalla stampa britannica.

Alessandro Speciale

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