La diocesi di Westminster interviene sulle messe gay. Per difenderle.

da Adista del 24 marzo 2012.
articolo di Valerio Gigante

LONDRA-ADISTA. Sono ormai cinque anni che la parrocchia dell’Assunta e S. Gregorio, nella diocesi di Westminster (una delle due diocesi in cui è diviso il distretto londinese), ha avviato un progetto pastorale rivolto ai cattolici di orientamento omosessuale, in accordo con la diocesi e con l’arcivescovo, mons. Vincent Gerard Nichols, che è anche presidente della Conferenza episcopale di Gran Bretagna. La parrocchia si trova nel centro di Soho, quartiere di Londra in cui vivono molti omosessuali. Per molti anni i gay cattolici del quartiere erano soliti riunirsi nella vicina parrocchia anglicana di Sant’Anna. Poi il parroco, Seamus O’Boyle, capì che era giunto il momento di accoglierli anche nella Chiesa cattolica. Dopo alcune difficoltà ed una serie di consultazioni informali con Roma, giunse il placet, a patto che le celebrazioni e le attività non divenissero strumenti per contestare apertamente il Magistero della Chiesa. Per diverso tempo il compromesso ha tenuto, nonostante un gruppetto di cattolici tradizionalisti si riunisca dinanzi alla chiesa per recitare un “rosario di riparazione”. Avviene durante le Soho Masses, messe celebrate la prima e terza domenica del mese, alle 5 del pomeriggio, divenute particolarmente celebri perché ad esse sono espressamente invitati cattolici lgbt, i loro genitori, le loro famiglie.

Recentemente, la pubblicazione online di un video che ritrae un passaggio della messa ha suscitato un vespaio di polemiche, in Inghilterra e non solo. In realtà, nel video non si vedono che alcuni fedeli omosessuali, abbigliati in modo vivace e colorato, in preghiera durante la celebrazione. Ma è bastato questo a rinfocolare, soprattutto sul web, le polemiche sulla legittimità dell’iniziativa.

Polemiche cui ha risposto lo stesso Nichols, con una lunga nota diffusa il 28 febbraio scorso, in cui «conferma l’intenzione e lo scopo» della decisione presa nel 2007, quando l’arcivescovo era il card. Cormac Murphy O’Connor. Nichols rileva inoltre che la Chiesa «rifiuta di considerare la persona puramente come un “eterosessuale” o un “omosessuale”» e sottolinea che ognuno ha la stessa identità fondamentale: «Essere creatura e, per grazia, figlio di Dio, erede della vita eterna». Da parte sua, il consiglio pastorale delle Soho Masses, il gruppo cioè che organizza la pastorale per le persone lgbt nella parrocchia dell’Assunta, ha ricordato come «un numero crescente di cattolici lesbiche, gay, bisex e trans che erano stati allontanati dalla Chiesa, sia ritornato alla comunione con la testimonianza coraggiosa della Diocesi per la dignità di tutte le persone» attraverso le Soho Masses: sono «un ambiente caldo, ed un occasione gioiosa e inclusiva per condividere in comunione con l’altro, con le nostre famiglie e amici, e con tutta la Chiesa, la certezza che anche noi (lesbiche, gay, bisex e trans), abbiamo il nostro posto al mensa del Signore». Per questo, conclude il consiglio pastorale, «vogliamo esprimere la nostra gratitudine ai tanti sacerdoti e ai laici della diocesi, e a tanti altri, che hanno sostenuto e continuano a sostenere questo ministero».

L’ombra lunga del Big Ben

Anche in Italia qualcosa si muove. Mentre la Corte di Cassazione (15/3) ha sancito la necessità di garantire parità di trattamento alle coppie omosessuali che si sono sposate nei Paesi Ue, anche nella Chiesa diverse parrocchie e qualche diocesi, timidamente ma progressivamente, hanno cominciato ad aprire (o stanno per farlo) percorsi pastorali per le persone lgbt (vedi l’ampio dossier realizzato da Adista sul n. 93/11). Il 17 marzo a Milano c’è stato un incontro su “Famiglia e famiglie” promosso da una rete di realtà locali di base (il Gruppo Promozione Donna, Il Graal, la Comunità ecclesiale di S. Angelo, Noi Siamo Chiesa, i preti operai della Lombardia, il Centro Helder Camara, la Rosa Bianca, il gruppo del Guado-credenti omosessuali) per discutere, al di fuori del conformismo che spesso caratterizza questi temi, sulla reale situazione della famiglia oggi e sul concetto stesso di “famiglia”, e anche per dare un contributo “dal basso” al VII Incontro mondiale delle famiglie, che si terrà proprio a Milano, dal 30 maggio al 2 giugno 2012, con la presenza di Benedetto XVI.

Altra iniziativa di notevole rilievo sul fronte dei gay credenti è il II Forum dei cristiani omosessuali italiani (Fcoi), che avrà luogo da venerdì 30 marzo al 1 aprile 2012 ad Albano Laziale (Roma). Parteciperanno al Forum donne e uomini cristiani omosessuali, provenienti da 15 regioni italiane, insieme alle delegazioni di 18 gruppi di credenti omosessuali e ai volontari del progetto Gionata (www.gionata.org) e di NoemiForum. In quell’occasione saranno presentati anche i risultati del Rapporto sui gruppi di cristiani omosessuali e il dialogo con le Chiese (anno 2011-2012). L’idea del Rapporto è nata durante la fase preparatoria del Forum, quando i gruppi di credenti omosessuali hanno convenuto che era utile conoscere il “grado di dialogo” che ogni singolo gruppo ha instaurato con la comunità cristiana di appartenenza, sia a livello di Curia che rispetto alle parrocchie presenti sul territorio e i vari gruppi ecclesiali. I risultati di quest’indagine aiuteranno a fotografare la situazione attuale per programmare future iniziative. Ma serviranno anche a fornire a quanti cercano contatti con i gruppi dei credenti omosessuali dati attendibili circa il livello di apertura, dialogo e collaborazione raggiunti dalle realtà ecclesiali locali.

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